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Camille Razat si racconta: “La mia vita cambiata dopo Emily. Francesi arrabbiati con me? Stereotipi per leggerezza”

Camille Razat si racconta: “La mia vita cambiata dopo Emily. Francesi arrabbiati con me? Stereotipi per leggerezza”. Camille Razat si racconta, la protagonista delle serie Netflix ‘Emily in Paris’ ripercorre le tappe della sua vita privata e professionale in una intervista a ‘Io Donna’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Camille, si aspettava il successo della serie Emily in Paris?
“No, anche se sapevo che Netflix può trasformarti in una star internazionale in un secondo. Sono timida, avevo paura di essere riconosciuta per strada: per fortuna – si fa per dire – quando la serie ha cominciato ad avere successo indossavamo già tutti le mascherine”.

Il pubblico sembra preferire il suo personaggio a quello della protagonista.
“È vero, ma Camille ha vita facile perché è solare e genero sa, e non fa del male a nessuno. Emily è più complica ta, ma mi piace perché è una ragazza assertiva che fa scelte determinate, anche a costo di sbagliare, e non ha paura di mostrare il suo lato oscuro”.

Anche per Camille ci sarà un lato oscuro nella seconda serie, su Netflix dal 22 dicembre?
“Sì, per fortuna! (ride) Diventerà più forte, e meno disposta a farsi prendere a sberle dalla vita: ricordiamo che nel finale della prima serie Emily le soffiava il fidanzato…”.

Camille Razat si racconta: “La mia vita cambiata dopo Emily”

Cosa farebbe lei, in una situazione simile?
“Sarei furiosa! E probabilmente me la prenderei più con la mia amica che con il mio fidanzato, anche se so che è ingiusto. Spesso siamo più indulgenti con gli uomini che con le altre donne, chissà perché”.

[…] Quanto è cambiata la sua vita con il successo della serie?
“Il mio profilo Instagram è esploso: in un attimo sono passata da 30mila a 600mila follower, e la mia agenzia ha ricevuto una valanga di chiamate, dopo che da qualche tempo il mio lavoro di modella languiva”.

Però pare che i francesi, in particolare i parigini, si siano offesi per il ritratto stereotipato che si dà di loro nella serie.
“Emily in Paris non vuole essere un ritratto realistico di Parigi, così come Sex and the City, il cui creatore è lo stesso, Darren Star, non voleva rappresentare la vera New York. Anche là c’erano molti stereotipi, ma servivano a dare un tono umoristico alla serie, e quella leggerezza che, nel caso di Emily in Paris, è servita in un momento tetro come la pandemia. Credo che per le ragazze chiuse in isolamento, senza poter frequentare la scuola o incontrare le amiche, la serie sia stata una piacevole fuga dalla realtà”.

Lei che cosa ha studiato?
“Mi sono diplomata in Letteratura, e i voti migliori li ho presi in filosofia. Avrei dovuto laurearmi in giornalismo: volevo diventare una reporter di guerra, perché non sopporto le ingiustizie, e volevo fare la mia parte nel denunciarle. In più amo le situazioni adrenaliniche! Però a 18 anni mi sono concessa un anno sabbatico per frequentare una scuola di recitazione: da un anno sono diventati due, poi tre… E il resto è storia”.

Camille Razat si racconta: “Mi sono diplomata in Letteratura”

[…] Che differenza c’è fra posare per un servizio di moda e recitare?
“Posare significa fare finta di essere la ragazza più bella e seducente del mondo, cosa che per me è sempre stata difficile: quando avevo 15 anni mi paragonavo alle altre modelle, tutte più alte e più magre di me, sentendomi inferiore, e ne soffrivo. Con la recitazione invece cerco di comunicare qualcosa di autentico, senza preoccuparmi del mio aspetto fisico”.

Chi gliel’ha insegnato?
“Gérard Depardieu, che mi ha detto: se qualcuno ti dice che non gli piaci, fregatene, e tira dritto”.

[…] lei si considera un’influencer?
“Qualcuno mi ha definita così per via del numero dei miei follower, ma a me non piace l’idea di influenzare gli altri, preferisco invitarli ad essere la versione migliore possibile di se stessi. Io stessa cerco di non seguire troppo i social media, anche perché so quanto le foto di Instagram siano costruite e irreali. Ma l’account social è diventato imprescindibile per il mio lavoro di attrice. Oggi la prima domanda che ti fanno ai provini è: “Quanti follower hai?””.

[…] Nella vita sta pensando a diventare madre?
“Io non voglio diventare madre. Molte giovani attrici esiterebbero a dirlo così apertamente. Ma è la verità. Credo che diventare genitori sia un grande traguardo, ma non fa per me”.

Un compagno c’è?
“Sì, da sette anni: un fotografo strepitoso, Etienne Baret, che tra l’altro ha firmato l’ultima campagna Roger Vivier. Secondo me è un genio, e spero che il resto del mondo se ne accorga (ride). Al momento stiamo decorando la nostra nuova casa, e mi diverto moltissimo: ho scoperto di avere anche l’animo dell’interior designer”.

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