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Luisa Ranieri: “Sud? Qua lo Stato fatica ad essere presente. Mafie anche a Nord ma c’è una differenza”

Luisa Ranieri: “Sud? Qua lo Stato fatica ad essere presente. Mafie anche a Nord ma c’è una differenza”. Luisa Ranieri il Sud è la questione meridionale, l’attrice napoletana, 48 anni, parla delle prospettive e del suo legame con la sua terra in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Il Sud subisce ogni anno un consistente drenaggio di capitale umano. Tantissimi giovani meridionali, si calcola il 23%, scelgono il Nord e disertano le università del Sud. C’è chi dà la colpa agli atenei meridionali, chi più rassegnato sostiene che nel Meridione resteranno solo gli anziani. Dove sta la ragione?
«Sono andata via dalla mia Napoli a 20 anni. Prima a Milano, poi a Parigi e alla fine mi sono fermata a Roma. Affascinata dal teatro non ho finito gli studi di giurisprudenza che avevo iniziato e non ho più ripreso, ma credo che alcune nostre università costituiscano delle eccellenze e penso sicuramente alla Federico II di Napoli. Sono anche convinta che i giovani meridionali che affollano gli atenei della Lombardia, dell’Emilia e del Piemonte lo facciano non perché al Sud non ci siano le competenze e la didattica sia scadente, lo fanno perché le famiglie e loro stessi sanno benissimo che studiando al Nord c’è uno sbocco più immediato. Molta più possibilità di trovare lavoro subito».

[…] Una delle grandi sorprese del Sud è la bassa demografia. Non ci sono quasi più differenze con il Nord. Come è potuto succedere?
«È vero, è qualcosa di incredibile. Prima a Napoli il numero minimo era di tre figli per nucleo. Adesso conosco tante famiglie con un figlio o addirittura zero. Credo che pesi sui mancati genitori un’eccessiva preoccupazione sul futuro e poi si è sviluppato anche un certo egoismo, quasi che i figli togliessero gusto alla vita. Costringessero a troppe rinunce. Non so dire tra i due sentimenti quale prevalga ma la rinuncia grande, quella ai figli, è legata anche a un modello che ci è stato inculcato. Esisti se hai e se possiedi, se performi. Non ti puoi fermare».

Luisa Ranieri: “Sud? Qua lo Stato fatica ad essere presente”

[…] Fuori dalle grandi città come Bari e Napoli cosa vede? La stessa ricchezza di umori, le medesime passioni o più disincanto, nostalgia, fatalismo?
«Posso parlare della Calabria dove ho avuto modo di girare. Ho visto una condizione diversa da Napoli e dalla Puglia, un territorio abbandonato a sé stesso. Sulla Sila mi è capitato di vedere una frana recintata e lasciata marcire così da 20 anni. La sensazione è che lo Stato fatichi ad essere presente ovunque nel Sud.

E anche per questo amo il personaggio di Lolita, lei è lo Stato. È intransigente, conosce le contraddizioni del Sud e non se le nasconde. È figlia di un contrabbandiere di sigarette, dialogando con sua madre che aveva una piccola attività in nero la mette sull’attenti sostenendo che le regole devono valere per tutti. Ed è importante che Lolita per farsi rispettare non si sia dovuta travestire. È lo Stato ma è anche donna-donna, non deve rinunciare a niente per essere autorevole con i suoi colleghi, con i superiori o con le persone che vengono coinvolte nelle indagini».

Luisa Ranieri: “Sud? Mafie anche a Nord ma c’è una differenza”

Lo Stato però spesso deve retrocedere davanti alla forza della criminalità organizzata anche perché si trova davanti al consenso che i fuorilegge trovano nella popolazione.
«Non voglio dare lezioni o tirar fuori analisi originali sulla criminalità, dico solo che la dobbiamo allontanare dalle giovani generazioni. Dobbiamo offrire ai giovani del Sud formazione e occupazione per togliere spazio alla mafia e alla ‘ndrangheta. Poi la criminalità sappiamo che esiste anche al Nord, ci sono fior di inchieste giudiziarie che lo attestano, non è una prerogativa del Sud. Ma da noi spesso riesce a catturare l’appoggio popolare perché sembra supplire all’assenza dello Stato, si insinua nelle contraddizioni di chi non ha lavoro o fatica a chiudere il mese. Si offre come sostegno».

In questa legislatura è stato istituito un sussidio che si chiama reddito di cittadinanza rivolto in particolare a dare risposte alla povertà nel Sud. C’è una discussione ancora ampia sulla sua efficacia e sul senso stesso di una misura forzatamente assistenziale, lei cosa ne pensa?
«Onestamente credo che sotto i colpi della pandemia aver avuto a disposizione uno strumento come il reddito di cittadinanza sia stata per molte famiglie in difficoltà un’ancora di salvezza, ma è chiaro che non può durare in eterno. Nel breve termine sì, ma poi ci deve essere una prospettiva di lavoro. E a quanto capisco questa seconda gamba, come la chiamano, non ha funzionato, non ha portato le persone in difficoltà a trovare un’occupazione dignitosa. Ho letto che il presidente del Consiglio Draghi ha parlato di rilanciare i porti, mi pare una giusta prospettiva».

[…] Come sta affrontando il Sud i temi della diversità? Crede che ci sia ancora discriminazione sessuale?
«Direi proprio che non è più accentuata che altrove. Anzi, a Napoli la figura del femminiello sia nell’arte sia nella vita di tutti i giorni è stata sempre presente e accettata. Almeno tra il popolo, tra i borghesi non so».

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