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Made in Sud, Clementino e Boccia: “Noi fieri delle origini. Ci completiamo per due aspetti”

Made in Sud, Clementino e Boccia: “Noi fieri delle origini. Ci completiamo per due aspetti”. Made in Sud, Clementino e Boccia, al timone della nuova edizione del format Rai, parlano dell’oro prima esperienza da conduttori in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Come è andato l’incontro?
Lorella:«Mi sono informata prima. “Ma com’è questo Clementino?” ho chiesto a tutti, e la risposta è stata: “È matto come un cavallo”. Sono arrivata preparata. Di lui come professionista direi solo cose che tutti sanno e conoscono, posso solo aggiungere che si è creato subito un bel rapporto. Io sono adrenalinica e piena di entusiasmo, ma lui è peggio di me: forse ci vorrà qualcuno che ogni tanto plachi tanta energia anche se in questo periodo ce n’è un grande bisogno».
Clementino: «È vero che sono un cavallo pazzo ed è vero pure che abbiamo bisogno di leggerezza, prima c’è stato il Covid e ora la guerra. Lorella è una grande professionista, artisticamente conoscevo la ballerina e il personaggio di spettacolo, umanamente l’ho conosciuta ora».

Oltre all’energia, cosa avete in comune?
Lorella: «Io sono stonata come una campana, anche se mi piacerebbe tantissimo essere brava e intonata, magari costringerò lui a ballare».
Clementino: «Non ti preoccupare, per fare il rap bisogna rappare, non cantare. Ripeti: “Cos cos cos cos cos o’ frat cos?”».
Lorella: «“Cos cos cos cos cos o’ frat cos?”».
Clementino: «Vedi? Ci completiamo, io faccio il rap e lei non sa cantare, io non so ballare e lei balla. Anche se non ho la classe di un ballerino, lei mi può insegnare dei passi».

Made in Sud, Clementino e Boccia: “Noi fieri delle origini”

Sulla comicità siete ferrati o arrivate qui per apprendere?
Lorella: «In realtà il mondo della comicità è molto complesso: i comici fanno un lavoro particolare, soprattutto di questi tempi. Noi due non siamo comici, non siamo certo lì per fare il loro mestiere. Siamo accanto a loro per divertirci e per mettere allegria».
Clementino: «Io sono “casinista” più che comico: anche se ho un passato da animatore preferisco affidarmi alla spontaneità. Non sono mai stato un cabarettista, faccio ridere perché sono spontaneo, sono le mie reazioni che suscitano allegria. Io sono un “freestyler” (improvvisatore, ndr) nella musica e anche nella vita».

[…] La persona che vi mette più allegria?
Lorella: «Mia figlia, Luce Althea, quando apre gli occhi, a volte anche troppo presto, ahimè (ride). E quando lei ride, anche io rido, lei continua a ridere e andiamo avanti così».
Clementino: «Ci sono alcuni amici, qualcuno della famiglia, zio Salvatore, ma quando sono depresso guardo i miei vecchi sketch o i videoclip dove facevo Cleminem (la parodia di Eminem, ndr) e altri personaggi. O mi guardo allo specchio. Non è egocentrismo, ma un cercare il mio lato comico. Nei miei pezzi ho scritto dei versi che potrebbero sembrare comici: “Ma sta metropolitan a vint’ ann scavat’/ ma a stat’ facenn/ o a stat’ cercann?” (“Ma questa metropolitana la scavate da vent’anni, ma la state facendo o la state cercando”, ndr). In realtà qui picchio terribilmente, da rapper bisogna essere provocatori, raccontare il disagio della società».

Alla fine essere “Made in Sud” dà vantaggi o svantaggi?
Clementino: «Nella musica rap il Sud mi ha dato una grossa mano: lo slang napoletano è come l’americano, non avendo le ultime lettere le parole sono tutte tronche (aiuta la ritmica, ndr). Del resto Napoli e New York sono sullo stesso parallelo, il 41°. Lo svantaggio è che per farmi conoscere sono dovuto passare prima da Milano: quando fai rap lì, dopo meno di un mese lo sa tutta Italia».
Lorella: «Io sono fiera di essere torrese, come si chiamano gli abitanti di Torre Annunziata. Quando ho iniziato a fare i primi provini mi chiedevano: “Da dove vieni? Da Napoli?” e poi aggiungevano: “Le napoletane hanno una marcia in più”. Se poi fosse vero toccava a loro dirlo, io intanto sono qua».

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