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Televisione

Franca Leosini: “Storie maledette? Tutti possiamo viverle, la differenza è in un dettaglio”

Franca Leosini e le storie maledette, la giornalista e conduttrice napoletana ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’

Franca Leosini: “Storie maledette? Tutti possiamo viverle, la differenza è in un dettaglio”. La giornalista e conduttrice di ‘Storie maledette’, trasmissione che si occupa delle inchieste giudiziarie italiane che hanno fatto più scalpore, ne parla in una intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’.

Chi commette atrocità si pente davvero nel profondo?
«Difficilmente queste persone — uomini e donne — dicono mi sono pentito, ma se tornassero indietro non farebbero quello che hanno fatto. Gli interlocutori sono persone che a un certo punto della loro vita sono cadute nel gorgo di una maledetta storia. Non sono professionisti del crimine, sono persone che passano da una normale quotidianità all’orrore di un gesto che non gli somiglia, c’è sempre grande distanza tra l’azione compiuta e la loro realtà umana, sociale, personale. Va detto che il rimorso molto spesso è anche dedicato a loro stessi, perché sono persone che si sono distrutte la vita».

Franca Leosini: “Storie maledette? Tutti possiamo essere i protagonisti”

Cosa ha capito della banalità del Male?
«Ho capito che ognuno di noi può essere candidato a diventare protagonista di una maledetta storia, forse siamo solo più fortunati, abbiamo un sistema nervoso più forte: il rischio di svoltare quell’angolo determinante per la nostra e la altrui vita lo corriamo tutti. Il cuore di tutti può diventare di tenebra».

Sta lavorando a un nuovo progetto, «Che fine ha fatto Baby Jane?», che dovrebbe arrivare in primavera su Rai3. Di cosa si tratta?
«Ho rubato il titolo a un vecchio film che non ho visto ma che corrisponde alla realtà del programma: prendo in esame e ricostruisco la storia di alcuni dei personaggi protagonisti di storie maledette per vedere che cosa ne è stato di loro, qual è la loro realtà adesso, dopo che hanno scontato la pena o sono in articolo 21 (ovvero assegnati a un lavoro all’esterno del carcere). Hanno ottenuto il cosiddetto perdono sociale? Come vivono, qual è il loro percorso, cosa ne è di loro? La società non è così generosa come si pensa, il perdono è piuttosto affare da preti e cardinali».

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