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Harrison Ford: “Sui nativi americani verità manipolata. Puglia? Deve essere in un luogo davvero splendido”

Harrison Ford: “Sui nativi americani verità manipolata. Puglia? Deve essere in un luogo davvero splendido”. Harrison Ford sui nativi americani e non solo, l’attore statunitense, 80 anni, è protagonista della serie tv western “1923”. Ne parla in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

“1923”, così come “1883” e “Yellowstone”, è incentrato sulle vicende della famiglia Dutton. Ma le tre serie sono soprattutto il racconto della storia degli Stati Uniti…
«Senza dubbio. All’interno di questo universo narrativo si parla di immigrati, come i pastori che arrivavano dall’Europa, di cowboy e poi ci sono le tematiche relative ai popoli indigeni. In “1923”, così come è stato fatto in precedenza, cerchiamo di restituire un racconto veritiero. Certi stereotipi tipici della classica mitologia del Far West americano sono stati spesso scelti selettivamente e manipolati per dare una visione più positiva della Storia rispetto a quanto non sia accaduto in realtà».

La sua famiglia ha qualcosa in comune con i Dutton?
«Sì, certamente: anche la mia è una famiglia di immigrati. Mio padre era di origine irlandese, mia madre invece era russa. E anche loro, come i Dutton, hanno dovuto subire tante pressioni».

Lei ha interpretato personaggi che hanno fatto la storia del cinema, da Indiana Jones ad Han Solo di “Star Wars”. Ora presta il volto a Jacob Dutton, all’apparenza un cowboy tutto d’un pezzo.
«Lo è. Jacob è un uomo che si trova di fronte a quelle che dal nostro punto di vista sembrano scelte morali, ma lui non ritiene di avere scelte a disposizione. Si sente costretto a comportarsi in un certo modo duro e severo, perché non vede vere alternative. Si tratta di un personaggio decisamente complicato».

Harrison Ford: “Sui nativi americani verità manipolata”

[…] i cowboy sono una figura così simbolica per la Storia del suo Paese.
«Sono delle icone, questo è chiaro. Però oggi il nostro compito è ricostruire la Storia “vera” di quegli anni. Ricordiamoci che stiamo parlando di una terra che apparteneva ai popoli indigeni, che furono letteralmente cacciati. In “1923” includiamo anche la loro versione degli eventi, non solo quella dei cowboy».

Insomma, in parte avete voluto sfatare i luoghi comuni?
«Abbiamo creato una visione d’insieme più articolata, che tiene conto di aspetti diversi. È un qualcosa di molto ambizioso».

Partecipare a un’intera serie da protagonista dopo oltre 50 anni di carriera è un po’ una sfida?
«Più che una sfida, ritengo che sia un’opportunità. Taylor Sheridan, l’autore di “Yellowstone” e “1923”, e la sua squadra hanno un grandissimo talento e realizzano prodotti di notevole qualità. Per fortuna lavorare, che sia girare un film o una serie, mi diverte ancora molto».

Com’è stato recitare accanto a Helen Mirren, che ormai è un’italiana di adozione visto che ha una casa in Puglia?
«Helen me lo ha raccontato: la sua casa deve essere in un luogo davvero splendido da come me lo ha descritto! Avevamo già lavorato insieme facendo marito e moglie (in “Mosquito coast” del 1986, ndr). È un vero piacere stare sul set con lei e per gli spettatori trovo che sia interessante vedere una storia d’amore tra due persone che hanno la nostra età».

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