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Simoncelli, la fidanzata: “La mia vita cambiò in pochi secondi. Da allora ho un problema”

Simoncelli, la fidanzata: “La mia vita cambiò in pochi secondi. Da allora ho un problema”. Kate Freddi parla a cuore aperto a 10 anni dalla scomparsa del campione di motociclismo morto in un incidente. Di seguito alcuni passaggi dell’intervista a ‘Il Corriere della Sera’.

Ha 32 anni. Ne aveva 17 quando conobbe Marco, ne aveva 22 quando lo perse. Se guarda indietro cosa trova?
«Ho sempre tenuto dei diari e un giorno scriverò un libro anche se non l’ho mai detto a nessuno. Li ho riletti per dare un contributo al docufilm su Marco e mi sono resa conto che ho vissuto quegli anni come una bambina, senza pensare al futuro. Mostravo una leggerezza che adesso mi manca perché ho capito che le cose brutte accadono. La mia vita cambiò in una manciata di secondi. Da allora ho a che fare con un’ansia permanente. Se mio fratello non risponde al telefono penso al peggio. Prima di quella tragedia i brutti pensieri non avevano spazio».

Il tempo cura le ferite. È proprio vero?
«Mostra la realtà in modo diverso. Se avessi continuato a vivere come ho vissuto l’anno successivo alla morte di Marco mi sarei ammazzata. Ero tagliata in due, mi mancava un pezzo della mia esistenza. Per fortuna siamo fatti per sopravvivere, la mente cerca di allontanare il dolore. Non lo annulla, lo attenua un po’».

Simoncelli, la fidanzata: “La mia vita cambiò in pochi secondi”

C’è stato Marco con il quale condividere una intimità e poi c’è il Sic, una figura che appartiene a tutti noi. Dove le due immagini coincidono?
«Il Sic fa parte della mia vita oggi. Quando qualcuno mi parla di Marco penso al lavoro nella Fondazione. Poi ci sono i ricordi, il suo modo di essere affettuoso, anche se il lato romantico era ai minimi termini. Avevamo vent’anni, sul romanticismo, un disastro. Ora con Andrea, il mio ragazzo, vado meglio, mi impegno di più».

«Casa Simoncelli» è una struttura che accoglie disabili; casa Simoncelli è diventata casa sua…
«La prima è un centro diurno che abbiamo finanziato per donarlo alla Comunità di Montetauro. Il progetto mi spaventava, era molto costoso. Ce l’abbiamo fatta e frequento la Casa per dare una mano ad alcuni ragazzi in difficoltà. Poi, parlare di casa Simoncelli significa parlare della mia famiglia. Dopo l’incidente rimasi a vivere con loro, mi hanno accolta. Potevamo sostenerci a vicenda e così è stato».

Paolo Simoncelli è rimasto in pista. Mamma Rossella e Martina, sorella di Marco, che strada hanno percorso?
«Rossella continua ad assistere Paolo, come ha sempre fatto. Martina ha studiato, ha viaggiato, lavora in Spagna. Credo che non sia pronta per lavorare con suo padre e che non desideri che si parli di lei».

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