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Televisione

Caterina Balivo: “Scintilla per la Tv è scattata grazie a uno spot. Una cosa ancora non ho imparato a idee”

Caterina Balivo: “Scintilla per la Tv è scattata grazie a uno spot. Una cosa ancora non ho imparato a idee”. Caterina Balivo e la scintilla per la Tv, la conduttrice campana, 42 anni, rivela qual è stato il momento preciso in cui ha deciso di fare televisione, tra le altre cose, in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Quando nasce in lei l’idea di fare tv?
«Era un obiettivo già a 15 anni. Vidi uno spot per partecipare a Bellissima. Mia nonna, che mi diceva sempre “sei bellissima”, era mancata da poco. Non le avevo mai creduto, non mi sentivo affatto bella. Davanti allo spot, pensai: se aveva ragione, mi prenderanno. Sotto casa ad Aversa, c’era un fotografo di matrimoni, mi presento con le 50 mila lire che nonno mi aveva regalato a Pasqua e con un doppiopetto accollatissimo. Chiedo solo primi piani in bianco e nero. Il fotografo mi fa: mi pagherai solo se ti prendono».

E la presero?
«Non spedii mai le foto: temevo di restare delusa da nonna. Chi sa se, mandandola, forse si sarebbero inteneriti, avrebbero detto: guarda questa che manda foto tutta coperta… Poi, siccome se mi metto in testa una cosa devo farla, decisi che avrei tentato Miss Italia, ma solo dopo la Maturità».

Arrivò terza e diventò valletta di «Scommettiamo», per poi condurre tanti programmi. Fra gli altri, «Unomattina», «Casa Raiuno», «Pomeriggio sul 2», «Festa Italiana», «Detto Fatto», «Vieni da me»…
«Gli ultimi tre che ha detto li ho creati da zero. Sono partiti in sordina, ho faticato, li ho fatti decollare fino a grandi ascolti: sono stati la mia più bella gratificazione».

Caterina Balivo: “Scintilla per la Tv è scattata grazie a uno spot”

Festa italiana, però gliela tolsero al top dell’audience, retrocedendola su Raidue. Pare che il direttore non avesse gradito un’intervista in cui parlava di lui.
«La carriera di un conduttore è come quella di un calciatore: non sempre il risultato corrisponde alla sua performance».

Lei stessa si è autoaccusata di non saper contare fino a dieci prima di parlare.
«Ancora non ho imparato a farlo. Dico sempre quello che penso. Sono migliorata solo sui social: le mie gaffes risalgono a quando non c’era ancora la percezione che quello che scrivevi poteva essere strumentalizzato».

Dovette rinunciare al ruolo di madrina del Gay Pride per una vecchia battuta («Ricky Martin è bono anche se è gay») e dovette cancellare un post su Diletta Leotta in cui osservava che, per invocare la privacy, era troppo poco vestita.
«Oggi ho capito che, quando hai l’impulso di scrivere, piuttosto, è meglio non scrivere. Mi fa impressione che mio figlio Guido Alberto sia proprio come me. A mio marito dico: spiegaglielo tu che deve contare fino a 20, io non sono credibile».

Suo marito Guido Maria Brera, uomo di finanza, ora è diventato anche scrittore di successo ed è pure lui sulle copertine, che effetto le fa?
«La trovo una conseguenza naturale di quello che ho sempre vissuto a casa, dove è stato da subito il mio opinion leader. L’ho conosciuto che mi parlava di Diavoli, che sarebbe diventato il suo primo romanzo e poi una serie Sky».

Avete due figli, di 10 anni e 5 anni. Lei è d’accordo sulla teoria di suo marito per cui i figli devono studiare massimo un’ora al giorno e poi stare all’aperto?
«Su questa storia non voglio perdere un minuto. Lui ha ricevuto migliaia di insulti; Costanza, la più piccola dei due figli del suo primo matrimonio, ha fatto un post per dire “basta, sono sua figlia, sono le 22.30 e sto ancora studiando”. Guido ha ragione sul fatto che, oggi, i ragazzi devono avere senso pratico, essere organizzati e laurearsi in fretta. Ma Guido Alberto fa le elementari, gli danno pochissimi compiti e io me ne lamento. Di mio, ho ricordi di studio matto e disperato: al Classico, nella mia classe, siamo partiti in 30 e arrivati alla maturità in 16».

[…] Su Tv8, conduce «Chi vuole sposare mia mamma?» e, dal 28 luglio, condurrà «Help» su Raidue. Perché non solo Rai e perché di nuovo start up?
«Voglio fare cose nuove che mi stimolino. Su Tv8, mamme separate si rimettono in discussione e il figlio può anche decidere per loro. Mentre Help parte dal presupposto che ogni giorno prendiamo trentamila decisioni, magari chiedendo consiglio a un amico, mentre qui i consigli arrivano da sconosciuti. Sono due progetti molto diversi, ma entrambi con un aspetto psicologico che mi piace da matti. Io vivo di emozioni, i programmi devo sentirli».

Fino a quando vuole fare tv?
«Semplice: fino a quando mi diverto».

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