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Covid, il flop del presunto “modello Veneto”: tutti i record negativi della Regione di Zaia

Covid, il flop del presunto “modello Veneto” durante la seconda ondata della pandemia

Covid, il flop del presunto “modello Veneto”: tutti i record negativi della Regione di Zaia. Dopo aver assistito per diversi mesi alla consacrazione del presunto “modello Veneto”, i numeri fanno emergere una realtà ben diversa, spaventosa se consideriamo che stiamo parlando di morti e contagi.

I dati relativi al mese di dicembre fanno registrare un record negativo di mortalità e maggiore occupazione dei posti letto in terapia intensiva in rapporto alla popolazione nella Regione guidata da Luca Zaia, dove nelle scorse 24 ore si è raggiunto il picco di 191 vittime, un record negativo nella contabilità della pandemia.

Ma torniamo al presunto modello Veneto, caldeggiato dalla giunta leghista sulla base di una enormità di tamponi effettuati ogni giorno. Un sistema che facilita il tracciamento della popolazione contagiata ma che, di fatto, non ferma il contagio, né tantomeno le vittime. Una situazione grave che Zaia e i suoi continuano, purtroppo, a minimizzare.

Dall’1 al 28 dicembre i dati relativi al Veneto indicano un incremento giornaliero di positivi pari a 2.782 unità, nessun’altra Regione ha fatto peggio. E per quanto  riguarda i decessi la situazione è altrettanto grave. Il Veneto registra una media quasi doppia a quella della Campania, Regione più volte indicata come esempio negativo, ma che ne è quasi uscita nonostante sia l’area con la più alta densità di popolazione d’Italia.

Covid, il flop del presunto “modello Veneto”

I numeri del Veneto sono da brividi anche per ciò che concerne gli ingressi nelle terapie intensive. Il 25 novembre, quando in Italia hanno raggiunto il punto massimo di 3.848 unità occupate, il Veneto aveva 324 pazienti in unità critica, pari all’8,4 per cento del totale (in linea con la popolazione). Ma le cose sono cambiate dal 10 dicembre, quando man mano si è arrivati a 2.565 in Italia mentre la percentuale del Veneto è salita, balzando al 14.5 per cento.

Insomma, la seconda ondata di Covid ha praticamente demolito le teorie secondo le quali la struttura sanitaria veneta sarebbe un’eccellenza. Travolto dalla seconda ondata della grande pandemia, il presunto modello veneto è stato, purtroppo, piegato dalla sequenza dei decessi. Soprattutto se osserviamo i numeri relativi a questo mese, secondo i dati forniti dal ministero della Sanità quotidianamente.

Fino a ieri, 29 dicembre, le vittime in Veneto sono state 2.396. Solo la Lombardia con 3.054 ha fatto peggio, ma conta il doppio della popolazione. Nella graduatoria delle regioni più popolose, seguono l’Emilia-Romagna con 1.771 decessi, il Piemonte con 1.565, il Lazio con 1.209, la Campania con 1.046, la Toscana con 976, la Puglia con 911 e la Sicilia con 771.

Covid, il flop del presunto “modello Veneto”

Numeri spaventosi che vanno in controtendenza con le quotidiane dichiarazioni del Presidente Luca Zaia e dei suoi più stretti collaboratori. Dichiarazioni spesso riportate senza dati a supporto dai maggiori organi di Stampa nazionale, a questo punto complici di una verità sistematicamente smentita dai numeri. Anche se Zaia continua a raccontare al mondo di un modello che ogni giorno effettua decine di migliaia di tamponi

A tal proposito ci siamo chiesti più volte a cosa servisse conoscere il numero esatto dei contagiati senza istituire le misure necessarie a bloccare la diffusione del virus. Ma Zaia definisce la sua Regione come “una Ferrari rispetto alle 500 degli altri”. Purtroppo per i veneti, l’unica cosa che corre come una Ferrari in Veneto, è il coronavirus che non macina chilometri, o ricchezza, ma solo morti e feriti.

Carmine Gallucci

direttore@brevenews.com

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