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Spettacolo

Francesca Marino: “Mio padre il maestro. Regia al femminile oggi è moda ma quante difficoltà all’inizio”

Francesca Marino: “Mio padre il maestro. Regia al femminile oggi è moda ma quante difficoltà all’inizio”. La regista figlia d’arte si racconta e parla della condizione femminile nel mondo del Cinema in una intervista a ‘Vanity Fair’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Negli ultimi anni qualcosa nel cinema sta cambiando, visto che ci sono molte più registe a dirigere film e serie tv, non crede?
«Sì, in quest’ultimo periodo va di moda la regia al femminile, ma quando Matteo Rovere ha scelto di investire su di me il clima non era così favorevole e, soprattutto, scontato. Nella mia vita mi sono trovata spesso a essere l’unica autrice donna e, ancora oggi, se dico al vicino di casa che ho fatto un film, crede che sia un’attrice e non la regista».

Come se lo spiega?
«Al di là del discorso sull’essere donna, penso che ci sia anche un problema generazionale: fortunatamente ci sono produttori come Rovere che investono sui giovani e sulle opere prime. Dal Centro Sperimentale – che ho frequentato – escono il 50% di diplomate registe, ma ne esordisce solo il 10».

Francesca Marino: “Mio padre è stato il maestro”

La scintilla per questo lavoro quando è nata, invece?
«Da piccolissima. Ero sul set di un film di mio padre che si chiamava Ultimo banco: eravamo sulla spiaggia e io dovevo fare i castelli di sabbia come comparsa. Ricordo questo carrello lunghissimo che era stato montato e i miei occhi pieni di stupore: avevo subito capito che nella vita avrei voluto fare questo, anche se la mia famiglia ha cercato di ostacolarmi in tutti i modi, volevano che facessi l’avvocato».

Ma come? Con un padre regista?
«Sapevano che è un mondo fatto di tantissime delusioni e speravano che facessi qualcosa di più “sicuro”, anche se, col senno di poi, se ne sono fatti una ragione quando sono entrata al Centro Sperimentale. Ho sempre avuto voglia di emanciparmi ma, verso i 17 anni, ho anche sentito l’esigenza di trovare qualcosa che fosse mio, così ho iniziato a fare le fotografie: mi serviva dedicarmi a un’attività che non fosse ereditaria».

Il fatto di essere figlia d’arte l’ha più aiutata o penalizzata?
«Mi ha senz’altro aiutata perché, al di là del Centro Sperimentale, avevo a disposizione un bagaglio d’esperienza incredibile, senza contare che mio padre è sempre stato il mio maestro più severo. La mia famiglia non ha mai ecceduto in complimenti, infatti ricordo che, quando mio padre mi fece i complimenti per il film del Solinas, sentii che il premio lo avrei vinto, e così è stato».

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