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Maurizio Costanzo si racconta: “Io bulimico del lavoro, il destino mi ha fatto un regalo”

Maurizio Costanzo si racconta in una intervista a ‘TV Sorrisi e Canzoni’

Maurizio Costanzo si racconta: “Io bulimico del lavoro, il destino mi ha fatto un regalo”. Il giornalista e conduttore ripercorre le tappe della sua vita professionale in una intervista a ‘TV Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Quando sente la sigla, la stessa da sempre, cosa prova?
«L’emozione di esserci ancora e di non essere passato a miglior vita».

So che nella prima puntata comincerà con “Uno contro tutti”. Chi sarà il protagonista?
«Partiamo con Giorgia Meloni (leader di Fratelli d’Italia, ndr) e poi tratteremo vari argomenti. Dedicheremo anche una puntata ai nonni, mentre tra gli altri ospiti avremo Ornella Muti, Katia Ricciarelli e Giampiero Mughini. Insomma, cercherò di smuovere le acque…».

Al “MCS” ha avuto più di 45 mila ospiti. Non le fa impressione?
«Ha ragione. In pratica ho intervistato una cittadina».

[…] Fra tutti, chi le ha dato maggiore soddisfazione?
«Giulio Andreotti per l’ironia impagabile. Vittorio Gassman per l’intelligenza. E Alberto Sordi per la romanità strepitosa e intelligente».

[…] È successo che qualcuno si rivelasse antipatico? E cosa ha fatto in quel frangente?
«Ci fu tanti anni fa, al Teatro Parioli, un’attricetta che entrò pensando di fare la furba e si andò a sedere sulla gambe di Bracardi (Franco, pianista storico dello show scomparso nel 2005, ndr). La presi per una mano e la cacciai».

[…] Lei che ha inventato il talk show 45 anni fa con “Bontà loro”, cosa vede nel futuro della tv?
«Non lo so, ma l’importante è che la tv sia sempre più vicina a chi la guarda e anche che sia sempre più dalla parte di chi l’ascolta».

[…] Cos’altro le fa compagnia?
«Colleziono tartarughe finte, ne ho più di 5 mila tra ufficio e casa. Poi amo i telefoni vecchi, ho ancora i primi Nokia. Mi tengono compagnia. E ho la memoria, i ricordi aiutano».

Maurizio Costanzo si racconta: “Sono figlio unico, papà l’ho perso presto”

[…] In 65 anni di carriera, oltre al giornalista, ha fatto di tutto, tra cui il paroliere, lo sceneggiatore, l’attore, il produttore, il docente… Che cosa le manca?
«Niente. Sono molto contento perché il destino ha voluto che arrivassi a un’età avanzata con ancora la voglia e le possibilità fisiche e mentali di lavorare, è un grande regalo. Ho perso papà a 21 anni e mi viene da ringraziare lui».

Perché dice così?
«Sono figlio unico, papà l’ho perso presto e non ha visto niente di quello che ho realizzato nella vita. L’ultima volta che lo andai a trovare in ospedale, poi uscii per andare a fare un’intervista ad Alberto Rabagliati (cantante, attore e conduttore, ndr) per “Grazia”».

Ha dichiarato di essere bulimico di lavoro. Lo è ancora oggi?
«Uguale, un pazzo. Non solo il mio motto è “chi si ferma è perduto”, ma seguo anche un insegnamento di Piero Angela, che ha 10 anni più di me, e che mi disse di tenere sempre il cervello in funzione, di portare avanti dei progetti, se no arriva l’Alzheimer».

Cosa fa nei rari momenti in cui non lavora?
«Leggo, guardo la tv o chiacchiero con Maria. La mattina mi alzo alle 7, faccio colazione, sfoglio i giornali e vengo nel mio studio dove resto fino alle 18.30. Poi torno a casa, leggo, viene Maria, ceniamo e vado a dormire a mezzanotte, ma non mi addormento subito, non ho mai fatto la classica bella dormita».

[…] Invece lei che figlio è stato?
«Ero figlio unico e mi annoiavo, lo dicevo sempre a mia madre. È stata la costante della mia vita. Se ho fatto tante cose è per combattere il mio vero nemico: la noia».

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