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Il Volo: “Le Volovers ci provano. A Santo Domingo lite per un finestrino. Scioglimento? Abbiamo una consapevolezza”

Il Volo: “Le Volovers ci provano. A Santo Domingo lite per un finestrino. Scioglimento? Abbiamo una consapevolezza”. Il Volo sulle Volovers è non solo, il trio di tenori, formato da Piero Barone (29), Ignazio Boschetto (28) e Gianluca Ginoble (27), si racconta in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Sul cellulare avete una raffica di selfie con Lady Gaga.
Piero: «Eccoli, vede? Sarà successo cinque anni fa, nelle cucine di un hotel di Washington».

E come ci siete finiti in cucina?
Piero: «C’era un evento benefico con la comunità italo-americana. Fuori la gente stava impazzendo, per stare tranquilli ci siamo nascosti lì dentro insieme a lei. Io e Gianluca, perché Ignazio come al solito dormiva. Lady Gaga è stata simpaticissima».

Il Volo: “Scioglimento? Mai, abbiamo una consapevolezza”

E siete molto, molto amici di…
Piero: «Del grande Placido Domingo, appena incontrato a New York. Con Laura Pausini ci teniamo sempre in contatto».
Ignazio: «E di Sharon Stone. L’abbiamo conosciuta a Montecarlo, ci si sente di continuo».

E un giorno del 2012, dal parrucchiere a Canyon Drive, Los Angeles…
Piero: «Eravamo in tour con Barbra Streisand. Mentre mi aggiustavano i capelli, facevo conversazione con una bellissima signora accanto a me. “Sa, domani cantiamo all’Hollywood Bowl”. “Complimenti, siete bravissimi”. La parrucchiera si chinò a sussurrarmi nell’orecchio: “Sai chi è, vero? L’hai riconosciuta? E’ Priscilla Presley!”. Ricambiai subito i complimenti. E la invitammo al concerto. Da quel momento, ogni volta che può, Priscilla viene a sentirci, è nata una grandissima amicizia».

Vi piace Elvis?
Piero: «Ma che domande: sììì».

Veloce autoritratto di voi da bambini.
Piero: «Molto vivace, troppo buono, odiavo il solfeggio ma ora ringrazio quelle lezioni. Assordavo mio fratello che cercava di studiare».
Ignazio: «Cantavo facendo finta che il pomello della tenda fosse un microfono».
Gianluca: «A 10 anni mi ponevo già dei quesiti esistenziali. Chi sono? Perché sono nato? Che senso avrà la mia vita? A quest’ultimo ho trovato risposta: il senso gliel’ ha dato la musica».

Il Volo “Abbiamo legato subito “

Tre adolescenti che dall’oggi al domani si ritrovano in America, sotto contratto con la Universal Music. Pensa se vi foste stati antipatici.
Piero: «Io e Ignazio abbiamo legato subito, tra siciliani. Poi con Gianluca, è venuto naturale».
Gianluca: «Tutto è stato molto veloce, non ce ne siamo nemmeno resi tanto conto. Sull’aereo per Miami guardavo fuori dal finestrino e non potevo crederci, euforia totale».
Ignazio: «Il giorno dopo mi sono fatto portare da Mel’s Diner per la colazione all’americana».
Piero: «Vivevo due vite parallele. Lì i party con Beyoncé e Quincy Jones. Tornato in Italia, non raccontavo niente a nessuno, per paura di passare per matto, ma avevo il terrore che finisse».

[…] Le Volovers, ossia le vostre più scatenate ammiratrici, fino a che punto di follia sono arrivate?
Gianluca: «C’è che si tatua sulla pelle i nostri nomi e cognomi. Chi ci segue in ogni tappa del tour in giro per il mondo. E chi ci aspetta ore sotto casa».
Piero: «Un giorno, in palestra a Phoenix, stavo correndo sul tapis roulant. Accanto a me c’era una ragazza che si allenava. Le sette e mezza del mattino, ero ancora assonnato. Ad un tratto metto a fuoco una scritta sulla sua caviglia. “Somiglia proprio al mio autografo”. Lo era».

Ci provano?
Ignazio: «Avoglia…».

Chi dei tre rimorchia di più?
Gianluca: «Non possiamo mica dirlo noi».

Vi bussano alla porta in hotel?
Ignazio: «Io se non conosco non apro. E poi ho fatto voto di castità» (ride).

Liti tra voi ne abbiamo collezionate?
Gianluca: «Nei momenti di stress capita. Ma abbiamo imparato a controllarci, prima succedeva più spesso».
Piero: «A Santo Domingo, eravamo in auto, io non mi sentivo bene, ero sudato. “Gianluca, dai, chiudi quel finestrino, mi arriva addosso lo spiffero”. E lui niente, un minuto dopo lo riabbassava, lo avrei ammazzato”».
Gianluca: «Si ma fuori c’erano 40 gradi e non avevamo l’aria condizionata».
Ignazio: «Mangio sempre per ultimo, spesso questi due non mi lasciano niente, manco il riso. Sono magri, ma divorano qualunque cosa».

Il Volo: “Le Volovers ci provano”

[…] Il peggior difetto degli altri due.
Gianluca: «Piero è troppo razionale, Ignazio troppo istintivo. Entrambi permalosi».
Ignazio: «Io? Non è vero! Gianluca è troppo perfezionista, Piero testardo».
Piero: «Gianluca è prolisso, quando si fissa su qualcosa non smette di parlare finché non ti ha convinto, il giorno dopo ho il terrore di incontrarlo a colazione e che ricominci. Ignazio invece si tiene tutto dentro e all’ultimo scoppia e ti butta le cose in faccia. Sarebbe meglio che parlasse chiaro da subito. E poi è ritardatario, dimentica gli appuntamenti, si addormenta».
Ignazio: «No, sei tu un gran rompiscatole».

Incidenti di percorso sul palco?
Gianluca: «Ignazio è caduto e pure io, inciampando in una sedia pieghevole».
Ignazio: «Mi è capitato di uscire in scena con in mano il cellulare invece del microfono».
Piero: «A Budapest, dodicesimo brano l’Ave Maria, inizio a cantare ma non mi esce la voce. Ignazio mi guarda storto. Credeva che scherzassi. Avevo preso un colpo di freddo per colpa di una grossa ventola che sparava aria gelata. Abbiamo dovuto interrompere per una ventina di minuti, il tempo di prendere del Bentelan».

Né rapper né trapper. Chi vi critica dice che fate «musica da vecchi».
Gianluca: «Giusto rispettare ogni parere, le critiche fanno bene. Noi però andiamo avanti a fare ciò che più ci piace, che rende felici noi e milioni di persone».
Piero: «Prima i commenti negativi ci innervosivano, erano duri da digerire, adesso ci fanno bene. Però c’è una sottile differenza tra critica e offesa».

Paura che uno dei tre decida di staccarsi e proseguire la carriera da solo?
Gianluca: «Non siamo una classica band con un frontman. Ma tre cantanti, tre leader».
Piero: «Sappiamo bene che la nostra forza è il gruppo. La gente vuole sentire tutti e tre insieme. E anche se, durante i concerti, ognuno ha il proprio spazio, lo sappiamo anche noi che uniti siamo un’altra cosa».

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