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Elena Sofia Ricci: “Io bambina-ragazza con zone d’ombra, sono stata educata ad odiare mio padre”

Elena Sofia Ricci: “Io bambina-ragazza con zone d’ombra, sono stata educata ad odiare mio padre”. La profonda riflessione dell’attrice sul suo passato in una intervista rilasciata ai microfoni della rivista ‘Vanity Fair’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

La donna è ancora legata a stereotipi?
«Abbiamo per fortuna altri valori, l’estetica non può più essere disgiunta dall’etica, dalla persona. Purtroppo veniamo da anni di edonismo sfrenato. E ci sono ancora donne che non riescono a sopportare il tempo che passa e abusano della chirurgia estetica, che peraltro io non demonizzo, se ben fatta. Chi lo dice che tra un po’ non cadrò nella tentazione di un lifting! Mai dire mai».

Come vive il suo corpo?
«Sono stata una bambina-ragazza con zone d’ombra importanti, con un profondo senso di malinconia perché non avevo una famiglia equilibrata. Non mi vedevo bella, ero piena di complessi. In più sono stata “educata” per odiare mio padre che non vedevo. Ma io non ero convinta.

Solo a 30 anni ho capito che non lo potevo odiare perché non lo conoscevo. Sono andata in psicoterapia, il mio equilibrio è cambiato e con lui la percezione della mia fisicità. Anzi, mi è proprio cambiato il fisico. A partire dall’occhio sinistro, guarda caso quello legato all’emotività, che a metà giornata da sempre pian piano si chiudeva. La giustificazione era perché era pigro, come quello della nonna materna.

E invece pensa un po’, dopo un anno di sedute, il problema era scomparso. Avevo ritrovato mio padre, i miei fratelli, recuperato quei pezzi del puzzle che erano macerie sane. L’occhio si è riaperto e io ho cominciato a diventare più bella».

Elena Sofia Ricci: “Io bambina-ragazza con zone d’ombra”

Le manca un anno ai sessanta.
«Non mi cambierei con i venti, ma avrei voluto fermarmi ai quaranta, non lo nego. Però più che migliorare stravolgendomi i connotati cerco di curarmi l’anima creandomi nuovi stimoli. Manuela Mandracchia, nel ruolo della strampalata zia Maura in Famosa, opera prima di Alessandra Mortelliti, giustifica il fatto di essere circondata da orologi che suonano a orari diversi con la frase “mi piace confondere il tempo”.

Ecco, vorrei riuscirci anch’io. Potessi con l’energia che ho equiparare la testa che ringiovanisce al corpo che invece involve. Purtroppo però, come diceva Sciascia, “il corpo è il buon cane che guida il cieco”. Noi siamo ciechi e abusiamo del nostro corpo anche quando ci dà segnali evidenti. Se non lo ascolti, ti ferma lui. L’ho provato sulla mia pelle».

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