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Cronaca

Saviano: “A Santa Maria Capua Vetere niente botte ai camorristi tranne uno. Rivolta ha 2 ragioni”

Saviano: “A Santa Maria Capua Vetere niente botte ai camorristi tranne uno. Rivolta ha 2 ragioni”. Attraverso un editoriale per ‘Il Corriere della Sera’, Roberto Saviano scrive quelle che a suo avviso sono state le ragioni che hanno spinto i detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere alla rivolta di un anno fa.

Rivolta poi ‘vendicata’ da alcuni agenti della polizia penitenziaria con aggressioni, botte e umiliazioni nei confronti dei detenuti. Inoltre, lo scrittore di Gomorra rivela anche che in occasioni delle aggressioni, sono stati picchiati criminali di bassa lega e non appartenenti alla camorra.

“La rivolta dei detenuti, riuniti tutti dentro il parlatorio, preso simbolicamente come luogo di rivolta contro le condizioni che vivevano, mostrava il disagio della direzione e della catena di comando interna al carcere, sostanzialmente mostrava che la direzione non aveva fatto un buon lavoro perché non era riuscita a controllare il carcere.

La seconda ragione è che certamente rischiava di mostrare la condizione in cui versano i detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere che è, come nella maggior parte delle carceri italiane, una condizione infernale, inumana, intollerabile in uno stato di diritto, nonostante la politica non se ne faccia carico mai”, scrive Saviano su CorSera.

Saviano: “A Santa Maria Capua Vetere niente botte ai camorristi”

Lo scrittore rivela anche che sono stati picchiati criminali di bassa lega e non camorristi. “Chi è che non è stato picchiato tra i detenuti di Santa Maria Capua Vetere? Chi è che non è stato scelto tra i detenuti da punire? La risposta è semplice per chi conosce la vita delle carceri e i suoi rapporti interni di potere, a non essere pestati sono stati i detenuti camorristi e i colletti bianchi della camorra e della politica. Loro non sono stati sfiorati, non sono stati puniti, non sono stati pestati”.

Lo scrittore punta il dito contro chi pensa che “chi è in carcere non può pretendere di fare la bella vita” e “qualche schiaffo lo deve mettere in conto perché ha fatto di peggio. Il risultato di una lente distorta che spesso si usa per osservare il carcere è che lo Stato ha picchiato i detenuti, i detenuti senza protezione”.

Per Saviano si tratta di “piccoli borseggiatori, piccoli spacciatori, immigrati. Basso livello criminale. Rancore e ritorsioni che potevano sfogarsi sull’unica carne che puoi picchiare senza temere ritorsioni. L’unico detenuto pestato con un po’ più di spessore criminale sarebbe Marco Ranieri, di Latina, con una laterale partecipazione alla banda della Magliana”.

Infine, l’assenza di associazioni a tutela dei diritti dei carcerati. “Il carcere di Santa Maria Capua Vetere sconta anche altro. Essendo stato per anni un carcere con una massiccia presenza del clan dei Casalesi, le associazioni a tutela dei diritti dei carcerati, come ad esempio Antigone, venivano tenute lontane dai detenuti perché erano i clan a voler gestire tutto. Progressivamente il quadro è cambiato, e Santa Maria Capua Vetere si è riempito di carcerati non solo mafiosi ma di detenuti comuni”.

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