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Gabriele Muccino: “Mio fratello come un lutto, dal 2007 non vuole vederci. Un aspetto è inspiegabile”

Gabriele Muccino: “Mio fratello come un lutto, dal 2007 non vuole vederci. Un aspetto è inspiegabile”. Gabriele Muccino si racconta a cuore aperto nell’autobiografia, «La vita addosso», realizzata con Gabriele Niola (Utet editore, 17 euro, 307 pagine) e anticipata da ‘Il Corriere della Sera’.

«Una lunga cavalcata di 24 anni, metà in Italia e metà in America, a cavallo di due culture molto diverse. Ho aperto ogni file della memoria in modo onesto». A cominciare dalla tv. «Ci sono arrivato grazie a mio cugino, che lavorava a Mixer. Mostrò a Minoli i miei corti e me ne commissionò tre: sull’innamoramento, sulla gelosia e sulla separazione. Poi per cinque mesi ho fatto Un posto al sole. La tv è stata una palestra, l’obiettivo è sempre stato il cinema».

Poi arriva Will Smith.
«Per un curioso allineamento di astri, in cui entra Mike Bongiorno e anche il Corriere, con un’intervista di Giovanna Grassi a Will che parlava de L’ultimo bacio. Avendo lo stesso agente riuscii a conoscerlo e lui mi propose La ricerca della felicità, tutto accadde in modo precipitoso. Non ebbi tempo neanche di capire l’enormità dell’evento. Siamo sempre in contatto, è un amico».

E Mike?
«Giravo uno spot con lui e Fiorello e mi chiamano da Hollywood. Lui mi sentiva parlare e si lamentava con Fiore per il mio inglese. Alla fine vado nel suo camper e lì mi arriva la chiamata definitiva. Surreale. Fa molto ridere».

Più dolorose le pagine su suo fratello Silvio.
«Non lo vedo dal 2007, dopo questo tempo si elabora una sorta di lutto, non ha voluto incontrare me, in nessuna occasione, i miei figli, i miei genitori, mia sorella, ma anche Giovanni Veronesi, Carlo Verdone, ha fatto terra bruciata intorno a sé, lontano da tutti quelli che lo hanno amato. La sua scomparsa ha lacerato il tessuto familiare, a ognuno manca un fratello o figlio.

Rimane inspiegabile, farà lui il bilancio della sua vita. A un certo punto ha fatto dichiarazioni su di me talmente gravi, descrivendomi come uomo violento. Sono state il napalm. Le carte giudiziarie dicono l’opposto, la vicenda si è chiusa con l’archiviazione. Nel libro ho voluto raccontare tutto, non mi faccio sconti come uomo e padre».

Gabriele Muccino: “Mio fratello come un lutto, dal 2007 non vuole vederci”

Ci sono stati altri contatti?
«In uno degli ultimi due film cercai di fare una mossa di una forza sovraumana, di azzerare tutto ripartendo almeno professionalmente da dove avevamo interrotto. Ho scritto un personaggio per lui. Ma non ne ha voluto sapere. Ti risponde con gli avvocati e allora basta così».

[…] Racconta anche della sua balbuzie. Un limite?
«È stato un grosso problema da ragazzo perché non riuscivo a socializzare. Col senno di poi è stata una spinta in più per fare cinema. Sono un narratore di storie più di quanto sia stato capace di farlo con la parola».

Alla Festa di Roma si vedrà un assaggio della serie tv «A casa tutti bene» per Sky.
«La mia prima serie. L’ho fatta a modo mio, Sky mi ha lasciato completa libertà con giovani attori molto bravi».

Per i David, si è fatto la fama di rosicone.
«Possono dire quello che vogliono, ma resta una cosa clamorosa che non abbia più avuto nomination come miglior regista dal 2003. Sento una sorta di avversione, a prescindere da quello che faccio. Ho preferito uscire dall’Accademia. Sto meglio così devo dire».

Usa molto i social network, si pente ogni tanto?
«Sì, spesso. Per esempio con i fratelli D’Innocenzo che mi stanno anche molto simpatici e conoscono il fair play più di moltissimi altri di questo mondo. I social non sono un mezzo per comunicare concetti o raccontare emotività, solo per informare. A volte non ci penso».

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