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Le tre vite di Marisa Laurito: “Nell’Ottocento ho assistito a un omicidio. Provini? Oggi sarei denunciata per stalking”

Le tre vite di Marisa Laurito, l’attrice parla della sua autobiografia in una intervista a ‘TV Sorrisi e Canzoni’

Le tre vite di Marisa Laurito: “Nell’Ottocento ho assistito a un omicidio. Provini? Oggi sarei denunciata per stalking”. L’attrice e conduttrice napoletana parla della sua autobiografia in uscita in una intervista a ‘TV Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] forse l’ha aiutata il fatto che di vite ne ha vissute almeno altre tre, ed è convinta di ricordarle tutte
«Nel Settecento ero una ricca dama francese con due gemellini, nell’Ottocento ho assistito a un omicidio, e poi sono stata anche un “pemangku”, cioè un sacerdote di un tempio a Bali. Ma non vi preoccupate, il mio libro è tutto sulla vita che sto vivendo ora».

Una vita che non comincia a Bali o in Francia, ma a Napoli.
«E no. Abbia pazienza, ma a Napoli dire che sei di Napoli non basta. Poi arriva la domanda: “Di Napoli dove?”. Il Vomero, per dire, ai miei tempi era aperta campagna. E Posillipo era un esotico luogo di villeggiatura. Io invece sono di San Lorenzo, un quartiere centralissimo. Sono cresciuta nel vero cuore di Napoli, “l’ultimo baluardo dell’umanità”, come diceva sempre Luciano De Crescenzo, il mio amico più grande. Che poi è tutto merito del Vesuvio, ne sono convinta. Ci pensate, avere sotto i piedi un mare di magma incandescente, e sopra la testa un vulcano che può eruttare da un momento all’altro? È da quel fuoco liquido che viene il “sangue caliente” che ci fa vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. È nella natura dei napoletani sorridere, ironizzare e godere ogni momento che ci viene regalato. Ma in me c’era anche qualcosa di più specifico: una natura d’artista».

Le tre vite di Marisa Laurito: “Nell’Ottocento ho assistito a un omicidio”

Quando l’ha scoperta?
«Da bambina, grazie a una tv, anzi una “televisiona”, come la chiamava la signora del piano di sopra, l’unica ad averla in tutto il palazzo. Noi potevamo guardarla perché era amica di mia nonna. Tutte le sere la signora copriva “a televisiona” con una coperta di pizzo e una volta mamma le chiese: “Ha paura della polvere?”. “No, è che quella è piena di gente, che ne so io se ci possono vedere!”. Poi “a televisiona” ce la siamo comprata anche noi e una volta mi sono guardata tutta “Filumena Marturano” nascosta dietro una tenda. Perché, capirà, parlava di una prostituta, per noi bambini era vietatissima. E lì mi sono innamorata di Eduardo De Filippo».

Con cui poi ha esordito. Come è andata?
«Oggi forse mi denuncerebbero per “stalking”. Tutti i giorni andavo al teatro San Ferdinando sperando di incontrarlo, finché ho ottenuto un provino. Per riuscirci ho usato uno stratagemma: tornando da scuola avevo sentito due donne chiacchierare su un autobus e dire che un suo attore, Antonio Casagrande, aveva un’amante che si chiamava Marisa. Il giorno dopo sono andata dal custode e l’ho pregato di dirgli che Marisa era di sotto e l’aspettava, e di fare presto perché era urgente! In effetti doveva essere vero, perché scese le scale di gran corsa. E non solo non si arrabbiò, ma si fece una gran risata e promise di procurarmi un provino con Eduardo. Poi ho fatto una cosa simile anche con Fellini: per conoscerlo ho finto di essere investita dalla sua macchina quando si fermava all’angolo della strada per svoltare… anche lì c’è scappato un provino, ma non il film».

Le tre vite di Marisa Laurito: “Nel Settecento ero una ricca dama francese con due gemellini”

Con Eduardo è andata meglio?
«Mi fece il primo contratto il giorno in cui compivo 21 anni, quando diventai maggiorenne, perché prima mio padre non avrebbe mai dato il permesso. Anche dopo il successo, lui non si lasciava mai sfuggire l’occasione di prendermi da parte per chiedermi: “Ma non ti sei ancora stancata di fare questa vita da zingara?”. Per lui recitare non era un lavoro serio. Comunista convinto, mi pagava gli studi, ma in cambio dovevo spiegare quello che avevo imparato agli operai analfabeti del suo circolo. Lì ho imparato a lottare».

[…] Ce ne racconta qualcuno, di questi provini?
«Un giorno, per il film “La mazzetta”, dovevo incontrare Nino Manfredi e non stavo in me per l’emozione. Arrivo a casa sua e vedo che dietro di lui c’è un’altra persona che sta guardando fuori dalla finestra. Si gira: un sorriso buono, due occhi bellissimi e intelligenti. Io credo nel destino: ho subito capito che sarebbe diventato una persona importante nella mia vita… e infatti. Era Luciano De Crescenzo. Scusami Nino, ma quella volta ti ha proprio rubato la scena».

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