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Max Pezzali: “L’uomo ragno mi ha salvato. Mi innamorai di una modella che poi sposò Rushdie. Sulla regola dell’amico…”

Max Pezzali, L’uomo ragno e non solo, l’intervista a ‘Il Corriere della Sera’

Max Pezzali: “L’uomo ragno mi ha salvato. Mi innamorai di una modella che poi sposò Rushdie. Sulla regola dell’amico…”. Il cantautore ripercorre le tappe della sua vita privata e professionale in una intervista rilasciata a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Ma è vero che voleva fare l’ambasciatore?
«Vero. Mi iscrissi a Scienze Politiche perché ambivo alla carriera diplomatica. Poi un giorno qualcuno mi fece notare che mi chiamavo Pezzali, che non avevo due cognomi, tipo Cimarosa di Camerino, e che ero figlio di due fioristi di Pavia. E così ho cominciato a scrivere canzoni».

Pavia, la città con «due discoteche e centosei farmacie».
«La città dove non c’era spazio per la medietà. Io non ero figlio di avvocati o chirurghi, di quelli che si godono il centro storico in sella a biciclette con il cestino di vimini. Ma non avevo nemmeno il carisma cattivo di quelli delle case popolari, di quelli che fanno paura. No, io venivo dalla zona dei Pompieri, piccola borghesia, tanto lavoro, il miraggio delle ferie e del posto fisso».

[…] Nelle sue canzoni ricorre il senso di inadeguatezza di fronte agli altri. Tradotto: il sentirsi «sfigati». Esperienza personale?
«Basta raccontare il mio primo amore. Diciassette anni, una tipa della mia scuola, mi piaceva da morire. Non le dico nulla per mesi, poi capita che ci vediamo a una festa. Io me ne sto lì come un baccalà, quando lei viene da me e mi fa: “Vabbé dai finiamola”. E mi dà un bacio. Da allora non mi ha più rivolto la parola».

Max Pezzali: “L’uomo ragno mi ha salvato. Canzone d’amore? Non volevo farne”

[…] Ma alla fine che sgarro ha fatto l’Uomo Ragno alle industrie del caffè?
«L’Uomo Ragno era uno dei miei eroi, tra quelli che poi verranno divorati dai Manga. L’allegoria del precario che cerca la rivincita dalle ingiustizie. E le industrie del caffè, per me, erano il simbolo dei poteri forti. Io non sapevo nulla di economia industriale ma vedevo che alla televisione grandi attori e showmen venivano ingaggiati per fare la pubblicità del caffè. Per esempio Nino Manfredi. Mi convinsi che dovevano essere piene di soldi e che nascondessero chissà quale segreto».

Una Trilaterale della tazzina.
«Ovviamente era falso, ma quando non puoi verificare tutto in tempo reale, come si fa oggi, certe convinzioni resistono per anni».

Nella canzone c’è anche la citazione del famoso cocktail, che però diventa Margaridas», con la «d». Perché?
«Un clamoroso errore: io, appassionato di cultura americana, avevo imparato la pronuncia statunitense. Un altro errore che ho commesso è stato quello di scrivere, in una canzone, Kurt Kobain con kappa. Grave».

Nonostante tutto è felice oggi di non aver fatto il diplomatico?
«No ma l’anno scorso ho passato una magnifica domenica al mare con Bugo. Sua moglie è una diplomatica in carriera: ho trascorso ore a farle domande di ogni tipo».

[…] L’amicizia con J-Ax però non può non portare qualche momento di follia.
«Una domenica io, lui e Jack La Furia prendemmo le nostre Harley e andammo nell’Oltrepò Pavese. A mangiare pane e salame. Detta così può sembrare normale, ma se vivi a Pavia è il massimo del tamarro. Però è stata una delle giornate più belle per me».

«Come mai» è una delle poche canzoni d’amore degli 883. È vero che lei non voleva farla? E perché?
«No, perché pensavo che non ci rappresentasse quel tipo di amore a lieto fine. Cantavamo la sfiga degli amori non corrisposti, insomma, non vedevo che successo potesse avere. Per fortuna Claudio Cecchetto puntò i piedi e mi disse: “Mi assumo io la responsabilità, e se l’album va male a causa di questa canzone, ci rimetto io”. Fu un successo».

Max Pezzali: “L’uomo ragno mi ha salvato”

Una cosa assurda che ha fatto per amore?
«Amore è una parola grossa, però una volta conobbi una svedese. Che poi se ne ritornò a casa sua. Non avevo l’indirizzo e volevo mandarle dei fiori. Ma senza internet come facevo? Eppure io sono sempre stato un nerd e facevo parte di un circuito ristretto di gente che sapeva usare i modem. Una rete ante litteram, insomma. Così diffusi il messaggio e, dopo qualche minuto, mi rispose uno svedese che mi scrisse l’indirizzo della ragazza».

Però con il successo degli 883 arrivarono pure le modelle, alla fine!
«Sì, ma chi trovava il coraggio di avvicinarsi? Noi restavamo impalati, loro stavano con noi il tempo di un video o di uno shooting e poi sparivano. Però ce n’era una che mi piaceva molto. Si chiamava Padma, era coltissima e cucinava pure bene. La conobbi a Pantelleria, girò un video con noi. Trascorremmo serate belle, a chiacchierare nei dammusi. Com’è finita? È finita che lei ha sposato Salman Rushdie».

La regola dell’amico, ovvio. Però, Pezzali, lo confessi: lei ha sposato Debora Pelamatti, quella che è stata per anni una sua amica.
«Sì, con mia moglie l’amore è venuto dopo una lunghissima amicizia. Un giorno ci siamo detti: bene, da adesso si cambia».

Ma come, «la regola dell’amico non sbaglia mai», non sposiamo quello con cui scambiamo confidenze. E invece…
«Diciamo che ci azzecca al novantasette per cento. E comunque con l’avanzare dell’età questa regola tende a funzionare sempre meno».

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