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Kasia Smutniak, il marito: “Sul set di Ligabue l’ho fatto arrabbiare. Le sono grato soprattutto per un aspetto”

Kasia Smutniak, il marito: “Sul set di Ligabue l’ho fatto arrabbiare. Le sono grato soprattutto per un aspetto”. Kasia Smutniak, il marito Domenico Procacci, produttore cinematografico fondatore della Fandango, si racconta tra privato e carriera in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Chi è stato il più bravo produttore italiano?
«Franco Cristaldi. Era unico e sapeva di esserlo, ho avuto la fortuna di lavorarci, una scuola. Puoi seguire il gusto del pubblico oppure, come lui, cercare di proporre, in maniera vantaggiosa, una tua idea di cinema, di racconto».

Con «L’ultimo bacio» di Muccino arrivarono anche i grandi incassi.
«Vero. Ma con Gabriele prima ci fu Ecco fatto che era un gran film, divertentissimo, che quando uscì in sala non vide nessuno. Non ho pensato di chiudere, lui era un talento talmente evidente. Qualità e pubblico per me non sono un ossimoro. Gomorra di Matteo Garrone è uno di quei casi in cui lavori molto sulla qualità senza preoccuparti degli eventuali ostacoli. E fu un successo. Non condivido l’idea, prevalente da un certo momento in poi, che il valore di un film debba coincidere con il suo risultato economico. Provo a raggiungere pubblico più vasto possibile senza rinunciare alla qualità».

Con Garrone come con Paolo Sorrentino avete fatto un pezzo di strada.
«Matteo aveva prodotto i suoi primi film da solo, poi ne abbiamo fatti quattro insieme, quindi è andato avanti da solo. Ha un talento straordinario. Come Paolo. Ci siamo incontrati dopo che aveva già fatto un film bellissimo, L’uomo in più, per Le conseguenze dell’amore e poi L’amico di famiglia anche con Nicola Giuliano e Francesca Cima, i suoi produttori storici».

Kasia Smutniak, il marito: “Sul set di Ligabue l’ho fatto arrabbiare”

Le è dispiaciuto perderli?
«Sì, molto».

Professionalmente o umanamente?
«Entrambe le cose, forse addirittura più umanamente. È importante fare percorsi insieme».

[…] Ha fama di essere difficile, invece?
«Invece è difficile. Lui può scegliere di lavorare con chi vuole, sono felice che sia con noi. Con persone così impari molto».

[…] È vero che con «Diaz» di Daniele Vicari Fandango ha rischiato la bancarotta?
«Andava fatto grande, con Daniele non avevamo dubbi. Sapevo di imbarcarmi in un’operazione impegnativa e costosa e che avrei dovuto finanziarlo io. Pensavo di potermelo permettere ma non era così. Ma per fortuna l’abbiamo fatto. Ne vado molto fiero perché ha dato un contributo a capire cosa è stata Genova 2001. Fandango nasce nel 1989, in 30 anni abbondanti ci sono tanti momenti di montagne russe. Alti e bassi. Ci abbiamo fatto il callo».

Tra quelli alti l’acquisizione dei diritti de «L’amica geniale» per la serie, fortunatissima.
«Buona parte del merito va a Laura Paolucci, una delle mie socie. Una felice intuizione. Erano già usciti due libri, abbiamo letto il terzo in bozza e opzionato diritti per i quattro libri, non era ancora scoppiata la Ferrante Fever».

Chi è secondo lei Elena Ferrante?
«In un mondo in cui si cerca di apparire il più possibile se c’è qualcuno che pur avendo un talento e un successo indiscutibile preferisce viverlo nell’anonimato, ha tutta la mia ammirazione. Ha forte personalità, una identità precisa se pur anonima».

Kasia Smutniak, il marito: “Le sono grato soprattutto per un aspetto”

Lei e sua moglie Kasia Smutniak siete la coppia più bella del cinema italiano.
«E molto riservata. Posso dire che Kasia è arrivata nella mia vita poco prima che il mio disordine esistenziale diventasse patetico. Le sono grato per questo».

Kasia ha detto che sul lavoro le mette soggezione.
«È stato all’epoca di Made in Italy di Ligabue. Si scontravano due richieste opposte. Da un lato quella di Luciano, che già da Radiofreccia aveva messo la mia presenza durante le riprese come precondizione. Dall’altra quella di Kasia che preferiva non ci fossi. L’ho risolta allontanandomi un po’. Era una scena in campagna, mi ha visto dietro un cespuglio con le cuffie davanti al monitor. Ho fatto figure migliori, diciamo».

Ha lavorato anche con Ferzan Özpetek.
«Un bel successo come Mine vaganti. È una delle persone più divertenti con cui lavorare. Spero ricapiti, ha eletto Kasia a sua musa, magari risuccederà, ci spero».

Che padre è per vostro figlio Leone?
«Ho letto che Guido Brera vieta i videogiochi ai figli, sono ammiratissimo, non sono capace. Non penso di essere un buon educatore. Kasia ha più capacità di me. L’unico momento in cui esprimo il polso del genitore è costringendo Leone a giocare a tennis, gli ho detto che fino a 12 anni gli tocca. Ne ha 7».

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