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Amanda Lear: “Droga? Mi ha salvato Dalì con una frase. Io prima vittima delle fake news e dei complottisti”

Amanda Lear: “Droga? Mi ha salvato Dalì con una frase. Io prima vittima delle fake news e dei complottisti”. Amanda Lear sulla droga e non solo, l’attrice parla abtutto tondo delle sue esperienze di vita vissute nell’ambito del lavoro nello Spettacolo in una intervista a ‘La Stampa’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] «Ero complessata. Non mi piacevano i miei denti. Ero magra, troppo alta».

Quando iniziò ad avere più fiducia in sé stessa?
«Il giorno in cui incontrai Catherine Harlé, direttrice di un’agenzia di modelle. Io ero andata a bere una cioccolata calda al Café de Flore. Abitavo lì, a Saint-Germain-des-Près. Non avevo un soldo, ero studentessa delle Belle Arti. Mi chiese se volessi fare la modella. Fui sorpresa. Le dissi che non ero bella come le mannequin che si vedevano sui giornali. Pensavo a Twiggy, Veruschka, donne pazzesche».

Cosa fece?
«Accettai e diventai una mannequin famosa. Nel documentario si vedono le mie sfilate, una davanti a Elisabeth Taylor. Così forse in Italia la smetteranno di dire che tutto questo non è vero o che ho inventato le mie relazioni con Salvador Dalì o David Bowie: tutte le palle che si raccontano da Barbara d’Urso. Lì ci sono i filmati dell’epoca. Ho autorizzato il progetto anche per mostrare ai francesi quello che ho fatto in Italia, in particolare un programma all’avanguardia come “Stryx”, sulla Rai, nel 1978. Io, Grace Jones e Patty Pravo eravamo le streghe sexy».

Amanda Lear: “Droga? Mi ha salvato Dalì con una frase”

Da giovane modella iniziò a sentirsi bella?
«Non mi sono mai sentita bella, neanche oggi. Quel mestiere mi consentì di viaggiare. Anche a New York, dove la notte uscivo con Andy Warhol e la sua banda, andavamo al Max’ s Kansas City. Lì conobbi Nico, che era la musa dei Velvet Underground. Mi propose di dormire a casa sua. Che persona interessante, ma era matta come un cavallo. Poi finì male, dimenticata. Si drogava, si è persa».

Dalla droga ci è passata pure lei?
«Come tutti. Allora, se non fumavi neanche una canna, ti guardavano male. Poi prendevamo le anfetamine. Fu Dalì che mi aiutò a uscirne. Io gli spiegavo che, quando ero drogata, sballavo, vedevo gli arcobaleni. E lui mi faceva notare che li avrei visti anche bevendo un bicchiere d’acqua minerale. Non era necessario. Bastava aprire gli occhi e capire la bellezza di un raggio di sole».

[…] come si poteva in quegli anni sospettare che lei fosse un uomo?
«È la stessa ragione per cui qualcuno continua a dire che la Terra è piatta. Io sono stata la prima vittima delle fake news e dei complottisti. Dicevano che quelle foto erano ritoccate. La gente sparlava di me pensando forse di distruggermi. E invece hanno contribuito alla mia fama. Ecco, do questo consiglio alle vittime delle fake news di oggi sui social: utilizzatele a vostro vantaggio».

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