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Spettacolo

Alessandra Mastronardi: “Carla Fracci? Sul set mi aveva fatto una richiesta. In comune abbiamo un aspetto”

Alessandra Mastronardi: “Carla Fracci? Sul set mi aveva fatto una richiesta. In comune abbiamo un aspetto”. Alessandra Mastronardi diventa Carla Fracci nel Film “Carla”, al cinema dall’8 al 10 novembre e in seguito in onda su Raiuno. L’attrice ne parla una intervista rilasciata ai microfoni di ‘Io Donna’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Come si è preparata a interpretarla?
“Durante la pandemia il progetto è slittato più volte e la mia insegnante, Paola Lizza, mi ha dato lezioni di danza classica su Zoom da Londra mentre giravo un film a Budapest: attaccata a una sedia o all’asse da stiro facevo finta che fossero la mia sbarra! Ovviamente poi per i balletti più complicati ho avuto una controfigura, l’étoile dell’Opera di Roma, Susanna Salvi. La prima volta che ho parlato su Zoom con la signora Fracci le ho fatto mille domande: ricordo che il regista, Emanuele Imbucci, gesticolava per dirmi: «Meno, meno!». Avevo un’ansia da prestazione incredibile, e ce l’ho tutt’ora. Volevo che fosse fiera del messaggio che stavamo mandando attraverso la sua storia”.

Alessandra Mastronardi: “Carla Fracci? Sul set mi aveva fatto una richiesta”

Ovvero?
“Un messaggio di forza e di coraggio, perché i sogni non si realizzano come nelle favole, non basta crederci, devi lavorare sodo, come ha sempre fatto questa straordinaria danzatrice: la sua era una disciplina fisica e psicologica, che metteva in pratica tutti i giorni con rigore e semplicità, perché era la sua passione autentica. Sapeva che per ottenere quello che voleva doveva soffrire, anche fisicamente: sacrifici che oggi molti non sanno più cosa siano e che invece ti aiutano a non dare nulla per scontato nella vita”.

Un messaggio che ha anche a che fare con il momento difficile in cui avete girato?
“La forza è stata un filo conduttore durante le riprese perché abbiamo incontrato moltissime difficoltà dovute al Covid, e ci siamo uniti nel portare a termine questo progetto per comunica re un annuncio di rinascita, di quel li che ad esso servono come il pane. Carla racconta la determinazione di un’eccellenza italiana che partendo dal nulla è diventata un esempio per tutti, una del le colonne internazionali del balletto classico. Lei raccontava spesso di essere cresciuta tra le galline, per ché viveva in campagna, e che per caso una signora disse ai suoi genitori: «Vostra figlia ha ritmo, dovreste provare a portarla alla Scala»”.

Alessandra Mastronardi: “Carla Fracci? In comune abbiamo un aspetto”

Anche lei è stata scoperta per caso…
“È vero, da ragazzina un agente mi ha fermata per strada e ha detto ai miei genitori: «Dovreste scommettere sul suo futuro, perché ha del potenziale». Nessuno della mia famiglia veniva dal mondo dello spettacolo. Mio padre è psicologo psicoterapeuta, mia madre dirige una scuola di formazione universitaria, e quando ho iniziato è stato difficile far accettare loro che io potessi fare qualcosa di più artistico e meno accademico. Non ho frequentato nessuna scuola di recitazione, ho imparato sul campo, dai registi e dai colleghi. Sono cresciuta sotto i riflettori: i miei errori li ho sempre fatti davanti a tutti”.

[…] Uno dei suoi tratti caratteristici è il sorriso, come lo era per Carla Fracci
“Eppure proprio lei per il film mi ha chiesto di sorridere poco. E ho notato che in tutti i backstage sorrideva pochissimo, perché prendeva seriamente ciò che faceva, e ci voleva una disciplina ferrea per resistere a quegli esercizi estenuanti e dolorosi. Poi, una volta salita sul palco, si trasformava, e si apriva in quel suo sorriso grandissimo. Senza volermi paragonare a lei, che sta su un altro livello, nel mio piccolo lo faccio anche io: prima di cominciare un film sono tesa, seria, studio il personaggio, ma una volta sul set tutta quella preparazione viene dimenticata e inizio a divertirmi. Ho anche notato che quando le facevano delle domande spiacevoli sorrideva e la domanda veniva dimenticata”.

[…] Quanto è vicina alla prospettiva della maternità?
“In passato, quando mi dicevano: «Eh, a 30 anni sentirai ticchettare l’orologio biologico», io rispondevo: «Veramente lo sento da quando ne ho 16!». L’istinto c’è sempre stato, ma il momento giusto arriverà quando arriverà. Anche perché prima deve arrivare una relazione solida, e la mia è finita da poco: è stata una bellissima storia, dove non sono venuti meno né la stima né il rispetto”.

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