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Spettacolo

Pinguini Tattici Nucleari: “Fake News? Qualcuno ha creduto a quello che hanno scritto in estate ma abbiamo fatto una promessa”

Pinguini Tattici Nucleari: “Fake News? Qualcuno ha creduto a quello che hanno scritto in estate ma abbiamo fatto una promessa”. Pinguini Tattici Nucleari su Fake News e non solo, il cantante del gruppo bergamasco, Riccardo Zanotti, parla anche del nuovo disco in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Riccardo, di preciso in che orbita state volando? […] Ti parlo così perché il vostro successo oggi è spaziale.
«Sì, ma i nostri piedi sono ben piantati sulla Terra. La cosa più spaziale che mi è successa negli ultimi giorni è stata far scongelare una pizza tirata fuori dal banco freezer. Mi sono intrattenuto tra gli scaffali dei surgelati con alcuni fan che mi hanno trovato lì per caso. La pizza alla fine l’ho comprata lo stesso, ma era immangiabile».

[…] Avete intitolato il vostro ultimo disco “Fake news”. Vuol dire “bufale”, “bugie a mezzo stampa o social”. Ti chiedo, prima di continuare o meno la chiacchierata, se ritieni che qui si diano notizie false.
«Su Sorrisi? Impossibile! Per esempio voi non avete scritto che volevamo sciogliere la band come si diceva questa estate. Eppure qualcuno leggendo qualche “sitaccio” ci ha anche creduto».

Dietro un pettegolezzo o una provocatoria bugia ci può essere un fondo di verità?
«A volte. Il problema è che le bugie in genere sono meno noiose e la sincerità spesso può far molto più male di una balla. Per quello tutti ci “coccoliamo” con le falsità. Per quanto ci riguarda, abbiamo fatto una promessa al pubblico: non ci sciogliamo, siamo qui».

Siete navigati, avete cinque album all’attivo, ma in molti vi percepiscono ancora come esordienti. Perché?
«Perché facciamo di tutto per sentirci e comportarci come se fossimo nati ieri. Da fan, vedo alcuni artisti smettere di essere interessanti proprio quando perdono l’energia degli esordi, quel senso di spericolatezza e innocenza che si percepisce solo nei grandi che sono rimasti grandi».

Pinguini Tattici Nucleari: “Fake News? Qualcuno ha creduto a quello che hanno scritto in estate…”

A proposito di spericolatezza, nell’ultimo disco c’è un brano dedicato allo “stage diving”, il momento in cui ci si butta tra la folla in un concerto. Mi racconti quando l’hai fatto per la prima volta?
«Eravamo al Covo Club di Bologna nel 2017. Avevamo davanti 300 persone e ci sentivamo emozionati come se fossero 30 mila. Quella sera uscire dal locale dopo il concerto sarebbe stato impossibile, così mi sono buttato tra la folla chiedendo di portarmi all’uscita».

E com’è andata?
«Mi hanno tenuto in alto. Dopo pochi secondi si è buttato sul pubblico tutto il resto della band».

Vedi che sei un po’ spericolato come un astronauta? Eppure cantate nei brani di non sentirvi “alla moda”, anche se siete in cima alle classifiche e sulla bocca di tutti.
«Sono cresciuto con il mito dell’antieroe. Quando in tv vedo il modo di fare adorabilmente sgradevole del Dr. House o leggo dello spirito tormentato di Dylan Dog, mi rispecchio nella loro attitudine, perché è il contrario di quella dei supereroi. Loro non fanno “i fighi”, non sono di certo vestiti all’ultima moda, ma sono amatissimi. Ecco, sono unici e nazional-popolari: è il traguardo al quale cerchiamo di ambire».

Quanto siete ambiziosi?
«Tanto, ma la competizione è con noi stessi. La mia ragazza corre tanto e mi racconta che il suo obiettivo è fare sempre lo stesso percorso in meno tempo senza mai guardare gli altri. Ecco: noi facciamo lo stesso. Non stiamo con il paraocchi… ma quasi. Insomma, facciamo il nostro senza perdere tempo a vedere chi corre più forte di noi».

Sei molto saggio per avere 28 anni.
«Credo sia perché gli anni dell’università li ho passati a Londra in una scuola di musica piena di gente diversa da me. Spesso mi sono ritrovato in sala prove a fianco di una ragazza che suonava il koto giapponese, un altro il bouzouki greco e un’altra ancora il tabla indiano. Nel frattempo facevo il barista: credo che a livello umano sia uno dei mestieri più formativi al mondo».

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