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La confessione di Paola Perego: “Avevo sedici anni quando la provai per la prima volta. Oggi posso dirlo: era benzodiazepine”

La confessione di Paola Perego: “Avevo sedici anni quando la provai per la prima volta. Oggi posso dirlo: era benzodiazepine”. La conduttrice racconta il passato difficile a causa degli attacchi di panico che l’hanno afflitta sin dall’adolescenza. Di seguito alcuni passaggi dell’intervista rilasciata a ‘Il Corriere della Sera’.

Lei ha raccontato di averne sofferto dall’età di sedici anni, praticamente da quando ha iniziato il suo percorso in tv. Lo ha scritto in un libro, «Dietro le quinte delle mie paure». Ma come ha fatto a nasconderlo per tanto tempo?
«Perché per anni la gente ha visto una persona in apparenza vivace, ironica. Ma io ero in una bolla. Prendevo delle medicine e non parlo di quelle che si prescrivono oggi, che sono molto più leggere. Parlo di medicine che, pur di allontanare la sensazione di panico, appianavano tutto. Piallavano ogni cosa, comprese le emozioni. Per esempio, non riuscivo più nemmeno a piangere. Molti dei miei ricordi sono offuscati, come dentro una nuvola. Compreso il mio matrimonio con Andrea (Carnevale, ndr). I critici dicevano che ero troppo fredda e distaccata, ma oggi posso dirlo: prendevo benzodiazepine».

Chi non l’ha mai provato non può capire, vero?
«No, non può. Perché i sintomi, dalla sudorazione fredda alla lingua gonfia fino al formicolio del corpo sono solo una parte dell’attacco di panico. La cosa più difficile da spiegare è la sensazione di essere a un passo dalla morte. Avevo sedici anni quando la provai per la prima volta e prima che iniziassi il percorso di guarigione, con l’analisi, l’ho sperimentata tante volte».

La confessione di Paola Perego: “Prendevo benzodiazepine per gli attacchi di panico”

Lei, dopo gli inizi da modella, ha cominciato subito con la televisione. C’è stata una volta in cui ha rischiato di non andare in onda?
«Sì, la ricordo bene. Ero incinta di Giulia, la mia prima figlia, e conducevo un programma su Tmc, dal titolo Quando c’è la salute. La gravidanza mi impediva di prendere troppe medicine e una notte, prima della diretta, non chiusi occhio. Il giorno dopo chiesi a una mia cara amica, Patrizia, di inventare per me una scusa perché ero sicura che non ce l’avrei fatta ad andare in onda. Lei ebbe un’idea: chiamò la psichiatra che mi seguiva, la convinse ad annullare tutti gli impegni, a piazzarsi nel mio camerino e ad assistermi ad ogni pausa. Così andai in onda».

Come ne è uscita?
«Con tre percorsi differenti di trattamenti di psicologia comportamentale».

Più di dieci anni di analisi?
«Sì, oltre dieci anni. Ho imparato tanto. Prima di tutto che la fragilità non è una colpa né qualcosa da nascondere. E io ho sbagliato, perché l’ho nascosta per tanto tempo ai miei figli. Avrei dovuto mostrarmi per quella che sono, ma erano altri tempi: se andavi dal medico e gli elencavi i sintomi, quasi certamente lui diceva che avevi un esaurimento nervoso. E così nascondevo, camuffavo, sedavo. Nascondevo le medicine in camerino, nessuno doveva sapere che da un momento all’altro sarei potuta crollare».

Paola, si avvicina il traguardo dei quarant’anni di carriera, nel 2022.
«Eh sì, ho cominciato come modella a sedici anni, nel 1982. E guardandomi indietro vedo che ho fatto tante cose molto diverse tra di loro. Sono stata la prima donna a fare infotainment, tra le prime a occuparsi di sport in tv. Ho lavorato con “giganti” della televisione, faccio solo due nomi: Sandra Mondaini e Raimondo Vianello».

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