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Sabrina Ferilli: “Sanremo? Le mie scarpe col trucco per resistere alla serata. La mia canzone preferita Maledetta primavera”

Sabrina Ferilli: “Sanremo? Le mie scarpe col trucco per resistere alla serata. La mia canzone preferita Maledetta primavera”. Sabrina Ferilli su Sanremo, l’attrice co-conduttrice con Amadeus della finale del Festival, rivela trucchi e retroscena della sua serata all’Ariston in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Amadeus come l’ha invitata?
«Amadeus non lo conoscevo personalmente, ci eravamo incontrati casualmente in diverse situazioni e ci siamo sempre salutati con stima e affetto. Quando mi ha invitata sono stata contenta, trovo che per quanto ci sia la responsabilità di coprire una serata di tre o quattro ore, è sicuramente meno faticoso che stare sul palco dell’Ariston tutta la settimana, come dicevo prima».

Sabrina, è consapevole che non saranno solo tre o quattro ore? Le serate di Amadeus vanno avanti… a oltranza, ormai è una tradizione.
«So bene che non sono normali serate di un programma di intrattenimento ma che… so’ serate de Quaresima (ride)».

Sabrina Ferilli: “Sanremo? Le mie scarpe col trucco per resistere alla serata”

E come la mette con il sonno, la fame, i tacchi alti…
«Mi sono fatta fare delle scarpe con dei microtacchi di una semplicità incredibile. E per mangiare… beh, si può aspettare, in fondo è solo una serata, appunto».

Come ci si prepara all’impegno del Festival, sia pure per una sola serata?
«Mi metterò a disposizione delle canzoni, di quello che verrà. Poi un paio di momenti saranno studiati, certo, ma principalmente credo che convenga restare più sereni possibile: essendo dei professionisti, se si resta tranquilli e ci si prepara, può sempre succedere quel qualcosa di magico che cambia le situazioni e le rende uniche e un po’ speciali».

Sabrina, qual è la sua canzone del cuore della storia del Festival di Sanremo?
«“Maledetta primavera” di Loretta Goggi, al Festival del 1981. Per me quella è senza dubbio una delle canzoni più forti rimaste nella coscienza e nella memoria di tutti noi. O comunque nella mia…».

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