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Spettacolo

Francesco Scianna si racconta: “Stavo per mollare tutto poi quella chiamata. L’analisi mi ha aiutato”

Francesco Scianna si racconta: “Stavo per mollare tutto poi quella chiamata. L’analisi mi ha aiutato”. Francesco Scianna si racconta, l’attore palermitano (40 anni) ripercorre le tappe più significative della sua vita privata e professionale in una intervista a ‘Io Donna’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Il filo invisibile, con la sua famiglia arcobaleno, arriva dopo anni di fortunata carriera dove lei ha spaziato tra cinema d’autore, teatro, serie tv. Si sente legato a qualche lavoro in particolare?
“Sono stati tutti importanti per me, anche se il cambio di rotta è arrivato indubbiamente con Baarìa, il film del 2009 di Giuseppe Tornatore. Ma devo anche dire che non potrei essere chi sono se nel 2002 non mi avesse chiamato Cristina Comencini per Il più bel giorno della mia vita. Ero al primo anno dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico ma stavo mollando tutto, non mi sentivo a mio agio.

Un amico – poco prima di Pasqua – mi disse: resisti, finisci l’anno e poi decidi. Seguii il suo consiglio, e fu la scelta giusta. Subito dopo Pasqua il casting di Cristina Comencini venne da noi a cercare un ragazzo per il ruolo del figlio di Margherita Buy. Feci il provino, ottenni la parte. E scrissi sul mio diario: non posso non accogliere questo regalo che la vita mi fa”.

Una partenza da serie A.
“Senza dubbio. Bastava vedere come Virna Lisi leggesse il copione, era straordinaria”.

Francesco Scianna si racconta: “Ho cicatrici ma non le combatto più”

A quell’età aveva già deciso di fare l’attore, tanto da iscriversi in Accademia. Ma quando ha capito per la prima volta che quella sarebbe stata la sua strada?
“A 8 anni chiesi a mio padre: perché sono doppio? Sentivo di avere dentro un altro me, diverso. Quando sognavo, addirittura avevo quattro personalità distinte. Ovviamente non ne ero consapevole. Da adolescente, poi, non riuscivo a fare a patti con la mia emotività, ero timido, insicuro. Ho capito che il teatro poteva essere un canale per riunire le mie diverse anime”.

Quindi oggi come si definirebbe?
“Un timido estroverso, ma cambio a seconda delle circostanze, sono simpatico e antipatico, buono e cattivo. Più cresci, più impari ad accettarti con tutti i tuoi limiti”.

Il 25 marzo compirà 40 anni. Come si sta avvicinando a questa tappa?
“Sono molto grato alla vita. Ho avuto la mia dose di sofferenza che mi ha accompagnato in modo sano, permettendomi di sciogliere nodi dolorosi. Ormai ho imparato ad amare le mie cicatrici, sono mie alleate e non le combatto più. Guardo avanti, con fiducia”.

Come se le è procurate?
“Sono anche il risultato delle mie storie d’amore durate in media un anno. Solo una è arrivata a tre. Più lunghe, invece, sono le amicizie con le donne, alcune anche mie ex. Ora sono single ma chissà, marzo è lontano, magari per allora non lo sarò più”.

Francesco Scianna si racconta: “A 40 anni sono grato alla vita”

Sembra molto lucido, si conosce bene. A cosa si deve tanta consapevolezza?
“A un lungo percorso d’analisi. In passato è stato fondamentale, ora sto continuando e trovo soprattutto che sia bello. Noi attori quando lavoriamo mettiamo da parte noi stessi per diventare altre persone, entriamo e usciamo dai personaggi. Non è facile poi tornare “in noi”, colmare questo gap tra chi sei e chi devi essere per contratto, magari in un’altra epoca o in un’altra realtà. Io cerco ogni giorno di avere dei momenti miei, dove leggo o mangio o ascolto quello che mi va, solo con me stesso. Così riesco a star bene, e soprattutto a ritrovare il mio equilibrio”.

[…] Ormai sono passati due anni dall’inizio della pandemia. Tra restrizioni, stop sui set, attese, avrà avuto tempo di guardarsi dentro. Crede di aver scoperto qualcosa su di sé?
“Mi ritengo fortunato, la mia famiglia sta bene e io ho avuto tanti doni. Prima di tutto, ho smesso di fumare. Poi ho migliorato l’alimentazione, mi sono allenato, ho scritto delle cose. Grazie al fermo ho avuto più tempo e mi sono messo a coltivare i semi sul terrazzo. Ho imparato ad ascoltare la natura, che ti dice lei cosa fare, di cosa ha bisogno. Ora mi sento un altro uomo”.

Diceva che ha scritto delle cose. Per caso sono canzoni? So che lei è un musicista.
“Suono diversi strumenti, come la chitarra e il pianoforte, e al liceo facevo parte di tre band, ma mi esercito sui testi degli altri, mi limito a scrivere le musiche. Solo una volta ho scritto una canzone, avevo 15 anni. Ma non l’ho mai pubblicata”.

A chi era dedicata?
“A una ragazzina con la quale ero stato per qualche settimana, ci eravamo appena lasciati. Gliel’ho data, lei ce l’ha ancora. Chissà, magari un giorno la porterò a Sanremo”.

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