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Lapo: “Mia moglie? In Portogallo più famosa di me. A Napoli l’esperienza più forte della mia vita”

Lapo: “Mia moglie? In Portogallo più famosa di me. A Napoli l’esperienza più forte della mia vita”. Lapo sulla moglie, l’imprenditore parla del matrimonio con Joana Lemos, ex pilota di rally, con cui è sposato dallo scorso 7 ottobre, in una intervista a ‘Il Giornale’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Lei era arrivato alla sua età con un percorso netto. Molte compagne, ma nessuna moglie: questa volta che cosa è successo per convincerla al matrimonio?
«Di regole non ce ne sono: ho amici che si sono sposati giovanissimi e sono ancora insieme, altri si sono lasciati. Il matrimonio è costruire una famiglia con qualcuno che stimi, che rispetti e che ami. È difficilissimo anche solo provarci: trovare l’amore è una cosa, trovare qualcuno con cui costruire va ancora oltre. Di mia moglie ho detto che mi aiuta a diventare la versione migliore di me stesso e lo confermo. Ogni mattina sono orgoglioso di svegliarmi e vedere la donna che ho al mio fianco».

«Viviamo tra l’Estoril, dove c’è il circuito automobilistico, a pochi chilometri da Lisbona, e l’Algarve, nel sud del Paese. Per noi è più facile avere una vita normale là, piuttosto che in Italia, anche per questo non le voglio infliggere un trasferimento. Tra l’altro in Italia mia moglie è la signora Elkann, ma in Portogallo io sono il signor Lemos. È più famosa lei di me, io sono semplicemente il marito».

Lapo: “Mia moglie? In Portogallo sono il signor Lemos”

[…] «Nei giorni scorsi siamo andati a Crotone a conoscere una suora che è una santa: Suor Michela, premiata anche dal presidente della Repubblica, con la sua vice Suor Caterina. Hanno due associazioni, «Noemi» e «Piccoli passi». Si occupano delle donne vittime di violenza e dei loro bambini.

Per capire il contesto di una zona difficile come la Calabria abbiamo incontrato anche magistrati in prima linea su questo tema come i giudici minorili. Creeremo una casa protetta per sostenere chi ha bisogno, per un periodo lungo due anni. Abbiamo deciso di intervenire quando abbiamo visto che qualcuno ha sfondato i cancelli delle loro associazioni».

Perché ha scelto di aiutare i bambini? C’entra qualcosa il fatto che lei sembra avere un rapporto complicato con la sua infanzia? Una volta ha detto: sono stato un bambino fortunato ma mi sono anche sentito infelice.
«La verità è che l’esperienza più forte l’ho avuta durante una visita al carcere di Nisida, a Napoli. Lì ho incontrato un ragazzo killer della camorra che mi ha raccontato la sua storia. Gli ho chiesto: se ti aiutassi a cambiare vita, ci staresti? Proveresti a uscirne? E lui mi ha dato una risposta che mi ha gelato: guarda che se io esco fuori la mia “spettanza” di vita è al massimo di sei mesi.

Mi ricordo che rimasi così turbato che uscito dal carcere vomitai. E allora ho pensato che si può andare in Africa a fare del bene, ma si può anche iniziare da casa nostra. E i primi progetti che ho curato riguardavano Napoli e la Campania. Saranno almeno il 30% del totale di quelli che abbiamo avviato. Ora voglio allargare la presenza in altre Regioni. La Calabria, appunto, ma anche il Piemonte, a Torino. Qui vorremmo mettere la sede della Fondazione in una zona disagiata di case popolari e farne il nostro quartier generale. Per essere più presenti sul territorio».

Lapo: “Mia moglie? In Portogallo più famosa di me”

Torino la ricollega direttamente alle radici della sua famiglia…
«È un discorso complicato: vivo in Portogallo e quando vengo in Italia mi sposto tra Torino, Roma e Milano. Ma sono nato in America, ho fatto il liceo a Parigi, l’università a Londra. Una fortuna, indubbiamente, che però rende più difficile mantenere i rapporti con gli amici e tenere salde le radici. Anche se, ovunque vado, le sento italiane. Ci sono, certo, tanti luoghi che amo nel mondo. Adoro Israele, perché sono ebreo, amo il Portogallo perché mi ha accolto. Ma delle radici italiane sono orgogliosissimo».

E qui si torna a Torino…
«Sono torinese come mio nonno Gianni. Ma anche napoletano: mia nonna materna, una Caracciolo, me l’ha insegnato e non l’ho dimenticato».

Juventus e campionato.
«Non sono particolarmente addentro nelle cose juventine. Non conosco le problematiche interne e non ci voglio entrare. Sono coinvolto emotivamente come tifoso. E da tifoso dico che se lo scudetto non lo vince la Juve mi piacerebbe lo vincesse il Napoli. Ma tutto lascia pensare che se lo contenderanno Milan e Inter e l’Inter è più forte».

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