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Stefania Sandrelli: “In amore ho preso e dato botte. Tradimenti? Si ma in buona fede. Un aspetto non sopporto”

Stefania Sandrelli, amore, relazioni e film, l’intervista a ‘TV Sorrisi e Canzoni’

Stefania Sandrelli: “In amore ho preso e dato botte. Tradimenti? Si ma in buona fede. Un aspetto non sopporto”. L’attrice rivela alcuni retroscena sulle sue storie d’amore, e non solo, in una intervista rilasciata a ‘TV Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Pupi Avati ha detto che il suo film parla di «quelle compagne di viaggio con le quali hai spartito ogni istante, hai riso e urlato, hai amato e odiato». L’amore non è fatto solo di baci, insomma?
«E no, è fatto pure di botte! E io le ho prese e le ho date. Ma tante…».

Con chi?
«Un po’ con tutti i grandi amori della mia vita».

E se le dicessero: «Vogliamo fare un film sulla sua storia d’amore con Gino Paoli»? Oppure col suo attuale compagno Giovanni Soldati? Lei lo farebbe?
«No, no. Non per timidezza, che io sia timida non posso proprio dirlo. Ma riservata, sì».

Lei crede all’amore eterno?
«Ci credo, ma non è che succeda spesso. Io ho avuto molti amori e tutte le volte avrei voluto che continuasse per sempre. Poi purtroppo la vita è complicata, e anche le persone».

Cosa non sopporta, in amore?
«A volte mi sdegno per piccole cose, come fanno i gatti. Sa quando all’improvviso ti evitano e non si fanno più accarezzare? Ma quello che davvero non accetto è il tradimento. Vabbè l’ho fatto anch’io, ma sempre in buona fede. In quel momento ero innamorata».

[…] È vero che ha cominciato a recitare grazie al Carnevale di Viareggio?
«Magari! Mamma non mi ha mai autorizzato a esibirmi sui carri, però mi dava il permesso di usare il rossetto, e questo era eccitantissimo. Aspettavo tutto l’anno il Carnevale per mettermi il rossetto».

Stefania Sandrelli: “In amore ho preso e dato botte”

Ha fatto oltre cento film. Ne scelga uno.
«Il mio preferito è “Io la conoscevo bene” di Antonio Pietrangeli. Ma anche “Divorzio all’italiana” e “Sedotta e abbandonata” di Pietro Germi sono due gioielli. Secondo me, eh!».

Con “La chiave” però ha dato scandalo. Era la prima volta che un’attrice italiana di Serie A girava un film erotico.
«Per me è un film femminista. La protagonista si ribella a chi la vuole oggetto delle sue fantasie maschili, e invece segue le proprie. Girarlo è stato liberatorio».

In tv cosa sceglie?
«Sono molto affezionata a “Una grande famiglia” e “Il maresciallo Rocca” ma anche alla “Lulù” di Mario Missiroli, che nel 1980 segnò il mio esordio sul piccolo schermo».

E tra i premi?
«La competizione non mi piace, mi mette a disagio. Sa quando dicono i nomi delle candidate e poi vince solo una… che brutta cosa! E allora scelgo il Leone d’Oro alla carriera della Mostra di Venezia nel 2005. Con quello non ho dato un dispiacere a nessuna. Almeno spero!».

Il regista più simpatico che ha incontrato in tutta la sua carriera?
«Pietro Germi era simpaticissimo: dietro la cinepresa rideva, piangeva, cantava. Mi ha insegnato la passione per il lavoro. Era anche pieno di tic, poverino. Cercava di contenerli massacrando il sigaro».

E qualcuno che la spaventava?
«O dico, ma scherza? Figuriamoci se mi faccio spaventare da un regista!».

Neanche agli esordi, quindicenne?
«No. Già allora avevo un bel caratterino. Ero molto… mi aiuti a trovare la parola giusta».

Intraprendente?
«Sì, ma anche di più».

Audace?
«Eh, adesso non esageri».

Resiliente?
«Per carità, non se ne può più di questa parola».

Coraggiosa? Forte? Decisa?
«Ma no! Aspetti, aspetti… adesso l’ho trovata. Esuberante, ecco».

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