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Abel Ferrara si racconta: “Droghe e alcol a fiumi da quando avevo 16 anni. In Campania mi hanno salvato”

Abel Ferrara si racconta: “Droghe e alcol a fiumi da quando avevo 16 anni. In Campania mi hanno salvato”. Il regista americano parla del suo rapporto con droga e alcol e di come sia riuscito a disintossicarsi in una intervista a rollingstone.it. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] ha trovato la sua redenzione?
“Continuo a trovare la mia redenzione in ogni momento. Sto provando ad andare avanti giorno per giorno. Ho tante cose che necessitano di redenzione quando guardo indietro, a tutta la mia fase “cattiva”. Ne sono cosciente… Quindi cerco di farci i conti a poco a poco, passo dopo passo. Mi assicuro di essere giusto con le persone che amo, con quelle che mi stanno intorno. Di prendermi cura delle cose qui e ora”.

Cos’è il peccato per Abel Ferrara?
“Fare del male a qualcuno. Che posso dire? Vuoi che gli altri siano buoni con te, quindi cerchi di comportarti bene affinché questo accada. Sono buddista, noi abbiamo una lista molto semplice di ciò che è giusto e di ciò che non lo è”.

[…] Che fase della sua carriera sta attraversando?
“Ho appena vinto a Locarno il Pardo d’oro per la miglior regia col mio ultimo film, Zeros and Ones, però è stato uno choc…”

[…] Soffre per le critiche?
“No, anzi, di solito apprezzo molto le recensioni negative, mi divertono. Ma quella non faceva davvero sconti. Sembrava che il giornalista, oltre al film, detestasse proprio me come persona. Insomma, sono andato a letto pensando: “Fanculo, è stato un vero disastro”.

Il giorno dopo ne ho parlato coi miei due produttori, che invece erano entusiasti. Gli ho risposto: “Ma andate al diavolo, siamo fottuti”. Poi è arrivato un tizio e mi ha detto: “Hai vinto il premio per la miglior regia”. Non potevo crederci, vista l’accoglienza della giornata precedente. Per questo dicevo che vincere è stato uno choc. Comunque, quando vinci premi non ti danno soldi. Invece ne guadagno quando leggo poesie (ride)”.

Abel Ferrara si racconta: “Droghe e alcol a fiumi da quando avevo 16 anni”

[…] Le capita di pensare alla morte?
“Sai, passi la vita a cercare di ucciderti con le droghe e l’alcol e poi arriva una pandemia, così pensi: “No, non voglio morire davvero. Non voglio”. In ogni caso, prima o poi accadrà, ma non è che mi vengano attacchi di panico al pensiero. Sai, io sono buddista, perciò credo nella reincarnazione. La morte non è un pensiero che mi spaventa. Invece Shia credo stia diventando cattolico (ride)”.

[…] Beve solo acqua frizzante, neppure un calice di vino. È diventato astemio?
“Vi racconto come sono diventato completamente sobrio. Non mi drogo e non bevo da nove anni, ormai. Sono stato in una comunità a Valle di Maddaloni, vicino Caserta”.

Perché ha scelto proprio la comunità di Maddaloni?
“Sono andato lì perché ho familiarità con quelle zone. Mio nonno era nato in quella zona. Comunque, ero a Napoli e stavo girando questo documentario che si chiama Napoli Napoli Napoli. È una serie di interviste fatte nel carcere femminile di Pozzuoli. Mentre giravo, ero sempre strafatto.

Vivevo nei Quartieri Spagnoli, un posto delirante come Scampia. In quei posti puoi trovare di tutto a livello di droghe, è peggio del Bronx di New York. Un giovane attore che mi amava come se fosse un figlio per me mi ha suggerito di smettere. Ero atroce, oltraggioso perfino per Napoli, credo che nei Quartieri si ricordino ancora di me”.

Per esempio?
“Per me era impossibile stare seduto a un tavolo per cena come stiamo facendo adesso. Dovevo assolutamente andare in bagno a farmi, ma poi non riuscivo a stare fermo. Mi ci sono voluti 15 anni di meditazione per imparare una cosa così semplice come stare seduto e cenare.

Anche quando uscivo con una donna, le dicevo: “Ok, vai al ristorante, ordina del cibo e due bottiglie di vino e chiamami quando arriva tutto”. Perché io non riuscivo a concepire di dover stare lì fermo ad aspettare. Poi fingevo, magari un mal di stomaco, per avere la scusa per allontanarmi dalla cena e tornare a farmi. Con l’alcol non andava certo meglio…”.

Abel Ferrara si racconta: “Bevevo 40 birre al giorno…”

In che misura ne ha abusato?
“Bevevo 40 birre al giorno… Tenendo conto che non dormivo praticamente mai, era come berne due all’ora, quindi nemmeno così tante… Per questo riuscivo a lavorare lo stesso. Una volta una fidanzata mi disse: “Sei l’unica persona al mondo in grado di bere una six-pack di birra mentre dorme”. Le persone magari si svegliano la notte e fumano una sigaretta. Io, ammesso che riuscissi a dormire, mi svegliavo comunque per bere sei birre e poi tornavo a letto”.

A che droghe si riferisce?
“Eroina e cocaina… e tantissimo alcol. Tornando a come ne sono uscito, questo ragazzo che avevo scelto per fare l’attore, molto giovane e pulito, mentre stavamo girando a Napoli mi dice: “Prova ad andare nella comunità di Maddaloni, puoi entrarci anche domani, quando vuoi”. Era anche gratis, quindi alla fine ho deciso di provare. E così, dopo quattro mesi di permanenza, ho smesso”.

In soli quattro mesi? Il miracolo Padre Pio lo ha fatto a lei… Come l’hanno aiutata?
“Allora, c’erano questi ragazzi molto giovani e tutti tossici da Torre del Greco, Benevento e altre zone limitrofe. Alcuni di loro erano anche delinquenti che avrebbero dovuto stare in prigione per rapine e reati più gravi, ma erano stati mandati in comunità come alternativa al carcere.

Erano tutti isterici e volevano farsi. Io gli dicevo: “Ragazzi, voi dovete stare qui tre anni per aver fatto uso di sostanze per qualche anno. Be’, seguendo questa logica, se dovesse essere una cosa proporzionale, io dovrei stare qua dentro 50 anni!”. Quel posto è il migliore del mondo per curare tossicodipendenti”.

Abel Ferrara si racconta: “In Campania mi hanno salvato”

[…] Quando aveva iniziato con le droghe?
“Io sono un tossico da quando avevo 16 anni. Ho iniziato con l’erba, come tutti. Fumavo quando ce n’era e basta. Poi, col tempo e coi primi soldi, sono passato alla cocaina. Mi dicevo che non mi sarei mai fatto di eroina, però non è andata così… Più ti ritrovi soldi in tasca e più cerchi droga migliore. È andata a finire che stavo sempre a drogarmi e a bere.

Successivamente ho scoperto il crack, che è la fine del mondo, il più grande demone di tutti i tempi! Intanto, continuavo ancora con l’alcol e la cocaina, mentre nel frattempo non smettevo di fare film, anzi. Sui vari set, ho scelto molti collaboratori solo perché sapevo che avrebbero potuto procurare la droga facilmente”.

Abel Ferrara si racconta: “Mi facevo eroina e cocaina poi ho scoperto il crack”

Il suo film dove è girata più droga in assoluto?
“Ah, decisamente Go Go Tales. Bellissimo! Un film molto divertente, c’era anche Asia Argento. Tantissimo alcol, anche. Tutto il giorno… Mi hanno tutti ringraziato molto alla fine delle riprese”.

Ma alla fine è riuscito ad uscirne…
“Sì, grazie alla comunità di Maddaloni. La crisi di astinenza è un incubo che davvero non ti so descrivere, ed è la prima fase della disintossicazione. Può durare fino a 40 giorni. Stai male proprio fisicamente.

In quel periodo devono fare il possibile per provare a trattenerti perché tu hai un solo pensiero: come arrivare alla stazione di Caserta che sta a una decina di chilometri da Napoli e in quei momenti ti sembra Disneyland, perché pensi a tutta la droga che ci puoi trovare. A Roma è diverso: la droga fa schifo ed è super costosa. Poi lì ci sono un sacco di poliziotti sotto copertura. Mancano solo il KGB e il Mossad, ma magari ci sono pure quelli (ride)”.

Perché non ha scelto l’America per disintossicarsi?
“Perché nei rehab americani non sarebbe stato possibile. A parte che costano tantissimo, non fanno un buon lavoro. Lì ci vanno Britney Spears e tutti quei personaggi che valgono un sacco di soldi e quindi non possono fermarsi: li spediscono là tre settimane, un periodo di tempo ridicolo per una disintossicazione reale, in modo che si rimettano a posto fisicamente, ma psicologicamente il problema rimane, non si risolve niente”.

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