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Maria Chiara Giannetta: “Telegatto? Avrà un nome portafortuna. Blanca la serie che mi è costata di più”

Maria Chiara Giannetta: “Telegatto? Avrà un nome portafortuna. Blanca la serie che mi è costata di più”. Maria Chiara Giannetta sul Telegatto e non solo, Da Blanca a Don Matteo e Sanremo, l’attrice foggiana, 30 anni, racconta il suo momento d’oro in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] sistema il Telegatto accanto a lei: non lo molla un istante.
«Ora bisogna dargli un nome».

Provi a sceglierne uno…
«Vediamo… potrebbe essere “Ventiventidue”: il biennio che mi ha portato così fortuna».

[…] Cosa significa per lei aver ricevuto il Telegatto?
«Una sorta di punto e a capo. Il mio percorso è cominciato tanto tempo fa, quando a 19 anni ho lasciato Foggia e mi sono trasferita a Roma per studiare al Centro Sperimentale. Ci sono state le conferme di “Don Matteo”, di “Buongiorno, mamma!”, di “Blanca”, del Festival di Sanremo, ma il cerchio non si chiude qui, questo premio è un girare pagina. Ora comincia un nuovo capitolo».

Quale tra queste cose le è costata di più e dunque le ha dato più soddisfazione?
«Blanca. Mi è costata di più da un punto di vista di sacrificio della mia vita. Nei sette mesi di riprese è esistita solo Blanca, è stata totalizzante».

Più di Anna in “Don Matteo”?
«Sì. Le riprese di “Don Matteo” durano circa nove mesi, ma lasciano più respiro, diciamo così. In “Blanca”, essendo la protagonista, giravo tutti i giorni in tutte le scene. E poi il coinvolgimento fisico ed emotivo era più tosto da sostenere».

[…] Amadeus ha spiegato di averla scelta per Sanremo proprio dopo averla vista in “Blanca”.
«Per me il Festival è stata una esperienza unica, ha presente una bambina al parco giochi? Io e Maurizio (Lastrico, ndr) avevamo preparato il nostro sketch provandolo e riprovandolo nelle pause pranzo sul set di “Don Matteo” davanti a Nino Frassica, Flavio Insinna e Francesco Scali: dalle loro reazioni capivamo se una battuta funzionava oppure no».

Che cosa le è rimasto di quell’esperienza?
«Gli occhi e lo sguardo felice di Amadeus nel vedere gli artisti esibirsi. E quello che ho imparato da lui standogli accanto: non farmi prendere dall’ansia, mantenere i tempi. Amadeus era sempre divertito, padrone di tutta la macchina. E poi la soddisfazione di aver indossato, inconsapevolmente, per oltre quattro ore delle scarpe con tacco 13».

[…] Come le è cambiata la vita in questo biennio?
«Ma mica tanto, sa? La vita cambia se la testa cambia, ma la mia è sempre uguale. Certo, ora i fan mi riconoscono per strada… che poi come faranno? Nella vita sono così diversa dai personaggi che interpreto! È un mio obiettivo: scelgo di interpretare tutto tranne me stessa. Prenda la Maria Chiara di Sanremo: se fossi stata me stessa, sul palco dell’Ariston sarei andata in jeans e scarpe da ginnastica!».

Maria Chiara Giannetta: “Telegatto? Avrà un nome portafortuna”

Ha appena compiuto 30 anni.
«Sì. Tutte le mie amiche sono del 1992: non la finiamo più di festeggiare. Ci diamo abbracci e pacche sulle spalle domandandoci: chissà cosa cambierà? Ma forse non cambia niente. Continuerò ancora almeno per qualche altro mese a dire che la mia età ha il 2 davanti. Sappiatelo (ride)!».

Buoni propositi per i 30 anni?
«Vorrei fare un film per il cinema».

E nella vita?
«Vorrei andare a vivere due mesi a Parigi per migliorare il mio francese e per vivermi la città, che amo tanto. E poi “Blanca” è stata acquistata dalla tv francese e andrà in onda anche lì!».

Quando era bambina si immaginava così a 30 anni?
«Direi di no. Sono sempre stata una persona con i piedi per terra, anche da bambina, e ho sempre sognato poco. La mia idea è: vuoi fare una cosa? Ti impegni e la fai. Se hai un obiettivo, lo raggiungi procedendo passo dopo passo».

E il suo obiettivo era fare l’attrice?
«Sì, ma sono sempre andata per gradi. È partito come un hobby, poi sono entrata a far parte della compagnia del Teatro dei Limoni a Foggia e mi occupavo di tutto: spettacoli per bambini, lezioni, biglietteria. Lavoravo fino a 15 ore al giorno. E mi piaceva più che studiare all’università (facevo Lettere ma ho lasciato dopo il secondo anno). Così ho provato a entrare al Centro Sperimentale, mi hanno preso e a 19 anni mi sono trasferita a Roma, dove ero totalmente concentrata sullo studio».

È secchiona?
«Come no? Studio, vado a letto presto, sono molto disciplinata».

Vivere da sola così giovane in una nuova città le è pesato?
«Al contrario: venendo da una famiglia in cui eravamo in sei (siamo tre sorelle e un fratello), ero felice di avere i miei spazi. Piccoli, ma solo miei».

C’è qualcosa che le fa paura?
«Il mare profondo. Ho imparato a nuotare tardi e mi fa paura nuotare dove non riesco a vedere il fondo. È un timore che grazie a Blanca ho in parte superato perché lei ha un rapporto bellissimo con l’acqua».

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