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Caressa: “Nelle telecronache in Italia devo stare attento a un aspetto. Nomi difficili? Vi svelo il mio trucco”

Caressa: “Nelle telecronache in Italia devo stare attento a un aspetto. Nomi difficili? Vi svelo il mio trucco”. Il condirettore di Sky Sport rivela i ‘trucchi del mestiere’ in una intervista rilasciata a ‘Tv Sorrisi e canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] con i nomi impronunciabili di alcuni giocatori come risolve il problema?
«Uso il sito forvo.com, che riporta praticamente le pronunce delle parole di tutto il mondo. Negli ultimi tempi si è molto specializzato e ci sono anche i nomi di tantissimi giocatori, sicuramente di quelli che sono nelle Nazionali».

[…] Lei ha codificato un modo di fare le telecronache. Studiato o spontaneo?
«Io sono un incontinente emotivo. Ho deciso di trasferire la mia passionalità, sicuro che per divertirsi lo spettatore deve sentirsi allo stadio. L’obiettivo è di togliere a chi mi segue il bisogno di ragionare sull’azione per fargli vivere delle sensazioni».

Non è facile trasferire allo spettatore la partecipazione emotiva.
«Ed è anche molto rischiosa, soprattutto per le partite fra squadre italiane, perché comporta la tua partecipazione diretta a quello che dici, a come lo dici. Devi stare attento e valutare il peso delle parole».

Un tempo nelle partite bastava dire il nome del giocatore.
«Oggi non più. La conoscenza è cresciuta, c’è Internet, ci sono i social: è più facile reperire notizie. Per stare al passo con la conoscenza diffusa sei obbligato ad aumentare la tua».

Lei e Beppe Bergomi siete ormai una coppia di fatto.
«Lavoriamo in automatico».

Come si divide il tempo della telecronaca con la spalla tecnica?
«Non ci sono vincoli particolari, comunque in condizioni normali la spalla tecnica non deve intervenire per più del 30-35% della durata della gara».

Caressa: “Nelle telecronache in Italia devo pesare le parole”

In cabina di commento guarda più il monitor o il campo?
«Non amo le cabine, mi sembra di stare in un acquario, e se posso preferisco le postazioni esterne. Dovendo usare monitor piccoli, di solito intorno ai 12 pollici, normalmente faccio 50 e 50, a volte con una maggiore preferenza allo schermo. Tengo il monitor alla mia sinistra e con la coda dell’occhio vedo quando va in onda un replay perché non c’è niente di peggio che parlare di una cosa quando in diretta ne va un’altra».

[…] Tanta preparazione tecnica, quindi, ma ci vuole anche quella fisica?
«Io vado quasi in ritiro spirituale 24 ore prima della telecronaca, sono attento all’alimentazione, non bevo alcolici e cerco di andare a letto presto. Se la partita è al pomeriggio faccio colazione e poi non mangio più niente, se è alla sera io e Beppe pranziamo e poi stiamo a digiuno. Il cervello lavora meglio se il corpo non è impegnato con la digestione. Se fa freddo, però, mi concedo un tè caldo con un po’ di zucchero».

Comunque mangiare e bere durante la partita non è un problema.
«No, ma è meglio stare attenti. Mi spiego. Tutte le volte che arriviamo in uno stadio che non conosciamo, la prima cosa che facciamo è scoprire dove si trova la toilette. Non tanto la distanza fisica, ma quanto tempo serve per andare e tornare, tenendo conto che le finestre pubblicitarie durano pochissimo e bisogna aspettare l’intervallo. Ricordo ancora Perugia-Juventus del 14 maggio 2000: partita sospesa per il diluvio e poi ripresa. La partita era stata rimandata di due ore e noi continuavamo a fare la diretta. Non potevamo andare a fare neanche la pipì, è stata una sofferenza inenarrabile».

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