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Spettacolo

Marina Occhionero: “Studio Battaglia? Mi ha seccato il ruolo. Io attrice perché un poi non sapevo cosa fare”

Marina Occhionero: “Studio Battaglia? Mi ha seccato il ruolo. Io attrice perché un poi non sapevo cosa fare”. Marina Occhionero su Studio Battaglia e non solo, l’attrice piemontese, 28 anni, si racconta parlando di vita privata e professionale in una intervista a ‘Vanity Fair’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

In una serie ambientata a Milano il suo personaggio è il meno milanese di tutti, non trova?
«Vero, perché associamo da sempre il milanese al lavoratore».

È un po’ come se Viola avesse rotto lo schema della sua famiglia che vedeva tutti intraprendere la carriera di avvocato.
«Viola non ha ancora scelto il suo lavoro, per ora fa la baby-sitter. Mi è piaciuto il fatto che sappia chi è, ma non cosa vorrebbe fare. Apparentemente è un personaggio un po’ caotico, ma nel suo caos si riconosce e riesce a trovare un ordine».

Lei si è mai chiesta chi fosse?
«Tutti i giorni, e ogni volta ho una risposta diversa».

L’ultima volta che se lo è chiesto chi si sentiva?
«Un’ora fa stavo sistemando le piante e mi sono sentita molto botanica, ma non penso che durerà per un’altra ora».

Da piccola, invece, cosa sentiva di voler diventare?
«Avvocato, come la mia famiglia».

E in Studio Battaglia le hanno fatto interpretare l’unica a non esserlo.
«Infatti mi è seccato, anche perché sono preparatissima sui casi legali: è tutta la vita che ce li ho in casa. Con gli studi avviati di famiglia fare l’avvocato mi sembrava la cosa più intelligente da fare…».

Marina Occhionero: “Studio Battaglia? Mi ha seccato non fare l’avvocato”

E invece ha fatto l’attrice.
«L’ho scelto un po’ all’ultimo, non sapevo cosa fare. Non era il mio sogno fare l’attrice, è stato un innamoramento lento ma molto intenso».

Quando le è venuto il pallino?
«Ho sempre frequentato teatro, ma non mi sono mai vista dentro. Quando ho avuto l’ultimatum di mia madre su cosa avrei dovuto fare, pur di non fare Giurisprudenza ho optato per la recitazione: mi sono messa a studiare senza sapere se mi piacesse o meno, ma poi è cambiato tutto».

Se le cose sono andate così e da bambina voleva addirittura fare l’avvocata, cosa è successo poi?
«Ancora non lo so. Appena vedo le cose troppo facili mi viene voglia di rivoltarle per capire come reagisco».

Era imprevedibile anche da ragazza?
«Sempre. A un certo punto, durante il liceo, sono andata un anno in Australia, nel posto più lontano possibile da dove mi trovavo».

[…] Ha paura delle critiche?
«No, ma una cosa che esce dal tuo diario non so come potrebbe suonare. Adoro il teatro perché è una cosa effimera, che scompare. Mi fanno paura, invece, le cose che rimangono, come un libro o un film: ho paura della permanenza. Mi rendo, però, conto del fascino dello scripta manent. Faccio solo ancora un po’ di fatica con il manent».

[…] Sogni ne ha?
«Scrivere qualcosa di mio, zampettare in questi mondi, tenerli insieme per scoprire cosa capita a mescolarli» (foto Marina Occhionero Instagram).

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