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Serena Dandini: “Io nobile decaduta, mio padre si è mangiato tutto. Mia figlia? Voglio rassicurare tutti i genitori”

Serena Dandini: “Io nobile decaduta, mio padre si è mangiato tutto. Mia figlia? Voglio rassicurare tutti i genitori”. Serena Dandini nobile decaduta, la conduttrice si racconta ripercorrendo le tappe più significative della sua vita privata e professionale in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Una fortuna iniziata però alla radio, non alla televisione…
«No, iniziata come facchino!».

Cioè?
«Non mi avevano affidato la conduzione di qualche trasmissione radiofonica, ma il compito di portare fisicamente, dall’archivio Rai allo studio dove si svolgeva il programma, i dischi da trasmettere, un bell’allenamento. Poi qualche conduttore ha cominciato a coinvolgermi, a farmi dire qualcosa al microfono e così via…».

Nata in una famiglia aristocratica, con padre avvocato e madre marchesa, da dove le è nata la passione per radio, televisione, teatro…
«Innanzitutto, sono discendente di una famiglia aristocratica sì, ma decaduta, e poi da adolescente mi vergognavo, con i miei compagni di scuola, del cognome e dello stemma nobiliare, in cui non mi riconoscevo e da cui non avevo alcun vantaggio. Per fortuna sono stata l’unica, rispetto a mio fratello e mia sorella, a frequentare le scuole pubbliche e di questo sarò sempre grata a mia madre, un genio, perché ha intuito che con me l’istituto privato non avrebbe funzionato. Sono stata la pecora nera, ma l’intuizione di mamma mi ha reso cittadina del mondo».

Serena Dandini: “Io nobile decaduta, ero la pecora nera della famiglia”

Rispetto a una famiglia proletaria, lei cosa ha avuto di più o di meno?
«Ho avuto di più la consapevolezza della decadenza, anche economica: non c’è niente di definitivo, tutto può cambiare all’improvviso, dalle stelle alle stalle, come si suol dire. Si può nascere in un posto al sole e conoscere poi il lato oscuro. Mio padre si era mangiato tutto, era rimasto solo lo stemma, che non so neanche bene cosa rappresenti: da lui non ho ereditato palazzi e gioielli, ma senso dell’umorismo e questo mi ha aiutato ad affrontare la vita, a dover contare solo sul mio impegno. Ho sempre temuto di finire in tailleur con la collana di perle».

Una contestatrice?
«Una ribelle sin da quando, minorenne, andavo al Piper di nascosto: il tempio della beat generation, un mito. All’epoca il locale aveva un’apertura anche pomeridiana e, con un paio di amichette, uscite di casa con qualche bugia, ci accorciavamo le gonne, ci passavamo un rossetto sulle labbra per apparire più grandi e ci presentavamo all’ingresso, dove c’era un tipo severissimo: decideva se farti entrare oppure no».

I suoi genitori non se ne sono mai accorti?
«Mia madre sì, e ne fu terrorizzata: il Piper era luogo di perdizione. Una volta le proposi di venirci con me e, con mio grande stupore, accettò la proposta. Lei, con il suo tailleur e il filo di perle, fu scioccata dall’ambiente, dai ragazzi che si baciavano in pubblico, dall’alto volume della musica… Avrebbe voluto mantenere il suo aplomb e invece, seguendomi sulla pista da ballo per controllarmi, si perse una scarpa. Il mio intento era quello di rassicurarla, invece ottenni l’effetto contrario».

Serena Dandini: “Io nobile decaduta, mio padre si è mangiato tutto”

Lei ha sempre puntato sull’effetto contrario, a cominciare dal suo primo grande successo, «La tv delle ragazze».
«Più di trent’anni fa, abbiamo portato sul piccolo schermo il nostro “triunvirago”, ovvero l’energia dell’universo femminile, l’indignazione nei confronti del fatto che l’umorismo fosse terreno solo maschile e che le donne, per far ridere, dovevano necessariamente essere bruttine, quindi la loro comicità scaturiva dai difetti fisici. Abbiamo combattuto contro gli stereotipi. Per noi un faro era stata Monica Vitti, affascinante e buffa al tempo stesso. E poi Franca Valeri, ironica geniale. Le cose sono un po’ cambiate, ma non è sufficiente. Un consiglio alle ragazze di oggi: state attente, non vi distraete, basta poco per tornare indietro rispetto a certe conquiste, non solo artistiche».

[…] Lei ha una figlia, Adele Tulli. È stata una brava madre?
«A causa del mio lavoro, credo di essere stata una madre ingombrante, Adele è stata giustamente molto critica nei miei confronti e ha voluto fare il suo percorso indipendentemente da me. Ora ha 39 anni, fa la documentarista, è più colta, più preparata di me e siamo al giro di boa: è il momento della riconquista, abbiamo un rapporto meraviglioso. Voglio consolare, rassicurare tutte le mamme delle ventenni di oggi: la razza migliora».

E lei, col passare degli anni, con l’età che avanza, migliora?
«In questo mondo di forever young, non è facile invecchiare. La vulgata dice che gli uomini, quando invecchiano, diventano interessanti, mentre le donne sono come al solito penalizzate. Mi piace però ricordare una frase del film Harry ti presento Sally dove, riguardo alla procreazione in età avanzata, lei dice a lui: per voi uomini è diverso, Charlie Chaplin ha avuto figli fino a 73 anni. E lui le risponde: sì, ma non riusciva a tenerli in braccio!».

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