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Swamy Rotolo: “Napoli prima meta appena avrò la patente. A Chiara? È stato un po’ traumatico”

Swamy Rotolo: “Napoli prima meta appena avrò la patente. A Chiara? È stato un po’ traumatico”. Swamy Rotolo su Napoli e non solo, l’attrice 18enne di Gioia Tauro, vincitrice del David come protagonista per A Chiara, si racconta in una intervista a ‘Io Donna’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] Da Gioia Tauro alla Capitale è un bel salto.
“Eh, certo,a Roma non sarà come da noi in Calabria, che posteggi dappertutto… Quanti cinema ci sono da voi? Uno, dove con le mie amiche cerchiamo di andare il più spesso possibile. È l’unico in tutta la piana di Gioia Tauro, serve dieci paesi. Una sala storica, in crisi come tutti i cinema del mondo: nel mio piccolo, cerco di dare un contributo”.

Carpignano è più di un mentore: un fratello, lo definisce.
“L’ho conosciuto a nove anni, tramite mia zia: ero andata a fare un provino per il suo secondo film, A Ciambra. Jonas sa tutto di me. Quando mi ha proposto il ruolo di protagonista in A Chiara io inizialmente non me la sentivo, però lui sa come prendermi: mi ha convinta. Grazie a Jonas ho scoperto un talento”.

[…] Com’è stato recitare la famiglia con la sua famiglia, Swamy?
“Strano. Io e papà siamo partiti svogliati, appassionandoci giorno dopo giorno. Ci sono dialoghi molto intimi tra padre e figlia: la scena più difficile è stata quella del confronto con lui latitante, quando lo cerco per farmi dare spiegazioni e mi passa la sigaretta, un gesto da pari a pari. Grazie al film siamo cambiati singolarmente e come famiglia, e questa cosa ce la porteremo dietro per sempre”.

[…] Qual è la paura più feroce?
“Di non essere brava come tutti mi dicono, o di non esserlo abbastanza. Penso che molto sia merito di Jonas, che mi ha insegnato che la vita non è una cosa banale e che la gratitudine non è mai scontata”.

Swamy Rotolo: “Napoli prima meta appena avrò la patente”

Chi le ha dato il consiglio migliore, fin qui?
“Papà: rimani come sei. Me lo ripete quasi tutti i giorni!”.

E il complimento più bello da chi le è arrivato?
“Da Toni Servillo. Ai David c’è stato un incontro dopo la premiazione, tipo da maestro ad allieva. Mi ha preso le guance tra le mani: tu sei brava, mi ha detto. E mi ha riempita di baci”.

Ma insomma, dopo il David come migliore attrice la vita è cambiata o è sempre la stessa?
“Inizialmente è stato un po’ traumatico: di colpo a Gioia Tauro tutti si sono accorti di me! I giornalisti sono venuti a scuola a intervistare le prof, il paese ha fatto sentire il suo supporto. Poi è tornato tutto come prima. C’è una frase che Chiara dice nel film, nel momento in cui taglia la sua linea d’ombra: “Da adesso in poi quello che faccio lo decido io””.

[…] Il 14 agosto, quando compirà 18 anni, la otterrà. La prima cosa che ha in mente di fare?
“La patente, non vedo l’ora. Muoio dalla voglia di andare dove mi pare, senza meta. Con le mie cinque storiche amiche abbiamo fatto un patto sin da bambine: la prima che prende la patente porta tutte le altre a Napoli per una passeggiata, una pizza e un caffè”.

Votare è un diritto/dovere che le piacerà esercitare?
“Sono tanto curiosa della politica, che da fuori mi sembra un mondo proprio strano. Come giovane d’oggi saprò scegliere chi votare in modo consapevole: in fondo il futuro siamo noi. Io sono ottimista. Spero in una maggiore tutela dei diritti della comunità Lgbt e che il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia prima o poi riprenda il suo cammino”.

[…] Perché un film minuscolo ma potente come A Chiara ha spaccato, Swamy?
“Perché lei è arrivata al pubblico e ai giurati dell’Accademia del cinema come un raggio laser? Non sono io, è il messaggio: noi gente del Sud non siamo come ci categorizzano. A Gioia Tauro non ho visto una sparatoria o un atto criminale in 17 anni. Non viviamo svogliati, chiusi in casa a fare niente: io vivo la vita che vivono tutti tra la scuola, gli amici, la palestra. All’estero hanno fame di Italia e di conoscenza: non sapevano nulla della realtà calabrese e il film di Jonas, finalmente, l’ha esportata nel mondo”.

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