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Maria De Filippi: “Raffaella Carrà icona gay per 2 motivi. Io sanguinaria? È una cosa che mi diverte…”

Maria De Filippi: “Raffaella Carrà icona gay per 2 motivi. Io sanguinaria? È una cosa che mi diverte…”. La conduttrice si racconta ripercorrendo le tappe significative della sua carriera in una intervista a ‘La Stampa’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Avete poi giocato a burraco con la Carrà? Ve l’eravate promesso dopo una sua partecipazione ad Amici.
«Alla fine no. Quell’estate io ero ad Ansedonia, lei a Cala Piccola; avrei dovuto raggiungerla ma un problema con mia madre ha fatto saltare la serata. Diceva che mi avrebbe battuto a mani basse».

L’avrebbe battuta?
«A mani basse».

Che rapporto aveva con lei?
«Un rapporto che nasce molto prima che la conoscessi».

Un po’ criptico.
«La guardavo in tv cantare, condurre “Canzonissima”, ballare il “Tuca tuca” con Alberto Sordi, far finta di non sapere quanti fossero i fagioli Anzi, forse lo sapeva, me lo sono sempre domandato.

Poi, quattro anni fa, mi è stato chiesto di partecipare ad una sua trasmissione e finalmente l’ho conosciuta di persona. Quell’intervista è stata per me molto importante perché a volte ti fai un’idea di una persona attraverso la televisione e vedere che la realtà corrisponde al tuo pensiero, è importante.

Mi pare di essere stata estremamente sincera con lei, penso di aver colto nel suo sguardo la stessa sincerità e un po’ di stupore, a volte, su alcune considerazioni che facevo. Era acuta, intelligente, sensibile, conduceva fingendo di non condurre, ristabilendo davanti alle telecamere quella che era la verità».

Maria De Filippi: “Raffaella Carrà icona gay? No  icona e basta”

[…] Perché la Carrà è diventata un’icona gay?
«Era un’icona e basta. Per gli etero perché aveva coraggio di fare quello che tutti pensavano ma non avevano il coraggio di fare. Per i gay perché magari ballava vestita da suora sexy cantando un successo dei Beatles con i ballerini mezzi nudi che si muovevano come se fossero a cavallo. E poi raccontava di essere cresciuta da sola con sua madre. E questo le consentiva di dire che non c’è nessun problema in una famiglia costituita da due uomini o da due donne».

In effetti non c’è. Eppure viviamo in un Paese che cerca di definire per legge gli orientamenti sessuali delle persone.
«È triste constatare che sia così. Ma quando un diciottenne si suicida a Torino perché non riesce a sopportare il bullismo omofobo o a Crotone un quindicenne viene pestato sul lungomare perché gay, si è costretti a ribadire per legge che gli orientamenti sessuali delle persone non devono interessarci. Il bollettino quotidiano di violenze e intimidazioni dovrebbe spaventarci».

Lo dico come lo direbbero a destra: il ddl Zan è liberticida, ci vuole togliere la libertà d’espressione.
«La libertà di espressione è un caposaldo fondamentale di ogni democrazia, ma non è intellettualmente onesto confondere la libertà di espressione con la libertà d’insultare, discriminare o istigare ad atti di violenza e, in un certo qual modo, giustificarli. Il dibattito sul decreto Zan ha assunto, come sempre accade in Italia, connotazioni e strumentalizzazioni di parte. Ma qui non siamo di fronte a una questione di parti o di partito, ma a una questione di civiltà».

[…] lei è stata “amante” di suo marito. Se ci ripensa oggi che effetto le fa?
«Lo stesso che mi faceva allora, la paura di fare una cosa sbagliata che non avrebbe portato a niente, che mi avrebbe causato sofferenze inutili, che però volevo vivere».

Maria De Filippi: “Raffaella Carrà? Avevamo un rapporto criptico”

Proietti, Battiato, Morricone. È stato un anno duro. Che rapporto ha con la morte?
«Orrendo. La temo, invidio chi ha un rapporto sereno con la morte. Mi fa paura perché non la conosco, è una cosa che non potrò mai controllare. E mi fanno paura le malattie, mi fa paura la sofferenza, mia e degli altri».

Dio esiste?
«Penso di sì. Perché non dovrebbe esistere? Se poi è una esigenza individuale pensare che esista, non lo so. Però, essendo anche mia, penso che esiste».

[…] a guardarla da lontano, è come se il contatto fisico la mettesse in imbarazzo.
«Non ho nessun imbarazzo nel contatto fisico con le persone della mia vita. In televisione io non incontro chi fa parte della mia famiglia, incontro chi fa il mio lavoro, chi fa il cantante, chi fa l’attore o persone comuni con cui però non ho certo un rapporto quotidiano. Abbracci e baci, in quel caso, sono un saluto televisivo ma non rispondono a una reale frequentazione di vita e siccome in televisione io porto me stessa, forse lei ha notato questo».

Lo abbraccia suo figlio Gabriele?
«Lo abbracciavo molto quando era piccolo; adesso  che è adulto mi abbraccia di più lui e io di conseguenza. Adesso sono io più piccola di lui».

La chiamano tutti Maria, come se fosse normale darle del tu.
«È il mio nome. Non ci vedo nulla di male. La televisione è un elettrodomestico: un giorno il Dixan lo metto io. Un giorno lo metterà qualcun altro».

Che ragazzina è stata?
«Beh, curiosa, chiedevo sempre il perché del perché, volevo fare tante cose, mi facevano fare tanto sport perché almeno mi quietavo. Ho avuto una bella infanzia e una bella adolescenza. Sono stata fortunata».

[…] Non si sente mai in imbarazzo per i protagonisti dei suoi show?
«Mi è capitato più di una volta e l’ho sempre dichiarato. Spero di averlo fatto con educazione».

Maria De Filippi: “Raffaella Carrà icona gay per 2 motivi”

Quando è stata l’ultima volta che ha alzato la voce?
«In televisione a volte capita. Se però divento prevaricante con chi ho invitato mi dispiace molto. Anche perché il ruolo che ho è prevaricante di per sé. Preferisco i confronti alla pari. Mi capita di farlo anche nella vita privata, dopo un minuto però mi passa e sono così cretina da chiedere scusa anche se ho ragione, per il semplice fatto di avere alzato la voce».

È mai stata in terapia?
«Ho fatto ipnosi e psicoterapia. Penso sia utile per chiunque, vuol dire stare con sé stessi».

Che cosa ha scoperto?
«Come accettarmi».

Lei ha un approccio molto psicologico. I gesti, gli sguardi, le mezze frasi.
«Non so se quello che ho è un approccio psicologico, ma è l’unico che conosco ed è quello che ho anche nella vita».

D’Agostino la chiama Maria la Sanguinaria.
«Sì, è una cosa che mi ha sempre divertito. D’Agostino è un uomo intelligente e acuto. Per quello che lo conosco ha una sensibilità onesta».

Che cos’ è oggi la mafia per lei?
«Qualcosa che mi fa paura».

Ci pensa ancora all’attentato?
«Molto meno».

Sera. A tavola. Lei e Costanzo. La tv è accesa?
«Sì, è accesa, ma a volume basso. Il telecomando è in mano a Maurizio, come sempre, e alza quando l’argomento gli interessa».

A lei che cosa interessa in tv?
«Tutto. È il mio lavoro, la faccio e la guardo per capire».

De Filippi, che cosa c’è dietro l’angolo?
«Magari lo sapessi».

Magari Sanremo.
«Sanremo è un bellissimo spettacolo; quando ero vicino a Carlo Conti non mi sono goduta l’opportunità che Carlo mi ha dato. Amadeus e Fiorello hanno fatto benissimo, con tanta fatica dovuta alle restrizioni».

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