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Il dramma di Cesare Bocci: “Mia moglie Daniela e l’ictus, il nostro messaggio per chi è in difficoltà”

Il dramma di Cesare Bocci: “Mia moglie Daniela e l’ictus, il nostro messaggio per chi è in difficoltà”. l’attore e conduttore parla della seconda stagione del suo programma “Viaggio nella grande bellezza”, e non solo, in una intervista a ‘TV Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

E lei a casa sua quali oggetti d’arte ha scelto?
«Ho riproduzioni della Gioconda, dei quadri più famosi di Van Gogh e l’ultimo arrivato è “Il bacio” di Francesco Hayez, bellissimo. Ma poi ci sono anche quadri di pittori moderni non famosi: un’opera d’arte non si sceglie per il nome di chi l’ha realizzata, ma per l’emozione che regala quando la osservi».

Nel programma ideale “Viaggio nella grande bellezza della vita di Cesare Bocci” quali sarebbero le puntate?
«La “grande bellezza” di avere incontrato Daniela tanti anni fa, nel 1993, e amarla ancora adesso. La “grande bellezza” di nostra figlia Mia, una ragazza meravigliosa, di cui siamo orgogliosi. La “grande bellezza” delle nostre famiglie, i genitori, i fratelli, le sorelle, gli zii su cui abbiamo potuto contare e che ci hanno aiutato sempre, soprattutto nei momenti più difficili. La “grande bellezza” del mio lavoro, che mi dà ancora le emozioni che rendono unica la vita. Infine la “grande bellezza” del territorio delle mie origini, le Marche, una terra di lavoratori che mi ha insegnato cosa sia il lavoro, ad amarlo e a rispettarlo».

Il dramma di Cesare Bocci

A proposito di lavoro: le puntate di “Viaggio nella grande bellezza della sua carriera”?
«“Il commissario Montalbano”: è stata una fortuna averlo incontrato perché mi ha dato la possibilità di recitare con dei testi straordinari e un cast incredibile, ed è quello che mi ha fatto conoscere al grande pubblico. “Elisa di Rivombrosa” è stata un’esperienza unica nella storia della tv, erano anni che non si faceva una serie in costume così ricca e di così grande successo. Il film tv “Paolo Borsellino – Adesso tocca a me”, perché ho sempre amato la figura del giudice Borsellino come esempio di rettitudine morale e l’ho interpretato con un senso di responsabilità enorme».

E poi c’è il teatro, da dove è partito…
«Sì, e citerei i musical, che sono la forma di spettacolo più completa, come “Il vizietto – La cage aux folles” e “Sweet charity”. Infine lo spettacolo “Pesce d’aprile”, tratto dal libro che io e Daniela abbiamo scritto sulla nostra storia (nel 2000, a una settimana dalla nascita della figlia, Daniela ha avuto un ictus ed è rimasta in coma per quasi un mese, ndr), per dare il nostro messaggio».

Quale?
«Nella vita ci si può ritrovare in ginocchio per un problema di salute, economico o per difficoltà di qualunque tipo, ma non bisogna lasciarsi schiacciare, perché dietro l’angolo c’è ancora vita. Ora mi piacerebbe continuare, portando la nostra storia in un film».

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