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Cultura

Agri Fogli, la raccolta poetica di Rita Nappi: “Così ho combattuto i miei mostri”

Agri Fogli, la raccolta poetica di Rita Nappi: “Così ho combattuto i miei mostri”. Già il titolo di questo nuovo libro sembra essere un’autentica dichiarazione d’intenti. Forse anche un manifesto ed è per questo che inizieremo dall’origine fino ad arrivare al suo scopo.

Agri Fogli, la raccolta nasce dall’insieme di esperienze, vissuti, percorsi ed emozioni di questi ultimi anni. La scelta del fiore non è assolutamente casuale. Ho scelto l’agrifoglio perché è un fiore tipicamente invernale. Il suo colore rosso, per me, rappresenta la resistenza con la quale ho combattuto i mostri del passato e combatto quelli del presente.

E’ un fiore molto particolare, infatti, nasce o viene impiantato nel fango o in una terra argillosa e nonostante si trovi in una stagione particolarmente fredda, quest’ultima non ostacola la bellezza del fiore. “AGRI FOGLI” è composto da circa 40 poesie suddivise in 3 sezioni: Dell’Amore, Lacci del Passato e Rimanenze. E’ un percorso interno che porta alla luce gioie, vittorie, amori e tante battaglie importanti, come la stessa leucemia scoperta soltanto un anno fa.

Mette in primo piano il tema delicato della pedofilia. Infatti, con la poesia “Preghiera ai violati” si cerca di dar voce ai bambini che hanno subito violenze e di dare loro “coraggio”, perché chi ha toccato, non può inquinare l’anima, non deve in alcun modo cambiare il vero io del bambino.

Agri Fogli, la raccolta poetica di Rita Nappi

La vera “mission” di questa raccolta è fare focus su temi indiscutibilmente rilevanti e che nella quotidianità restano all’ombra, è la voce fuori campo quella che grida aiuto, la mano tesa che vuole salvare… Il vero scopo è dare eco ad una flebile voce che vuole parlare, avere attenzione. Ogni singola parola, ogni singolo verso ha una valenza e spero che attraverso questo libro possa arrivare al cuore e alla vita delle persone piu’ fragili, a quelle inascoltate, ai diversi.

Agri Fogli è un libro diverso dal precedente “I miei orizzonti di versi…”
“Un libro che punta alla riflessione sulla vita, sulle questioni sospese con sé stessi. Ed è stato per me un gesto di libertà verso me stessa. Mi piacerebbe che la società in cui viviamo dedicasse più spazio alla cultura, al rispetto per la diversità e al supporto concreto alle vittime di violenza e pedofilia. Ognuno di noi merita di vivere come vuole ed essere felice.”

Se volessimo racchiudere il libro in un’unica parola sarebbe: CORAGGIO
Per le tre sezioni Dell’Amore, Lacci dal passato e Rimanenze ho scelto le seguenti poesie: Cheverny, Preghiera ai violati e Rimanenze (CLICCA QUI per acquistarlo)

A Cheverny (titolo)

Ci sono cose che non sono cose
ma non sai dare un nome.
Somigliano al tepore della casa,
al silenzio della chiesa,
al momento della scusa.
Quando ti chiedi dove sei finito,
e metti le mani in faccia per lo stupore
per quanto cammino sia stato fatto con ardore.

Ti ritrovi in un abbraccio che blocca per ore…
Forse lì che si può sostare una vita
una volta che sbatti dietro la porta.
Ci sono cose che hanno il profumo sul cuscino, del triste arrivederci pari ad un addio. Ci sono cose che non sono cose, ma sai che hanno il suo nome”.

Preghiera ai violati ( titolo)

Che questo reato sia di monito a tutti le genti indifferenti.
A chi fa spallucce,
a chi gira le spalle,
a chi tace e acconsente.
Ché la libertà sia un marchio sul cuore e non un alibi,
l’umanità dovrò vivere seguendo una regola Amare.
Io non confido più nel prossimo,
né nel mio come me stesso.
Confido nella luce filtrata dalle foglie,
dal flebile vento d’estate,
dal battere le mani per ringraziare.
Confido nei fanciulli di prima,
non di oggi.
E temo che sia troppo tardi:
sento addosso questo macigno di ingiustizie.
Tutto è fuorviante,
confuso e sterile.
Mi avete strappato le vesti,
la pelle, i miei stessi occhi…
E il senso dell’innocenza.
Voi non siete più ieri.
Ed io non sarò mai come voi.

Rimanenze (titolo)

Quel po’ di me che resta emerge
e sfavilla d’improvviso s’abbassa,
s’increspa e inciaspa.
Mi tengo a freno:
vorrei, ma non posso.
E’ tutta la vita che scorre davanti non si ferma un secondo.
Non riesco ad allungare il dito
neanche a quel Dio che mi ha tanto proibito.
Resto o vado via?
Alibi e scommesse,
per chi come me gioca a carte con la morte.
Voialtri non v’accostate,
non v’affacciate negli occhi,
pensate di sapere…
E invece quel po’ di me che resta
lo lascio lì a me stessa”.

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