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Stefano Sollima: “Streaming piano B, piattaforme non possono sostituire sale. Così mi sono sentito un uomo di Hollywood”

Stefano Sollima, lo streaming come piano B e i progetti, il regista ne parla a ‘Il Messaggero’

Stefano Sollima: “Streaming piano B, piattaforme non possono sostituire sale. Così mi sono sentito un uomo di Hollywood”. Il regista di note Serie come Romanzo Criminale, Gomorra, Zero Zero Zero, parla dei suoi ultimi lavori in una intervista rilasciata a ‘Il Messaggero’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

A che punto è Without Remorse?
«Usciremo con Amazon ai primi di aprile. Non escludiamo la sala, anche se gli analisti dicono che nel 2021 non ci saranno abbastanza cinema aperti per garantire il rientro dei capitali».

Le dispiace?
«Amazon potrebbe portare davanti allo schermo più persone di quante sarebbero andate a vedere il mio film in sala, e questo è ottimo. Ma le piattaforme non possono sostituire il cinema. Diciamo che lo vivo come una sorta di elegantissimo piano B».

Cosa vedremo in Without Remorse?
«Il film è ambientato in un nuovo universo basato sui romanzi di Tom Clancy, che hanno già ispirato la serie di Jack Ryan prodotta e distribuita da Amazon. È un film d’ azione realizzato con molti mezzi, girato tra Washington e Berlino. Non era scontato che chiamassero un italiano a dirigerlo».

Stefano Sollima: “Streaming piano B, piattaforme non possono sostituire sale”

[…] Quando si è sentito per la prima volta un uomo di Hollywood?
«Il primo giorno di riprese di Soldado. Stavamo girando, sono andato da Benicio del Toro e gli ho dato una battuta. Tornando al monitor mi sono sentito in un sogno. Per fortuna ho il cinismo del romano».

Cioè?
«Non mi prendo troppo sul serio. Il mio approccio è quello della vacanza. Sono quattro anni che faccio avanti e indietro, prendo una casa negli Stati Uniti per qualche mese, poi smonto tutto e torno a Roma. Non ho un appoggio fisso e non è per caso. La mia idea non è portare l’ Italia da loro, semmai il contrario».

[…] Un sequel a Zero Zero Zero: ci pensa?
«Il progetto è nato in un contesto di stagioni antologiche. Bisognerebbe ricominciare da capo, esplorare altri mondi, forse altre ere. Ma ora non riesco a immaginare di girare qualcosa su tre continenti diversi».

Un film sul Covid?
«L’ arte deve anticipare la vita: un film sul Covid arriverebbe in ritardo, io stesso non so se andrei a vederlo. Più interessante sarebbe un racconto che esplorasse le conseguenze sugli esseri umani di questa pandemia».

In Italia ora tutti fanno il genere: merito suo?
«Io ho solo ridato dignità a un tipo di produzione che a un certo punto, per ragioni che continuano a sfuggirmi, era stato abbandonato. Ma non mi sento responsabile: ho solo fatto una cosa che non si capiva perché non si facesse prima».

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