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Mirta Merlino: “I miei genitori coppia aperta, mia mamma è andata via sei mesi per un viaggio…”

Mirta Merlino: “I miei genitori coppia aperta, mia mamma è andata via sei mesi per un viaggio…”. Mirta Merlino, i genitori coppia aperta, la situazione delle donne dopo la pandemia è non solo, la giornalista e conduttrice si racconta in una intervista rilasciata ai microfoni di ‘Io Donna’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

«Qualcosa è cambiato. Un virus ha sbriciolato molte certezze ma ha portato in evidenza il ruolo fondamentale e il carattere unico delle donne»

Che cosa è cambiato dopo?
«La pandemia è stata un incubo per tutti, un doppio incubo per le donne. Ma è stato anche il momento storico in cui siamo state protagoniste assolute, per questo dobbiamo approfittarne: serve rilanciare la battaglia di un riscatto inevitabile e necessario».

Mirta Merlino: “I miei genitori coppia aperta”

[…] Che cosa serve ancora?
«La solidarietà femminile. Cavarsela da sole non serve a nessuno. Ma ci manca anche una mentalità che non sia “io speriamo che me la cavo”: serve prepararci, dedicando tempo ed energie, come fanno gli uomini. La donna che più ha lasciato il segno nella sua vita. Mia madre. Sessantottina, femminista, donna complicatissima, ha vissuto in coppia aperta con mio padre, è andata sei mesi a studiare in Cina lasciando tutti. Maestra di libertà e indipendenza.

La storia della donna che nessuno dovrebbe mai dimenticare. Quella di Liliana Segre. Ha conosciuto l’odio ed è diventata maestra dell’amore. Ha avuto una vita da profuga, un’altra da moglie e madre. A 50 anni la terza vita: ha voluto lavorare. A 60, la quarta: ha deciso di girare per le scuole come testimone. Oggi è senatrice a vita. Anche lei, in pandemia, ha avuto paura. Paura di morire sola, lontano da figli e nipoti. In ogni storia del libro emergono rinunce, sacrifici, compromessi».

Siamo destinate all’incompletezza?
«Sì, ancora e purtroppo. Molte colleghe mettono da parte la maternità per poter fare il mio lavoro. In realtà abbiamo bisogno di tutto: amore, famiglia d’origine, lavoro e figli. E tutte le volte che abbiamo in mano un briciolo di potere dobbiamo lavorare per la causa comune. Dobbiamo farlo anche quando diventiamo madri: se nostro figlio un giorno si sentirà importante perché una volta a settimana andrà a prendere suo figlio a scuola, cosa dire? Avremo fallito nell’educarlo».

Lei li prendeva ogni giorno a scuola i suoi?
«Sì, parlavo sempre al cellulare, ero trafelata ma c’ero. Ho fatto i salti mortali. Salti che mi facevano sentire poco importante, devo dire. “Che ci siano donne così, in silenzio, dietro le quinte di questo paese, mi mette un sacco di tranquillità e di speranza”, scrive».

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