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Spettacolo

Cannavacciuolo: “Donne? Quando cucinano è finita per i maschi. Di Maradona un aspetto non potete capire”

Antonino Cannavacciuolo sulle donne in cucina e non solo: l’intervista a ‘Il Fatto quotidiano”

Cannavacciuolo: “Donne? Quando cucinano è finita per i maschi. Di Maradona un aspetto non potete capire”. Lo chef napoletano si racconta in una intervista rilasciata a ‘Il Fatto quotidiano”. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Partiamo da Antonino Chef Academy: che edizione è stata?
“Molto buona. Sapevamo dove migliorare e abbiamo alzato il tiro con prove più difficili anche per far capire cos’è davvero la cucina. Sì, c’è lo show e ci sono le telecamere ma dietro c’è sempre impegno e grande determinazione”.

[…] La sua accademia ribalta lo stereotipo della cucina in tv: non si urla, non si lanciano piatti, non si insultano i concorrenti. Somiglia a ciò che accade a Villa Crespi?
“Certo. Per carattere e indole personale voglio che la mia brigata sia sana, che si diverta lavorando. E poi amo il silenzio in cucina, la meditazione: dobbiamo regalare emozioni a chi mangia da noi, con la rabbia e le urla il piatto non arriva pulito e noi non raggiungiamo l’obiettivo. Più l’atmosfera è serena e concentrata meglio è: basta una sbavatura, un po’ di sale in più e si esce sui giornali con una critica feroce. I cazziatoni al massimo li faccio a fine servizio”.

[…] C’erano solo tre donne su dieci concorrenti in questa edizione: perché?
“Non c’è nessun intento maschilista, semplicemente si presentano in poche ai casting. Io mi auguro di riuscire a formare una classe di dieci donne. Viva le donne, sempre: quando cucinano, è finita per i maschietti”.

Cannavacciuolo: “Solo 3 donne all’Accademia? Pochi curriculum”

Una cosa colpisce di questi ragazzi: sono giovanissimi ma sembrano già molto determinati. Lei era così alla loro età?
“No, lo ero già da molto prima. A 23 anni ho aperto Villa Crespi. Ho iniziato da adolescente, a 13 anni, e dopo tre o quattro avevo già il mestiere tra le mani, nel senso che ero un bravo esecutore. A 17 si puntava su di me, a 19 lavoravo in un cinque stelle e la prima settimana il mio capo partita era andato in ferie e io venni chiamato a prendere il suo posto”.

[…] Se sua figlia Elisa le dicesse «papà, voglio fare la chef», cosa risponderebbe?
“I miei figli possono fare ciò che vogliono. A 45 anni ho capito che incaponirsi serve solo a fare danni. Se la devono disegnare da soli la loro la vita”.

Lei è l’opposto del cuoco star: non ha tatuaggi, non ha fama da divo, non provoca per esserci. Un vizio ce l’avrà?
“Forse qualcuno, ma quelli li conoscono solo mia moglie e la mia famiglia”.

A proposito di sua moglie: che ruolo gioca nella gestione del suo successo?
“Cinzia è una grande donna, ci bilanciamo in tutto e c’è una condivisione totale degli obiettivi della nostra vita. Quanto al successo, lo vivo con assoluto distacco”.

[…] La scorsa settimana è stata presentata la Guida Michelin 2021. Da mesi i bookmakers davano per certa la terza stella per Villa Crespi e invece non è arrivata: c’è rimasto male?
“Sarei falso a dire il contrario. Dal 2010 se ne parla e invece anche quest’anno è un nulla di fatto. Ma dopo ventidue anni a Villa Crespi non ho perso l’entusiasmo e la voglia di migliorare: guardo avanti penso che prima o poi arriverà”.

Cannavacciuolo: “Donne in cucina? Quando ci sono loro è finita per i maschi”

Che impressione le ha fatto l’uscita dalla guida di un grande come Davide Scabin?
“Non so come sia andata, dunque non giudico. Ma penso che Scabin sia tra i tre migliori chef d’Italia: la sua testa ce l’hanno pochi, faceva vent’anni fa cose che in molti fanno adesso. Lo stimo molto e tra qualche giorno lo chiamerò”.

[…] Non posso non chiederle della morte di Maradona. Che cosa ha rappresentato per lei?
“Ho avuto la sensazione di aver perso qualcuno di caro, di vicino a me. Forse chi non nasce e vive a Napoli non può comprendere questo lutto così forte: quando giocava e vinceva con il Napoli, regalava attimi di felicità, faceva scomparire i problemi di tutta la città. Maradona è stata la nostra rivincita, l’urlare “noi c’abbiamo Maradona” era qualcosa di incredibile. Me lo ricordo ancora quando avevo dieci anni e mio zio mi portò allo stadio a vedere il Napoli: “Guardalo bene, quello è Maradona””.

Nel 2006 venne da lei a sorpresa a Villa Crespi: tre giorni indimenticabili, tra spaghetti alla genovese e l’assalto dei fan.
“Mi chiamavano i giornalisti da mezza Italia e io rispondevo a tutti: “Ma no, figurati, è una bufala, non è qui”. Diego mi aveva chiesto di non dire della sua presenza e io rispettai la sua privacy. Quando si venne a sapere che effettivamente era mio ospite, in mezz’ora c’era la folla di gente davanti ai cancelli”.

Il ricordo più intimo?
“Di una persona buona, di cuore. L’unico strappo alla regola che mi concessi fu sedermi al tavolo con lui: prima di allora avevo cenato una sola volta a Villa Crespi, il giorno del mio matrimonio, e non mi ero mai seduto a tavola con un cliente. Ma lui era speciale, era Maradona, il mio idolo”.

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