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Barbareschi: “Politicamente corretto è un tumore maligno. Botte da mia moglie? Vi spiego”

Luca Barbareschi sul politicamente corretto e non solo: l’intervista a ‘Libero quotidiano’

Barbareschi: “Politicamente corretto è un tumore maligno. Botte da mia moglie? Vi spiego”. L’attore e regista contro una certa linea di pensiero in una intervista a ‘Libero quotidiano’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Cos’ è il politicamente corretto?
«È una sorta di tumore maligno della cultura occidentale. Sento fare affermazioni sulle più disparate materie (politica, vaccini, cinema…) e mi domando se queste sparate siano scritte da autori raffinati oppure se il nostro cervello si stia addormentando».

Propenderei per la seconda.
«Già. Oltre al Covid esiste un altro virus, per il quale non c’ è ancora vaccino: la stupidità. Prenda Internet: in altri Paesi viene chiamato rutto libero, noi invece lo abbiamo confuso con un luogo di informazione».

A proposito, ma questa storia che sua moglie la picchia?
«Appunto: a I soliti ignoti ho detto, scherzando, che mia moglie mi aveva dato un ceffone, il giorno dopo leggo: “La moglie di Barbareschi lo picchia”. Ormai l’ intelligenza è diventata un optional. Con In barba a tutto proviamo a vaccinare gli italiani dalla stupidità».

Metterete in discussione temi intoccabili come la parità di genere?
«Vorrei parlare di tutto. Sono sempre stato un super liberale: non ho pregiudizi su nulla, anzi, l’ evoluzione del mondo mi incuriosisce. Oggi le nuove generazioni sono molto più serenamente bisessuali ma bisogna distinguere tra le scelte personali e la genetica: posso uscire con le piume, il tacco dodici e la minigonna, e non c’è nessun problema, ma ciò non toglie che sono un uomo con i tacchi e le piume. Puoi anche metterti le tette o rifarti, ma geneticamente resti un uomo».

Con cosa sostituirebbe la parità di genere?
«Con la dignità della differenza. Tra l’ altro sto preparando un film provocatorio, dal titolo The good bench, che racconta la storia di una famiglia etero discriminata in una città dove il sindaco è un filippino trans e l’assessore alla cultura un neonazzista nano».

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