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Lino Guanciale: “Sopravvissuti? Da europeista convinto, non potevo che apprezzare un aspetto”

Lino Guanciale: “Sopravvissuti? Da europeista convinto, non potevo che apprezzare un aspetto”. Lino Guanciale su Sopravvissuti e non loso, l’attore abruzzese, 43 anni, parla dei suoi nuovi impegni in vista della prossima stagione televisiva in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] dal 3 ottobre la vedremo protagonista di “Sopravvissuti” su Rai1. Come mai questa è una serie così speciale?
«Per tanti motivi. È stata ideata da un gruppo di giovani sceneggiatori italiani, ed è una coproduzione che vede la Rai capofila di una alleanza con altre grandi reti pubbliche europee: quella tedesca e quella francese. E io, da europeista convinto, non potevo che apprezzare questo aspetto. Il risultato è competitivo con progetti simili per genere (mystery, thriller psicologico) che si trovano sulle piattaforme. Abbiamo recitato in italiano, francese, inglese e in parte in tedesco e spagnolo. Il racconto è così forte che se si entra poi è difficile uscirne».

Lei interpreta Luca Giuliani, il comandante di una barca a vela di ultima generazione. Quando recita utilizza termini marinareschi: li conosceva già?
«Io in barca a vela c’ero stato pochissimo in vita mia e per riuscire ad andare oltre il paradigmatico “cazzi quella gomena, Fantozzi!” che tutti ricordiamo, ho dovuto studiare. Ho lavorato con tre skipper che mi hanno aiutato ad acquisire padronanza della gestualità sulla barca per rendere plausibile il modo in cui il mio personaggio si muove a bordo, manovra le sartie (cavi, ndr) e tutta la macchina».

[…] Lei è nato ad Avezzano (AQ), che non è una città di mare. Qual è il suo rapporto con il mare?
«Da “montanaro”, sono sempre stato curioso del mare e questo mi ha aiutato ad avere l’approccio giusto da neofita. E poi ho avuto una grande fortuna: non soffrire il mal di mare, questo ha semplificato non di poco il lavoro. Abbiamo ricostruito in studio le sequenze del naufragio e quella barca che si muoveva su se stessa su una piattaforma che la faceva basculare, si agitava al punto che il mal di mare avrebbe potuto darlo, senz’altro».

Sa nuotare?
«Sì. Negli Anni 80 si diceva: lo sport più completo è il nuoto. E i miei a 6 anni mi hanno mandato in piscina. Per la serie tv ho dovuto invece prendere delle lezioni di apnea perché ci sono anche delle sequenze sott’acqua. Insomma ho imparato un sacco di cose che spero non mi servano perché mi auguro di non trovarmi mai in mezzo alla tempesta perfetta!».

Lino Guanciale: “Sopravvissuti? È capitato anche a me”

Il suo personaggio viene ritrovato dopo un anno alla deriva. È una sorta di Robinson Crusoe dei giorni nostri: tra i suoi colleghi con chi preferirebbe naufragare su un’isola deserta?
«Se mi trovassi, tra gli altri, con Vincenzo Ferrera, Fausto Sciarappa, Alessio Vassallo il divertimento sarebbe assicurato. A un certo punto litigheremmo per chi deve andare a caccia e a pesca per “portare la pagnotta a casa”. Ferrera e Sciarappa sarebbero come i pensionati che commentano i lavori dei cantieri: si fa così o cosà. Mentre Vassallo farebbe… il guastafeste (ride)».

[…] Quando nella sua vita si è sentito un sopravvissuto?
«Il primo giorno di ritorno sul set dopo il lockdown severo del 2020. Quando nel giugno del 2020 siamo tornati a girare “L’allieva”, e poi “Ricciardi”, ho pensato che stavamo cercando di sopravvivere in qualche modo e mi sono sentito molto fortunato».

E la mattina dopo le notti in bianco da neo papà del piccolo Pietro?
«E ci siamo ancora dentro! La mattina io e mia moglie scopriamo che resistiamo alla carenza di sonno come non avremmo mai creduto. Ma siamo felici. Perfino di avere dormito poco…».

I protagonisti di “Sopravvissuti” hanno un segreto che li lega: qual è il suo segreto che è arrivato il momento di svelare?
«In questo momento della mia vita per la prima volta non ho bisogno di certe scaramanzie per lavorare. Per carità, come tutti gli attori continuo a essere superstizioso, ma con “Ricciardi”, con “Noi”, e con “Sopravvissuti” certe fissazioni stanno lasciando il passo a un modo di lavorare più maturo».

Nella prossima stagione tv la vedremo nei panni di un naufrago (“Sopravvissuti”), di un commissario che vede i fantasmi (“Ricciardi”) e di un commissario che è lui stesso un fantasma (“La porta rossa”)… Quand’è che tornerà a farci sorridere un po’?
«Spero presto. Per ora questi sono i personaggi che ho trovato più sfidanti e che, è vero, hanno corde diverse da quelle brillanti con le quali il pubblico mi ha conosciuto. Ci sono però altre cose belle, che sto cercando di concretizzare in questo periodo».

Stanno andando in onda le repliche di “La dama velata”, una serie in costume del 2015.
«Quanto tempo è passato da Guido Fossà, il mio primo protagonista in un ruolo drammatico!».

Sette anni. Durante i quali la sua vita è cambiata radicalmente.
«Tutto quello che è venuto negli anni successivi in qualche modo è partito da lì. È stato bellissimo lavorare con Miriam Leone, lì si è cementata la mia amicizia con Andrea Bosca e con Carmine Elia, il regista di “La porta rossa”, di “Il sistema”, di “Sopravvissuti”».

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