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Alessandra Amoroso: “Sofferenze e analisi in lockdown, mi ero persa. Poi la svolta quel giorno”

Alessandra Amoroso e le sofferenze in lockdown, l’intervista a ‘Il Corriere della Sera’

Alessandra Amoroso: “Sofferenze e analisi in lockdown, mi ero persa. Poi la svolta quel giorno”. La cantante salentina racconta le difficoltà del suo periodo più difficile in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] il lockdown abbia lasciato il segno…
«Ho avuto paura e con quel sentimento ci ho convissuto da sola in casa con il mio cane Pablo come unico affetto. Ho avuto paura del buio e della solitudine, l’assenza della famiglia e degli amici mi ha spento, l’interruttore delle emozioni era su off».

Userebbe la parola depressione?
«No, ma in quel periodo ho fatto i conti con me stessa e ho preso coraggio. E alla fine quelle emozioni sono diventate amiche, lo stare da sola mi ha aiutata a raccogliere i pensieri e a guardarmi dentro. È stato un percorso interiore che dovevo fare per comprendere la mia persona».

Tutto da sola?
«Mi sono presa per mano e mi sono ascoltata, ma in parallelo ho fatto analisi. Il percorso è partito prima, ma il lockdown mi ha dato consapevolezza».

Cosa ha scoperto?
«Che sono sempre stata il limite di me stessa. Mi davo regole, pensavo sempre che non ce l’avrei fatta, che non meritavo quello che avevo, mi riempivo di autocritiche, mi violentavo psicologicamente. Ho messo un punto e ho voltato pagina. Adesso so chi sono».

Alessandra Amoroso: “Sofferenze e analisi in lockdown la svolta con Karaoke”

Quando è arrivata la svolta?
«Il 5 maggio, quando sono tornata a Lecce. Oltre a ritrovare la famiglia ho fatto un incontro molto importante con la musica. “Karaoke” con i miei fratelloni Boomdabash è stato un’apertura sulla luce, un’esplosione d’amore. Mi sono riacchiappata. E lo step in più è stato “Pezzi di cuore” con Emma».

Torniamo alla paura del buio: sempre avuta?
«Sì, da bambina ho sempre dormito con una sorella. Prima con Francesca, la maggiore, poi quando è cresciuta e ha avuto la sua stanza sono passata con Marianna, la piccola. Ero la fifona di famiglia, mi facevano paura le ombre, avevo sempre la lampadina accesa. Solo adesso ho smesso di accendere la luce se vado in bagno di notte».

Ma Sandrina c’è ancora? Quella con la lacrima facile…
«Sempre. Magari un po’ meno di prima, ma se ne vale la pena piango. Guardo al disco di platino di “Stupida” appeso qui in ufficio, vedo quella faccetta pura, e per la prima volta in 12 anni dalla vittoria ad Amici mi guardo alle spalle e sono orgogliosa. In passato spesso mi chiedevo se mi meritassi il successo, sentivo la responsabilità verso chi dormiva in tenda per venire a un mio concerto, mi sentivo in colpa per il tempo non dedicato alla famiglia… Sono cresciuta con mia nonna che aveva l’idea del sudore fisico e del sacrificio. Mi dicevo “ma io non sudo, quindi…”. Ho capito invece che c’è gente che ha bisogno di me quanto ho bisogno io di loro».

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