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Enrico Ianniello: “Mia moglie era la controfigura della mia ex, così è nato tutto. Io al Nord? Ho usato tecnica dei napoletani”

Enrico Ianniello sulla moglie e non solo: l’intervista a ‘TV Sorrisi e Canzoni’

Enrico Ianniello: “Mia moglie era la controfigura della mia ex, così è nato tutto. Io al Nord? Ho usato tecnica dei napoletani”. L’attore protagonista di “Un passo dal cielo” nei panni del commissario Vincenzo Nappi, si racconta in una intervista a ‘TV Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Enrico, ma cosa combina il suo commissario? Sta per sposarsi e si lascia baciare dall’organizzatrice del suo matrimonio (Serena Iansiti). Però dà buoni consigli all’amico Francesco Neri (Daniele Liotti)…
«Credo che il pubblico si sia affezionato a Vincenzo proprio perché è un buono e un pasticcione. Fa simpatia uno così, no?».

Ma anche lei è un pasticcione in amore?
«No, ironia del destino, se il mio personaggio vive altalene emotive, io al contrario sono molto stabile. Con Gabriella (Roca, la sua compagna, ndr) viviamo a Barcellona, stiamo insieme da dieci anni e da cinque abbiamo il nostro piccolo Lorenzo che ci riempie la vita».

Lei e Gabriella vi siete conosciuti proprio sul set di “Un passo dal cielo”.
«Sì, era la controfigura della mia ex, Silvia, interpretata da Gaia Bermani Amaral, nelle scene a cavallo. La cosa divertente è che alla fine mi sono ritrovato a baciare la controfigura. E da quel bacio è nata una storia d’amore».

Enrico Ianniello: “Mia moglie era la controfigura della mia ex”

Come mai avete deciso di vivere in Spagna?
«Non solo per stare vicino al mio primogenito (nato da una precedente relazione, ndr) ma anche perché lì ci troviamo bene. Viviamo in un piccolo paese poco distante da Barcellona e conduciamo un’esistenza tranquilla in un posto incantevole che ha tutto, collina e mare. Naturalmente per lavoro faccio sempre avanti e indietro con l’Italia».

Non le pesa stare così lontano dalla sua famiglia di origine?
«Ho fratelli più grandi con cui ho vissuto poco perché mi sono trasferito molto giovane a Firenze. E ho una sorella che, al contrario della sorella della fiction Giusy Buscemi, non è mai scappata dall’altare, tutt’altro (ride)! E poi abbiamo vite diverse. Sono legato ai miei familiari, ma li vedo raramente, ormai sono in Spagna da 17 anni».

Come ha fatto un uomo del Sud come lei, che vive in Spagna, ad adattarsi alle fredde montagne del Nord?
«Semplice: ho usato la tecnica dei napoletani. Avendo avuto la fortuna di incontrare amici sul set e anche fuori, mi sono subito ambientato. Il napoletano quando si trova a proprio agio dà il meglio di sé. Noi campani ci adattiamo a tutto e riusciamo a farci apprezzare».

E la voglia di pizza… con cosa l’ha sostituita?
«Con i casunziei delle Dolomiti alle rape rosse».

[…] Crescendo a Caserta ha avuto la fortuna di lavorare con artisti importanti…
«Mi sono formato alla scuola di Toni, Peppe e Paola Servillo. È stato un grande gruppo del quale fanno parte Antonio Pascale, Francesco Piccolo, Roberto Saviano…».

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