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Saviano e l’ossessione per Napoli, che non ha mai vissuto: gli errori e i possibili motivi dell’astio

Saviano e l’ossessione per Napoli, che non ha mai vissuto: gli errori e i possibili motivi dell’astio. Roberto Saviano è nato a Napoli ma è cresciuto a Caserta, dove si è diplomato prima di iniziare poi l’università Federico II. L’Ateneo si trova a due passi da alcuni quartieri del capoluogo partenopeo che a quei tempi erano dominati dalla camorra. Probabilmente nasce da lì la volontà dello scrittore di portare in auge i problemi che attanagliano questa città, vittima di politici incapaci e corrotti che per decenni hanno fatto affari con la malavita, facendo proliferare ed emergere il lato oscuro che a un certo punto, inevitabilmente, ha preso il sopravvento.

Così scrive Gomorra, un libro che ha acceso i riflettori su un problema fin lì ignorato: la terra dei fuochi. Saviano va ringraziato ogni giorno per Gomorra, soprattutto perché probabilmente ha salvato molte vite generando più attenzione in tutti noi su quel tipo di pericolo. Il problema dello scrittore casertano è che i nostri elogi si fermano lì. Si, perché da quel momento in poi ha continuato a denunciare da lontano, non ha mai più vissuto la realtà napoletana. Dopo il libro non ha mai raccolto il vero stato d’animo della Città. Le sue battaglie sono andate avanti giudicando in base a conoscenze obsolete e confidenze che qualche pentito in cerca di gloria gli ha fatto dinanzi ad una telecamera.

Saviano e l’ossessione per Napoli, da dove nasce?

Nel frattempo la magistratura e le forze dell’ordine hanno fatto ciò che andava fatto 40 anni prima sul territorio alle pendici del Vesuvio: arresti, condanne e relativo azzeramento dei clan storici. Saviano invece è rimasto alla fine degli anni ’90, ai tempi dell’Università, quando si fermava a fare merenda nel cortile del convento di San Domenico per provare il brivido di consumare il suo pasto vicino al luogo di studio di Giordano Bruno. E chissà, forse a quei tempi sarà stato in balia di qualche bullo che gli avrà reso la vita impossibile, o che magari gli avrà rubato la fidanzata.

Altrimenti come si spiega tutta questa ‘attrazione’ per la malavita? Saviano nei giorni scorsi nel suo editoriale per ‘Il Corriere dell Sera’ è di fatto andato contro Alberto Angela reo, a suo dire, di “usare le bellezze di Napoli per delegittimare il male e dare la Città agli oppressori”. Ma Alberto Angela è un divulgatore televisivo che mostra luoghi, arte, bellezza e scienza. Non è un cronista. E comunque ha iniziato con una premessa la trasmissione che ha fatto arrabbiare Saviano: “Napoli è una città di luci e ombre (come tutte ndr), spesso le cronache tendono a concentrarsi sulle sue ombre, che non intendiamo ignorare, che vanno individuate e combattute. Ma Napoli non è solo ombre. Napoli è soprattutto luce”.

Saviano e l’ossessione per Napoli, che non ha mai vissuto

Un concetto molto semplice che Saviano non sembra in grado di comprendere. E un attacco che francamente sembra quantomeno inopportuno, per non dire incoerente, visto che anche lo scrittore casertano ha provato a raccontare la parte buona di Napoli in tv. Ma in quella occasione fece registrare un flop clamoroso. Contro il pensiero univoco di Saviano, inoltre, c’è un’intera corrente di pensiero che va dal cittadino al giornalista passando per artisti, intellettuali e politici (De Magistris contro Saviano). Sull’argomento si è espresso più volte De Luca, ad esempio. Il presidente della Regione Campania, sostiene che a Saviano conviene fare pubblicità alla camorra, definendo lo scrittore “camorrologo di professione, ormai milionario, che però continua a parlare di cose di cui non capisce niente” e che ”senza camorra sarebbe disoccupato“.

Insomma, se fossimo dei maligni malpensanti cominceremmo a credere che veramente a Saviano conviene che si di parli di Napoli più per le ombre che per le luci. Ma non lo pensiamo. Crediamo che Saviano sia realmente preso dalle buone intenzioni e che abbia davvero voglia di vedere Napoli ripulita dalle ombre. Come tutti noi, del resto. Ma per fare passi avanti in questo senso, bisogna vivere sul posto e fare le battaglie al fianco dei cittadini onesti che rappresentano la stragrande maggioranza (Come suggerisce don Aniello Manganiello). Cittadini che, partendo proprio dall’unico spicchio di Napoli che Saviano ha vissuto, il Centro Storico, sono riusciti a rilanciare il turismo sulla scia di quelle bellezze che oggi brillano più delle ombre. Con buona pace per Saviano…

Carmine Gallucci 

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