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Economia

Evasione, algoritmo raccoglierà informazioni dai social per smascherare furbetti: al via in Francia

Evasione, un algoritmo raccoglierà informazioni dai profili social dei contribuenti: al via sperimentazione in Francia

Evasione, algoritmo raccoglierà informazioni dai social per smascherare furbetti: al via in Francia. La Francia intensifica la caccia agli evasori anche via social, con un algoritmo in soccorso dell’erario. Tra poche settimane, infatti, un’intelligenza artificiale si metterà a raccogliere informazioni dai profili social e dal web per scovare i furbetti del Fisco d’Oltralpe.

Il ministro dei Conti pubblici Gérald Darmanin lo aveva annunciato via Twitter poco più di un anno fa e ora un decreto pubblicato il 13 febbraio 2021 specifica i termini di applicazione dell’articolo 154 della legge finanziaria per il 2020, che dà vita a un capillare monitoraggio dei social network da parte dell’amministrazione fiscale francese.

Quindi, tra non molto Twitter, Facebook, Instagram e tutti gli altri social network utilizzati dai francesi verranno scandagliati da un algoritmo che raccoglierà informazioni necessarie per smascherare gli evasori fiscali.

Come riporta Le Figaro in un articolo ripreso da ‘Il Corriere della Sera’, la sperimentazione, che parte a Marzo, dovrebbe durare tre anni, con gli agenti del Fisco che potranno controllare i social network, ma anche siti web come Airbnb, e incrociare grazie a un «algoritmo di apprendimento automatico» foto, parole chiave, date e luoghi e rilevare così la presenza di attività fraudolente.

Evasione, algoritmo raccoglierà informazioni dai social per smascherare furbetti in Francia

A chi ha prontamente sollevato dubbi sulla privacy ha già risposto l’authority francese, dando il suo ok all’operazione, ma a una condizione: i dati che si possono raccogliere sono quelli pubblicati spontaneamente dagli utenti e accessibili liberamente sulle piattaforme.

Anche in Italia, gli agenti del Fisco possono scandagliare il web alla ricerca degli evasori fiscali. A confermarlo è una circolare (la n. 16/E del 28 aprile 2016) dell’Agenzia delle entrate, nella quale si legge che alle informazioni ottenute dalle banche dati si possono aggiungere “quelle che provengono da altre fonti, ivi fonti aperte” tra le quali potrebbero quindi figurare i dati pubblici presenti sui social network.

Un altro documento è la circolare n. 1/2018 (pubblicata il 4 dicembre 2017) della Guardia di Finanza, in cui si parla proprio della possibilità di cercare «elementi utili non risultanti dalle banche dati», con «particolare attenzione alla consultazione delle “fonti aperte” (articoli stampa, siti internet, sociale network) al fine di acquisire ogni utile elemento di conoscenza sul contribuente da sottoporre a controllo e sull’attività da questi esercitata».

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