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Pierluigi Diaco: “Mio padre morto quando avevo 5 anni è la prima immagine. Se il 2021 fosse una persona, gli direi…”

Pierluigi Diaco, il padre morto quando era un bambino e non solo, l’intervista a ‘TV Sorrisi e Canzoni’

Pierluigi Diaco: “Mio padre morto quando avevo 5 anni è la prima immagine. Se il 2021 fosse una persona, gli direi…”. Il giornalista e conduttore si racconta in una lunga intervista rilasciata a ‘TV Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Limitando gli altri sensi, l’ udito va dritto al cuore. I suoni evocano così delle immagini. È questo un po’ il meccanismo del programma?
«Sì, in un’ epoca in cui l’immagine ha assunto un ruolo anche troppo ingombrante, l’ idea è quella di invitare il pubblico a riflettere su suoni e rumori che abitano dentro e fuori di noi, e influiscono sulla nostra personalità, più di un’ immagine. In fondo questo programma è figlio del mio primo amore: la radio».

Se invece volessimo fare un video con le immagini più importanti della sua vita, come farà lei con i suoi ospiti, quali sceglierebbe?
«La prima è una fotografia di me piccolo accanto a mio papà, che ricordo nella misura in cui mia mamma me l’ ha fatta vedere più volte quando è mancato. Lui è morto quando avevo 5 anni. Quella foto è un ricordo profondo: eravamo nel giardino di casa. Ero accanto a lui, mi teneva per mano e ci sorridevamo. La seconda immagine è la prima uscita il sabato pomeriggio con gli amici delle medie, avrò avuto circa 13 anni. Quelle nostre prime ore di libertà giovanile e l’ auto-responsabilità che ci concedevano i nostri genitori mi inteneriscono. La terza, è sicuramente la mia prima volta davanti a un microfono: avevo 14 anni e con degli amici di scuola conducevo un programmino su una radio locale: Italia Radio».

Pierluigi Diaco: “Mio padre morto quando avevo 5 anni”

Un’ immagine più recente?
«Quella che ho nel cuore riguarda la mia unione civile con Alessio (Orsingher, giornalista di La7, ndr). La sera prima non abbiamo dormito assieme. Quando ci siamo rivisti davanti alla chiesa sconsacrata dove ci siamo sposati il 5 novembre 2017, l’ incrocio dei nostri occhi prima di entrare è stata un’ immagine molto potente».

[…] Ora le faccio fare uno degli esercizi finali a cui sottoporrà i suoi ospiti. Mi dica una frase o una parola che per lei ha un significato importante e attuale.
«Scelgo “normalità”. Ognuno di noi si è detto almeno una volta in questi mesi: “Quando torniamo alla normalità…”. È curioso come anche questa parola abbia assunto un nuovo significato. Sarà interessante capire quale sarà la nuova normalità. Se sarà uguale per tutti o se ognuno sceglierà la propria forma».

Dopo vista e udito, coinvolgiamo anche gli altri sensi. Partiamo dal più godereccio: il gusto. Cosa esalta le sue papille gustative?
«L’ avocado è la cosa che amo di più in assoluto: spalmato o mangiato nell’ insalata, lo adoro in tutti i modi. Mentre in questa stagione mi piacciono molto le castagne».

Pierluigi Diaco: “Mio padre morto quando avevo 5 anni è la prima immagine che metterei in un video”

Olfatto: quali sono i profumi che ama e quali odori invece la infastidiscono?
«Mi piacciono molto i profumi di incenso misti a muschio e patchouli. Odori cardinalizi, di chiesa. Li acquisto e mi piace averli addosso. Sono attratto anche dal profumo dei fiori e della primavera. Mi urta invece l’ odore di una sigaretta non spenta a dovere, quando brucia il filtro».

Infine il tatto: cosa le piace sentire sotto le dita?
«Anche questo è un ricordo di quando ero un bambino: fare la pasta a mano con mia mamma la domenica mattina. Tornando al presente, invece, avere tra le mani il pelo del mio bassotto, Ugo».

Giocando sul titolo del programma, mi dice come si sente in questo momento della sua vita?
«È un sentire che non esula da quello che siamo costretti a provare tutti, e cioè un senso di sospensione e al tempo stesso di smarrimento. Per la prima volta un mio sentire personale combacia con quello comune».

Lei che ha una parola per tutto, cosa vuole dire al nuovo anno?
«Se fosse una persona, gli direi: “Beh, stavolta iniziamo a divertirci”».

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