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Cinema

Cristina Donadio: “Scianel mi ha salvato la vita ma ho pianto tanto. Cancro? Un aspetto è terribile”

Cristina Donadio su Scianel e il cancro: l’intervista a ‘Vanity Fair’

Cristina Donadio: “Scianel mi ha salvato la vita ma ho pianto tanto. Cancro? Un aspetto è terribile”. L’attrice parla della sua esperienza con il cancro in una intervista a ‘Vanity Fair’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

«Ogni volta così che mi è successa una cosa bella, subito dopo ne aspettavo una brutta. Nel 2015 quando stavo girando la seconda stagione di Gomorra, quando ero Scianèl, mi è stato diagnosticato un tumore al seno».

[…] Come sta oggi?
«Bene, fortunatamente. Anche se ogni volta che vai a fare un controllo, ti torna davanti tutto il vissuto, le fragilità tornano a galla. Succede quando hai avuto un cortocircuito, una disavventura, un sorprendente incidente di percorso, che nel mio caso era un tumore al seno».

Col senno di poi, crede sia stato più difficile non dire nulla all’inizio?
«No. Scianèl mi ha salvato la vita e non volevo toglierle nulla. Per me era come indossare l’abito di un supereroe. Volevo lavorare come tutti gli altri, non volevo che – per amore – lo sguardo su di me cambiasse. Non volevo essere trattata in modo diverso, né che per esempio mi dicessero di non fumare. Scianèl è un’accanita fumatrice. Così quando tornavo a casa mi toglievo l’abito da supereroe e potevo vivere la mia fragilità. Ho pianto tante volte».

Cristina Donadio: “Scianel mi ha salvato la vita”

Quand’è successo?
«Non c’è cosa più brutta di quando ti svegli e trovi i tuoi capelli sul cuscino, è una cicatrice che non dimentichi. La cura è un percorso duro e faticoso, e quando capita a te non sai mai cosa succede. Subito dopo che mi hanno detto della chemio ho tagliato una ciocca di capelli, li ho portati dal maestro delle parrucche, e sono tornata sul set. In quel periodo stavo anche preparando uno spettacolo per il Teatro Nazionale di Napoli. Ma non voglio parlare solo di me, non voglio rischiare di essere autoreferenziale. Ognuno racconta la sua storia con i propri termini e con i propri tempi. Io mi ritengo molto fortunata, ma ogni volta che si parla di questa malattia bisogna ricordarsi che è un terreno molto scivoloso, e che bisogna entrare in punta di piedi, tanta gente purtroppo non ce l’ha fatta».

Il primo lockdown come l’ha vissuto?
«Arrivavo da tre anni di lavoro continuo, ho dovuto interrompere le prove di uno spettacolo. Ma ho trovato il lato positivo: poter assecondare la mia pigrizia, fermarmi, non fare nulla. Ho giocato a fare il piccolo fornaio. Ho la fortunata di abitare sul mare, non mi è andata poi così male. Ho avvertito la paura ma anche quel senso di fratellanza che si era venuto a creare. E la bacchetta magica della natura che ha reso il mare più cristallino, tutto più bello. Ora, invece, il sentire è diverso. Certo, ci si poteva preparare di più, ma non si può non pensare a tutto quello che sta succedendo».

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