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Jo Squillo: “Figli? Non ne ho fatti ma ne ho incontrata una. Gf Vip? Vorrei entrare con burqa per lanciare un messaggio”

Jo Squillo: “Figli? Non ne ho fatti ma ne ho incontrata una. Gf Vip? Vorrei entrare con burqa per lanciare un messaggio”. La cantante si racconta prima del suo ingresso nella casa del Grande Fratello Vip in una intervista a ‘Il Fatto quotidiano’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Scusi Jo Squillo, ma lei non era una punk anarchica?
“Certo. E dopo quarant’anni di carriera continuo ad esserlo”.

E perché va al Grande Fratello Vip, che per i detrattori è tutto tranne che un programma di rottura?
“Le pare che ci siano altri spazi per noi artisti che non lavoriamo da un anno e mezzo? Siamo stati dimenticati da tutti. Io faccio la cantante, faccio spettacoli nelle discoteche, un comparto distrutto. E poi basta con questi cliché sui reality: essere artista significa provare a realizzare degli atti di riflessione anche in un contesto diverso da noi”.

E lei pensa di riuscirci?
“Ci voglio provare fin da subito”.

In che modo?
“Vorrei entrare al Grande Fratello indossando un burqa, simbolo di oppressione delle donne. La mia non sarebbe una provocazione ma gesto forte per esprimere solidarietà alle donne di Kabul e alle nostre sorelle afghane. Oltre che un atto di libertà per rivendicare la libertà di tutte noi”.

[…] C’è altro che il pubblico scoprirà di lei?
“Sì, che sono «diversamente mamma»: anche se non ho fatto figli, tre anni fa ho incontrato una figlia. Questo, se capiterà, lo racconterò al Gf”.

Al Grande Fratello si va anche per i soldi?
“Per me essere un’artista non significa fare soldi o avere successo. Significa essere un’attivista, puntare le luci su ciò che merita, su un tema che mi sta a cuore. E lo farò anche nel reality per provare a cambiare qualche cattiva abitudine della nostra società”.

Ad esempio?
“Non voglio insegnare nulla a nessuno, al massimo far riflettere. Per esempio, vorrei che le ragazze di oggi capissero i danni della superficialità: si può essere leggeri ma non vacui. E poi vorrei parlare di veganesimo”.

Jo Squillo: “Figli? Non ne ho fatti ma ne ho incontrata una”

Lo sa che il cibo nei reality è sempre un oggetto di scontro?
“Ho fatto Isola e Fattoria, lo so bene. Ma discutere del consumo della carne non significa fare proselitismo: io sono vegana e c’è voluto un lungo percorso per arrivarci”.

Le liti la spaventano?
“Lanciavo tampax macchiati di rosso dal palco, negli anni ’80, per rompere il tabù della violenza contro le donne. Mi tingevo di capelli di verde per parlare di ecologica, si figuri se il confronto mi spaventa: i percorso minati mi sono sempre piaciuti”.

A proposito di violenza contro le donne, lei scrisse la canzone Violentami sul metrò: «Violentami violentami piccolo/violentami violentami sul metrò»
“Era una canzone potente, un ribaltamento culturale: le donne non ci stavano ma non volevano essere considerate solo in quanto vittime. Gianna Nannini mi disse: «Hai scritto la canzone per eccellenza contro la violenza sulle donne»”.

Che oggi probabilmente verrebbe stroncata dal politicamente corretto.
“Molta gente non ha capito la provocazione allora, figuriamoci oggi. In più il politicamente corretto non ha cambiato nulla, la politica nemmeno. Mentre tutti chiacchierano del nulla, siamo ancora qui a parlare di femminicidi – sette solo negli ultimi giorni – e viviamo in una società sempre più brutalizzante”.

[…] Nella sua di storia c’è anche la morte dei suoi genitori: nel giro di un mese ha perso entrambi.
“A distanza di due anni faccio fatica a parlare, è un percorso complicato, durissimo da metabolizzare”.

[…] Lei ha mai subito tentativi di violenza
“Mi sono scelta come nome d’arte Jo Squillo: quando si avvicinano, si spaventano. Però ho diversi stalker che mi perseguitano da anni: uno mi manda via mail le foto del suo pene, l’altro da più di dieci anni mi perseguita al telefono. È un feticista dei piedi. Ho cercato di denunciare ma mi dicono che non possono fare nulla”.

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