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Bruno Voglino: “Berlusconi? Capii subito che la sua tv avrebbe rincretinito gli italiani. Su Bongiorno e Baudo…”

Bruno Voglino: “Berlusconi? Capii subito che la sua tv avrebbe rincretinito gli italiani. Su Bongiorno e Baudo…”. Bruno Voglino su Berlusconi e non solo, uno dei maggiori scopritori di talenti della storia della televisione italiana si racconta a tutto tondo in una intervista a ‘Il Venerdì’ de ‘La Repubblica’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Che Rai era quella in cui entrò per concorso nei primi anni 60?
«Con tutti i suoi difetti era un luogo d’eccellenza. C’erano intellettuali veri, attenti alla società, non chiusi in una torre d’avorio. Pieni di slancio pedagogico verso un Paese tutto da ricostruire, anche dal punto di vista culturale. I democristiani colsero al volo l’occasione, la sinistra era come spesso in ritardo».

Lei però era di sinistra.
«Sì, ma sa come si diceva: tocca assumere un democristiano, un socialista e uno bravo. Si vede che io ero uno di quelli, anche se non sono mai stato considerato affidabile da nessun partito. Per fortuna».

A proposito di ego, chi l’aveva più smisurato, Pippo Baudo o Mike Bongiorno?
«Domanda tremenda! Pippo è sempre stato più intelligente dei suoi programmi. Resta un figlio della tv pedagogica: deve spiegare tutto, anche che il martedì viene dopo il lunedì, nel caso qualcuno del pubblico non lo sappia».

E Mike?
«Grande professionista, disciplinatissimo ma, come dire, un po’ più limitato. Molto rispettoso delle competenze. Ripeteva sempre: “Se lo dici tu che hai studiato…”».

È vero che ha fatto di tutto per portarla alla tv di Berlusconi?
«Ne era innamorato. Mi tempestava di telefonate, mi prometteva mari e monti. Alla fine l’ho incontrato, il Cavaliere. Molto simpatico. Ma ho capito subito che il suo modello di tv avrebbe rincretinito gli italiani. Ho declinato cortesemente: “Guardi, non fa per me”».

Bruno Voglino: “Berlusconi? Capii subito che la sua tv avrebbe rincretinito gli italiani”

L’avvento del Cavaliere fu un duro colpo per voi della tv pubblica…
«Negli anni Ottanta aprì una sede in viale Mazzini, proprio di fronte al mio ufficio. Io pensavo: da qui con una carabina potrei farlo fuori, ma non ce l’ho e non la saprei usare, mi serve un killer, e dove lo trovo? (ride). Però le prime tv di Berlusconi erano vivaci, spericolate, e costrinsero la Rai a svecchiarsi, a togliersi i paramenti sacri. La nostra Rai 3 fu un frutto di quella stagione».

Da lì viene anche Fabio Fazio.
«Il primo provino lo fece come imitatore, a 17 anni, ma si capiva che c’era qualcosa di più. Di lui apprezzo la capacità di stare a suo agio con tutti, dal giovane comico fino al Papa».

[…] C’è un suo ex collega di cui si parla molto, Carlo Freccero.
«È incredibile: prima il no ai vaccini, ora il negazionismo sulla guerra, farebbe di tutto pur di apparire. Da tempo voglio fondare un Comitato nazionale di liberazione di Freccero da se stesso».

Molti talenti di oggi nascono sul web. Lei gli dà un’occhiata?
«Non molto, mi capita di andare a ravanare, ma trovo molta improvvisazione, molta voglia di esibirsi e poca di sperimentare. Qualcosa di interessante c’è: uno come Lundini viene da quel mondo, magari metà delle cose che fa non fanno ridere, ma si vede che dietro c’è una ricerca».

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