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Costantino della Gherardesca: “Pechino Express? Sky meglio della Rai per un aspetto. Vi svelo le novità”

Costantino della Gherardesca: “Pechino Express? Sky meglio della Rai per un aspetto. Vi svelo le novità”. Costantino della Gherardesca su Pechino Express, il conduttore parla della nuova stagione del suo programma che debutta su Sky dal prossimo 10 marzo in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Finalmente, dopo un anno di sosta, sei ripartito con “Pechino Express”.
«Finalmente si torna a viaggiare e così come sono entusiasta io, lo sono pure i nostri viaggiatori, i concorrenti, che forse più di me sentivano il bisogno di tornare alla spensieratezza».

Questo programma per te non ha più segreti.
«Del mio primo “Pechino Express” ricordo l’emozione, il senso di incertezza, la fatica e la libertà. Il senso del “wonder”: ufficialmente la parola che traduce è “meraviglia”. È la sensazione che si ha nello scoprire cose nuove, ciò che rende felici i concorrenti e che non si ha da conduttore».

Da cosa nasce precisamente il “wonder”?
«I concorrenti non hanno telefonini, non hanno contatti con la vita quotidiana a cui sono abituati e oltretutto devono superare prove molto difficili, che, paradossalmente, li rendono più felici».

La loro felicità è nella difficoltà?
«Un po’ come il cane quando lo porti a fare il percorsino dentro i tubi e le altalene. Se vengono dati scopi e mete, una montagna da scalare o un lago da attraversare a nuoto, e le persone si danno da fare per raggiungerli, superando i propri limiti fisici e psicologici, alla fine sono più felici».

Sono felici anche di mangiare ragni e insetti?
«Il ragno e l’insetto sono semplicemente una “missione” da compiere e per quanto abbiano paura e sembrino disperati i concorrenti vivono in un continuo stato di adrenalina che cambia la chimica del loro cervello».

Costantino della Gherardesca: “Pechino Express? Vi svelo le novità”

Lo dici avendolo sperimentato?
«Quando ho fatto “Pechino Express” da concorrente eravamo in India e dovevo lanciarmi in mezzo a 20 mila persone nel bel mezzo di un rito religioso. Un autore disse: “Costantino avrà un attacco di panico, dovremo portarlo via in ambulanza”. Invece ce la feci e fui felice. Ora se dovessi buttarmi tra le vie affollate del centro di Milano non ce la farei mai».

Come avete fatto a girare il mondo tra un’ondata e l’altra di Covid?
«Abbiamo fatto tutti i vaccini, avevamo tutte le mascherine necessarie, facevamo tutti i tamponi. Abbiamo adottato tutte le precauzioni in vigore nei posti visitati più quelle in uso in Italia».

I concorrenti erano tutti vaccinati contro il Covid?
«Certo! Bisogna pensare al rispetto verso le culture che incontriamo e la gente di cui siamo ospiti. Le persone del luogo già devono fare uno sforzo per accogliere in casa una coppia di concorrenti, ci manca solo che quelli arrivino e gli attacchino qualcosa. Non c’è stato alcun concorrente che durante “Pechino” si sia preso il Covid».

Il titolo dell’edizione è: “La rotta dei sultani”.
«L’idea era di partire da un posto selvaggio qual è la Turchia centrale e passare in Uzbekistan, con un cambio di temperatura atmosferico abbastanza provante per i viaggiatori che, non dimentichiamolo, stanno facendo una gara e devono vivere il Paese non come delle ricche signore americane. La Giordania è un Paese che amo moltissimo e diventerà una meta turistica richiestissima. Degli Emirati Arabi potrei parlare ore, hanno un’estetica economico-tecnica che ha segnato i tempi».

La rotta quando e come è stata decisa?
«Viviamo in una situazione in cui i posti dove viaggiare cambiano da un mese all’altro. La produzione Banijay Italia con Sky ha organizzato con grande flessibilità. La rotta inizialmente prevista è stata modificata a causa dei cambiamenti delle regole sulla pandemia».

Passare dalla Rai a Sky ha cambiato qualcosa nella produzione del format?
«Sky è stata molto professionale a capire che un programma di viaggi trae beneficio da un investimento nell’innovazione tecnologica. Ci sono più droni, modi diversi di ripresa e anche le prove sono ancora più spettacolari».

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