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Barbara Alberti: “L’eterosessualità è un’invenzione, io bisex vi spiego cos’è l’amore. E su Sgarbi…”

Per Barbara Alberti l’eterosessualità è un’invenzione: l’intervista a lintellettualedissidente.it

Barbara Alberti: “L’eterosessualità è un’invenzione, io bisex vi spiego cos’è l’amore. E su Sgarbi…”. La scrittrice parla di rapporti, amori e passato in una intervista rilasciata lintellettualedissidente.it. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] La tua carriera ha preso mille forme: giornalista, scrittrice, sceneggiatrice, conduttrice, opinionista. Non si è fatta mancare nulla, a quanto pare. Ti senti una donna con talento o, come sovente accade a chi fa carriera, miracolata?
“Credo di avere talento per la scrittura e la radio, mezzo bellissimo che stimola l’immaginazione e il fiabesco. Il resto è avvenuto per caso. Ho scritto sui giornali ma non ho la professionalità del giornalista, mestiere difficilissimo. Quando vado in televisione ho sempre paura, perché lì vieni giudicato per il fisico, e anch’io mi giudico per quello, e se mi vedo sul monitor perdo sicurezza. Non condivido il mio aspetto, se avessi potuto disegnarmi da sola mi sarei fatta come la Valentina di Crepax.  Alla radio invece sei una voce, sei immateriale, e non c’è ostacolo fra te e chi ascolta, si è veri come in sogno”.

Barbara Alberti: “L’eterosessualità è un’invenzione, io sono bisex…”

Scrivevi per ispirazione o perché i morsi della fame, in una città spietata come Roma, si facevano sentire?
“I morsi della fame non li ho mai sentiti perché mi manteneva la mia famiglia. Vorrei poter vantare un’infanzia dickensiana, ma non è così. Ci ho messo anni per imparare a scrivere; se mi vado a rileggere quello che scrivevo a 16-17 anni mi faccio pena. Però, sapevo che quella era la mia strada. E a un certo punto la scrittura è “venuta”. E’ un dono, non dipende da te”.

Ti piacerebbe essere un best-seller?
“Certo che mi piacerebbe, così non vado più in televisione! Nel senso che, risolvendo la questione economica con i libri venduti, e non devo più farmi vedere in tv, specie ora che sono tanto vecchia”.

Hai fatto e fai molta televisione; cosa ti spinge ad accettare inviti, programmi? Denaro, vanità, narcisismo, conferme del tuo spessore?
“È un lavoro che mi viene offerto, anche seducente, e lo accetto volentieri. Ti puoi esprimere, è una grande occasione pubblica, ma mi fa sempre un po’ spavento, perché te l’ho detto, il mio corpo mi imbarazza. Nella vita mi sta bene, ma sapere che ti vedono…E poi, se dici una stupidaggine in tv se accorgono tutti, è per sempre! Quello che mi piace è l’ambiente. Mi sento come Pinocchio tra i suoi fratelli burattini, da Mangiafoco. C’è l’atmosfera del teatro. Conduttori, autori, truccatori, tecnici, parrucchieri, c’è un entusiasmo nel fare spettacolo che di rado ho visto in altri mestieri, e finché non mi trovo davanti alla telecamera mi sento a casa. Credo che se i dirigenti della RAI fossero entusiasti e coscienziosi come le loro maestranze, farebbero una televisione meravigliosa”.  

Barbara Alberti: “L’eterosessualità è un’invenzione…”

[…] Per oltre trentacinque anni, hai curato una sorta di posta del cuore. Cosa hai imparato dai lettori e, soprattutto, da quelli che ti scrivevano?
“Non “una sorta di posta del cuore”, proprio la posta del cuore, nel senso più tradizionale. Che avventura! Parlarsi fra sconosciute- con la busta, il francobollo… Quello che ho capito, attraverso migliaia e migliaia di lettere, è che in amore, la gente farebbe qualsiasi follia pur di essere infelice. Le persone, quando ti scrivono, non vogliono un consiglio, non credono che tu possa risolver loro la vita con una risposta, no, vogliono solo che tu stia loro vicino, che tu condivida e abbracci il loro dolore.  Come quando ti confidi con un amico. Vuoi solo calore”.

Vale anche per te? Sei mai stata infelice in amore?
“In amore sei felice e infelice sempre, basta uno sguardo per farti temere la catastrofe, l’amore è costante timore della perdita. Non si soffre per amore. Si soffre dell’amore. Come dice la volpe al Piccolo Principe, “Si soffre, sai, quando ci si fa addomesticare”.

Quanto ha contato, nella tua carriera, la bellezza?
“Credo nulla! Non ero neanche così bella. Naso lungo, capelli arruffati…”. 

Barbara Alberti: “L’eterosessualità è un’invenzione, vi racconto la mia storia con Sgarbi…”

Quali sono stati gli incontri determinanti nella tua vita?
“Mio padre. Mi ha insegnato che esiste il “maschio-madre”, quello che profondamente si compiace della tua esistenza, gioisce della tua vita, delle tue felicità, sente i tuoi dolori. Mio padre era così. E poi l’ho trovato in mio marito, Amedeo Pagani”.

[…] Qual è stata la tua vera emancipazione? L’indipendenza economica o la comprensione della tua bisessualità?
“Nessuna delle due. L’indipendenza economica l’ho sempre avuta. Negli anni della mia giovinezza era così facile avere un lavoro, cambiarlo, siamo stati gli ultimi giovani col diritto di essere giovani, non ti chiedevano di chinare la testa. La scoperta di poter amare anche una donna è stata una gran gioia. L’eterosessualità come monoteismo è un’invenzione culturale. L’amore sfugge a ogni volontà. Quando ti innamori, mica ti metti a chiedere i documenti. Ti attira quella persona, e basta”.

Eri sposata all’epoca, quando accadde?
“No”.

[…] Qual è stato il vero motore della tua vita. L’amore o il sesso? Spesso, o quasi sempre, non complementari…
“La vera spinta della mia vita è stata la vita stessa. Io mi sveglio la mattina e mi rallegro infinitamente di essere ancora viva. L’amore, per fortuna, c’è sempre stato, e il sesso è solo un incantevole dettaglio. Se ci si ama, per forza lo è. Se la persona è quella con cui vuoi stare in quel momento, qualsiasi atto si compia, non può essere che bellissimo e perfetto”.

Sei stata mai schiava del sesso o della sessualità che il partner del momento sprigionava?
“Né l’uno né l’altro”.

Barbara Alberti: “L’eterosessualità è un’invenzione. Sgarbi un genio”

Hai dissipato più denaro o amori?
“Denaro. Non ho la capacità di conservarlo, ed è una colpa. Un segno di superficialità e immoralità. Gli amori invece non sono dissipabili. Anche se durano due giorni, sono tutti eterni”.

[…] Hai mai sofferto di gelosia? Se sì, quando?
“Beh, sì, molto. L’amore è gelosia. Appena ti innamori, diventi geloso.  Però, se mi tranquillizzano, mi passa subito. Il geloso vuole solo essere rassicurato. Il geloso maniacale, compulsivo, invece, vuole le corna. Guai se non gliele mettono. In lui il poliziotto supera l’amante, e l’amore diventa un giallo in cui sono tutti colpevoli da indagare”.

[…] Vittorio Sgarbi, se non sbaglio, è stato un tuo grande, folle amore. Cosa, e come, ti conquistò? Tu dicesti, testualmente, lui per me è stato il grande risarcimento della solitudine letteraria e artistica nella quale vivevo… Cosa volevi dire?
“Folle amore? Ma che dice? Così lo diminuisce. È stato un rapporto marziano, un viaggio nello spazio. Lo vidi, all’inizio degli anni 90, grazie ad una registrazione (non avevo all’epoca il televisore), al Costanzo Show. Pensavo fosse un dandy sprezzante, arrogante. Invece era un esile professore di Ferrara, timido, gentilissimo. Volevo fargli un’intervista. Mi disse: allora per qualche giorno deve vedere come vivo altrimenti non capirà niente! Mi ha portato in macchina a casa sua, dove ho conosciuto un immenso personaggio letterario, sua madre, la Rina, l’unica che gli stava a pari come memoria e velocità di pensiero, e ho continuato ad andare in giro con lui in quella che lui hemingweianamente chiamava la sua festa mobile. In viaggio con Sgarbi, ho passato tre anni di pura infanzia. Andavo a casa solo per cambiare le scarpe. In famiglia mi capivano, sono molto bambini anche loro. Sgarbi mi ha fatto capire che abitavo in Italia. Questo nomade geniale mi ha mostrato tutte le sue bellezze. Oggi si abusa della parola geniale. Sgarbi, con la sua memoria prodigiosa, è tecnicamente un genio”.

Barbara Alberti: “L’eterosessualità è un’invenzione…”

Cosa non ti piaceva di Sgarbi?
“Nulla, allora. E col tempo ho capito che lui è un’opera d’arte. Ho smesso di dare una valenza politica a ciò che dice, i suoi interventi sono la rappresentazione della dissidenza permanente, seria o burlesca, da tutto, anche da sé stesso. In televisione è sempre in guerra. Nella vita è impeccabile, e spiritoso come un angelo”.

Quanti amori clandestini ha coltivato nella tua vita?
“Per me l’amore deve essere sempre segreto. È un mistero, e va rispettato. Proprio per questo Il matrimonio, all’inizio, è stato uno shock. Ci eravamo sposati per far contenti i nostri genitori. Il primo mese, io e lui ci siamo guardati con sospetto perché temevamo di vederci d’un tratto trasformati in marito e moglie, non più amanti e compagni d’avventura. Ma non accadde”.

[…] Quante depressioni ha vissuto? E perché?
“Ho avuto drammi, dolori, ma la depressione mai; la depressione è un termine inventato oggi per azzerare tutte le passioni umane, riunirle sotto un solo termine e curarle con la chimica.  I protagonisti della tragedia greca non sono depressi, vivono le loro sventure, e ogni dolore ha un suo nome. La parola depressione medicalizza e anestetizza il dramma umano, nega la varietà e l’introspezione”.

Qual è il dramma peggiore che hai sopportato?
“La paura della morte. La rabbia della morte. Con la quale vivi da quando ti hanno detto che esiste”.

Emil Cioran sosteneva che l’idea del suicidio “era un toccasana perché il solo pensare di mettere fine alla propria vita dava sollievo nei momenti di grande buio”. Hai mai pensato al suicidio?
“Il pensiero del suicidio mi sta appollaiato sulla spalla, come il pappagallo al bucaniere. Mi fa compagnia. Mi allunga la vita. Mi rassicura”.

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