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Stefano Righi: “Righeira? Il successo è stato devastante. Con Michael non parlo più”

Stefano Righi: “Righeira? Il successo è stato devastante. Con Michael non parlo più”. Stefano Righi sui Righeira, il cantante che insieme a Stefano Rota formava il duo parla dell’ascesa e del declino vissuti in pochi anni in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Eravate al liceo insieme…
«Sono finito in classe con lui alla mia prima bocciatura e abbiamo legato istantaneamente, siamo diventati immediatamente sodali. La musica è stato il collante».

A scuola chi andava peggio?
«Tutti e due. Siamo stati anche bocciati insieme. O meglio, Michael si ritirò due volte dalla quarta liceo. Cambiò e andò alle magistrali nel tentativo di essere ammesso direttamente all’ultimo anno ma avvenne l’imponderabile e in pratica fu retrocesso in terza liceo: credo sia l’unico al mondo a cui è capitata una cosa genere».

Come si arriva da Righi a Righeira?
«Ero in prima liceo, non conoscevo ancora Michael. Avevamo un prof sessantottino che ci faceva giocare solo a calcio e per divertimento ci cambiavamo i cognomi alla brasiliana. Come primo nome invece avevo cercato qualcosa di assonante con Hamilton Bohannon, una delle figure chiave della disco music, un mio idolo. Johnson Righeira nella mia testa doveva essere un oriundo, le prime biografie recitavano che ero stato rapito dagli alieni e poi ero ricomparso misteriosamente anni dopo; sognavo palme, avevo in testa un immaginario tropicale ma anche tecnologico».

[…] «Vamos a la playa», anno 1983…Un successo travolgente, ma voi nel frattempo eravate a fare il servizio militare.
«Infatti è un successo che non ci siamo goduti. Anzi è stato psicologicamente devastante perché eravamo primi in classifica ma dovevamo stare in caserma. Io usavo le licenze per andare a fare le prime ospitate in tv. A metà estate con il pezzo in testa alla hit sbroccai e mi feci mandare alla neuro per prendere la classica convalescenza da crisi depressiva. Li identifico una sliding door della mia vita perché all’inizio mi rispedirono in caserma; nel corridoio però fermai lo psicologo civile: gli chiesi se conosceva Vamos a la playa e gli dissi che avevo bisogno di 20 giorni per preparare la finale del Festivalbar. Arrivò un capitano che mi fece un gran pippone sul fatto che il militare era una cosa seria. Però mi diede i 20 giorni. E ho capito che qualcosa era cambiato».

Stefano Righi: “Righeira? Il successo è stato devastante”

«L’estate sta finendo» (1985) fu pubblicata prima dell’estate, un controsenso…
«Infatti la casa discografica era preoccupata, temevano che la gente potesse prendere male questa incongruenza, ma un pezzo estivo non poteva uscire a settembre! Andò bene perché poi abbiamo vinto il Festivalbar».

Come ha vissuto questo schiaffo improvviso di popolarità?
«Con estrema incoscienza: sono passato dal non avere una lira a poter prendere aerei e taxi senza pensarci, potevo scegliere gli alberghi più belli, vivevo nei residence. Ho buttato via un sacco di soldi».

Quanto ha sperperato?
«Non ne ho la minima idea, anche perché non so neanche quello che ho guadagnato»

Tre anni fantastici e poi?
«Sanremo 1986 è stato brutalmente il nostro canto del cigno, arrivammo tra gli ultimi. Lì ci trovammo spiazzati, non eravamo abituati. Ci eravamo creati la fama di quelli che sfornavano tormentoni, da noi si aspettavano quello, ma eravamo dei performer e dei situazionisti più che dei musicisti. Avevamo idee deliranti e una pressione addosso non facile da gestire. Siamo entrati in un vortice negativo che via via ci ha fatto mollare il colpo».

Dal boom alla normalità, come l’ha vissuta?
«Con la stessa incoscienza e serenità. Non sono mai stato con le mani in mano, poi è arrivato il revival anni 80 e con quello la consapevolezza di aver segnato un periodo storico della musica pop italiana».

[…] Gli anni Novanta sono segnati da separazioni e reunion. La chiusura definitiva dei Righeira è del 2016.
«Con Stefano c’è stato un progressivo allontanamento culminato in una lite che ha sancito la separazione. Ho continuato a fare serate da solo e da tempo non ci sentiamo più».

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